Nata a Costantinopoli, la storia di Elena domani all’Auditorium Tarentum

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La storia di Elena Xenopùlu in una drammatizzazione teatrale con l’attrice Valentina Rota che in scena ripercorre le vicende della giovinezza della protagonista. L’opera teatrale è a cura del regista Alfredo Traversa per TdF eventi, su testo raccolto da Daniela Rotondo insieme con la stessa Elena per un’idea di Giancarlo Antonucci, presidente dell’associazione culturale Dopolavoro Filellenico di Taranto. Appartenente alla comunità ellenica della grande città turca, Elena (in greco Elèni) come tanti altri greci prima e dopo di lei fu costretta, a metà degli anni ’60 del secolo scorso, quando aveva poco più di vent’anni, ad abbandonare la sua terra e la famiglia ed emigrare in Germania alla ricerca di un lavoro e di un’indipendenza sociale ed economica, invece che dover finire per sposare un turco ed abbracciare l’islamismo come sarebbe stato il suo destino.
La famiglia partì per la Grecia e lei in pochi giorni decise di cambiare vita, un’esistenza che fino ad allora era stata agiata e benestante, abbandonando tutto e conservando solo i ricordi dei giorni della giovinezza.
Elena sarà in teatro a Taranto per incontrare gli spettatori. Il lavoro si avvale del patrocinio dell’Ambasciata di Grecia a Roma e la colonna sonora – un’opera in otto movimenti – è stata scritta dal celebre musicista compositore Sakis Tsilikis, mentre la canzone Elena della Polis, con i versi di Spiros A. Metaxas, socio onorario del Dopolavoro Filellenico, musicata dallo stesso Tsilikis è cantata dalla splendida voce di Vasia Zilu, interprete di grande talento capace di emozionare e commuovere. I tre artisti hanno regalato lo splendido prodotto del loro lavoro a questo progetto, mettendosi a completa disposizione generosamente e gratuitamente e abbracciando con passione la storia di Elena. Anche tutta l’opera prestata dai soci del Dopolavoro Filellenico rientra in attività di volontariato gratuito.
L’ opera dal titolo ‘Nata a Costantinopoli’ andrà in scena venerdì 15 aprile 2016 alle ore 21,15 all’Auditorium Tarentum. Sulla scena, accanto a Valentina Rota, anche Giuseppe Calamunci, Carmelo Lorizio, Clara Magazzino, scene di Ciro Lupo.
I Greci continuano ancora oggi a chiamare nostalgicamente Costantinopoli o “la Città”, per antonomasia, l’antica colonia di Bisanzio che si affaccia sul Bosforo, l’odierna turca Istanbul. Costantinopoli, la Polis, detta anche la Roma d’Oriente, fu capitale dell’Impero romano fino alla sua caduta il 29 maggio 1453.
In Oriente si ebbe sempre la percezione di una continuità fra Impero Romano e Bizantino, tanto che i greci bizantini si definivano “romei” invece che elleni, e la grecità era detta “romiosìni”. Gli stessi turchi chiamano “rum” la minoranza greca della Polis. Nel 1921 i greci che abitavano in Turchia erano circa 2 milioni e mezzo; nel 1923 con lo scambio forzato di popolazione più di 2 milioni di essi furono costretti a trasferirsi in Grecia. I circa 500 mila greci che nel 1921 vivevano a Istanbul si ridussero a 200mila e nel 1942 con la forte tassa sui capitali che colpì greci e armeni calarono a 100mila. Nel 1955 circolò la notizia che una bomba fosse esplosa a Salonicco presso la casa natale di Mustafà Kemal Atatürk, considerato il padre della Turchia moderna, e che fossero responsabili i greci.
L’allora presidente dittatore Adnan Menderès ordinò di dare una lezione ai rum di Istanbul. I turchi presero la mano e la lezione diventò un vero pogrom, una notte dei cristalli, con violenze, spoliazioni e uccisioni che costrinsero all’emigrazione un’altra consistente parte dei pochi greci rimasti. Ancora nel 1964 la recrudescenza della crisi di Cipro colpisce di nuovo la comunità greca costantinopolita.
La nostra Eléni decise di partire per la Germania a seguito di quest’ultimo repulisti. Oggi non sono più di 10mila i greci che continuano a vivere in Turchia. A Istanbul ne sono rimasti tra i 2mila e i 5mila. Polìtis è il Greco della Polis, Polìtissa al femminile. In Germania Elena incontrò Pietro, ma quella è un’altra storia…

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