Il Linfedema e il suo trattamento: i consigli del fisioterapista. Rubrica A.I.FI. Puglia

 

linfedema_2

di MARZIA DI GIULIO – fisioterapista A.I.FI. PUGLIA

L’edema è un sintomo. E’ la manifestazione della difficoltà della circolazione di ritorno (venosa, linfatica e ” interstiziale”) di eliminare localmente i liquidi e le macromolecole in eccesso. I Linfedemi possono essere genetici, congeniti, o conseguenti a lesioni anatomiche della rete linfatica, infezioni, immobilità, radioterapia….; le due forme possono coesistere.
La diagnosi, l’etiologia, le immagini e i segni clinici del linfedema permettono al medico fisiatra di stabilire un corretto piano di trattamento fisioterapico. Il fisioterapista (con adeguata specializzazione in campo linfologico) dopo un’adeguata valutazione imposta la cartella linfologica con foto e misurazioni centimetriche degli arti da trattare, e inizia il trattamento adeguato .
Il primo obiettivo è la riduzione dell’edema, seguono gli altri aspetti terapeutici quali il recupero articolare, la qualità della vita, l’immagine corporea, la cura della pelle, che producono sensibili miglioramenti se l’edema si riduce…
Il trattamento fisioterapico è composto dal drenaggio linfatico manuale, dal bendaggio multicomponente, dagli esercizi, dalla cura della pelle e dal tutore elastico, fondamentale per il mantenimento del risultato.
Qualsiasi tipo di linfedema va monitorato nel tempo, perchè tende a recidivare, quindi è importante che il paziente faccia regolarmente dei trattamenti di mantenimento.
Il termine “Drenaggio Linfatico Manuale”(DLM), definito anche (ed erroneamente) massaggio linfodrenante, raggruppa, sotto lo stesso nome, numerosi metodi di “massaggio” che hanno lo scopo di favorire la circolazione linfatica sia in condizioni normali che in condizioni patologiche. Queste tecniche vanno integrate al bendaggio multicomponente, alla cura della pelle , qualche volta alla pressoterapia (come adiuvante) e alla contenzione elastica.
Storicamente il DLM nasce nel 1892 con A. Von Winiwrarter, medico tedesco, fu poi ripreso da Estrid ed Emil Vodder nel 1932 che lo diffondono nel mondo. Successivamente, personalità come M.& E. Foldi, Leduc, Godoy , Wittlinger, Casley-Smith, Asdonk e altri hanno adattato il metodo iniziale in base alle conoscenze e ai lavori scientifici.
Attualmente, con l’Evidence Based Medicine, si è visto che tutti questi metodi sono carenti di solide prove scientifiche e che da soli (senza bendaggio multicomponente) servono da supporto al trattamento se non, in qualche caso, inutili .
Con l’avvento della “Linfofluoroscopia” e l’utilizzo della volumetria nella Clinica di Linfologia dell’Università Libera di Bruxelles, sono state rivisitate tutte queste manovre di drenaggio ed è stata sviluppata una tecnica, il ” Fill and Flush Method”, che dimostra dal vivo e in tempo reale l’efficacia di questa tecnica sui vasi linfatici . Il Fill and Flush permette di riempire la rete linfatica iniziale, di accellerare lo svuotamento dei collettori linfatici superficiali e di riempire e svuotare i linfonodi. Le manovre del Fill and Flush si integrano tra loro adattandosi alla situazione clinica riscontrata. Naturalmente, ci sono regole da rispettare come non provocare arrossamenti della pelle, nè usare creme olii o talco tra le proprie mani e la pelle.
Il fisioterapista valuta direttamente l’efficacia delle sue manovre misurando la circonferenza dell’edema in punti differenti sull’arto, all’inizio e alla fine della seduta. Il drenaggio linfatico manuale e qualsiasi trattamento fisico sono controindicati in caso di linfangite ed erisipela, fino a quando i pazienti sono piretici.
Attualmente non ci sono dati scientifici sufficienti ad attestare che il linfodrenaggio possa essere usato per prevenire il linfedema.
Sarebbe utile, però, organizzare degli incontri con i pazienti a rischio di sviluppare il linfedema per insegnare loro le regole di igiene di vita e cura della pelle.
Il Dreneggio linfatico manuale può essere comunque proposto, in caso di sensazione di “pesantezza” o parestesie degli arti dopo linfoadenectomia.Ciò che garantisce una notevole riduzione dell’edema è il bendaggio multicomponente, che viene utilizzato quando il linfodrenaggio dal solo non ottiene una significativa diminuzione dell’edema e comunque, quando la differenza tra l’arto edematoso e quello sano è evidente (supera il 10%).

bendaggio tagliato

L’applicazione del bendaggio va fatta da fisioterapisti esperti , va tenuto tutto il giorno o cambiato ogni 4 o 5 ore (quando possibile) per riuscire ad ottenere una riduzione veloce dell’edema fino al raggiungimento del massimo risultato prima di prendere le misure della contenzione elastica.
Il bendaggio multicomponente favorisce il riassorbimento delle proteine di un edema, la sua applicazione si basa su leggi fisiche ed è composto da diversi materiali, la cui associazione e sovrapposizione, lo rende molto efficace. A bendaggio terminato si passa poi alla contenzione elastica, a trama piatta ( simile ma non uguale alla tipica calza elastocompressiva), che serve a mantenere il risultato del trattamento e permette di iniziare la fase di mantenimento e di controllo.
Il fisioterapista, nel corso del trattamento, consiglia le giuste tipologie di esercizi e consiglia al paziente di prestare molta attenzione alla cura della pelle; l’obiettivo è aiutare il paziente nella gestione quotidiana del linfedema. Consigli da no sottovalutare, visto che la maggior parte degli edemi linfovenosi regredisce quando viene usato questo protocollo di trattamento.
L’attività fisica regolare, che favorisce il ritorno linfovenoso, può migliorare la sintomalologia dell’insufficienza linfovenosa; essa però deve essere aerobica e i pazienti affetti da linfedema devono praticarla rispettando delle precise regole, utilizzando una contenzione elastica .

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