Dalla Summer school la sfida di una economia sostenibile

classe

di MARIA SILVESTRINI
Taranto sta diventando ogni giorno di più un laboratorio di nuova economia grazie a un lavoro silenzioso che passa attraverso le scuole, le università, le istituzioni. Una dimostrazione che è possibile cambiare insieme lavorando sulle cose da fare, in piccoli gruppi impegnati a ricostruire fiducia e credibilità per la città e la sua provincia. Il Centro di cultura ‘Lazzati’ in stretta collaborazione con la Camera di Commercio è impegnato da tempo per fare dei nuovi strumenti come il BES o le BCorp. le leve di una modalità diversa di sviluppo, lo fa con costanza e discrezione come da oltre sette anni prepara i giovani ad essere protagonisti di una “Economia Civile”. La formazione è infatti il principale strumento di cambiamento di un territorio, ha bisogno di tempi lunghi e di maturazione ma è un investimento necessario e premiante. Quest’anno la settima edizione della Summer School (35 i giovani presenti a Martina Franca) ha avuto come tema “Felicità privata, felicitas publica” ovvero come, a dispetto delle teorie economiche classiche, non si può ottenere la massima soddisfazione dei propri bisogni se non si vive in una comunità capace di relazioni positive che sono fattore indispensabile per accrescere la fiducia fra gli stakeholders e lo sviluppo delle transazioni economiche. Una full immersion con docenti e testimoni d’eccellenza come Luigino Bruni, Vittorio Pelligra e Johnny Dotti che hanno indicato come welfare e business nel prossimo futuro possano convivere. Poi i testimoni del disagio e del riscatto del territorio: Franco Caradonna e Vincenza Monteforte, imprenditori, Nativa la prima BCorp iataliana, Vera Corbelli, commissario straordinario per le bonifiche e Alessandro Leogrande che ha entusiasmato i ragazzi con l’analisi del fenomeno migratorio partendo dal suo libro “La Frontiera”.
Veniamo da un lungo periodo di crisi che è diventato inconsapevolmente incubatore di nuove teorie economiche e di nuovi paradigmi da sperimentare, le Summer school estive e gli appuntamenti invernali che il Centro di cultura propone ogni anno sono un laboratorio costante. Il primo deficit del contesto jonico è la carenza di un sano spirito imprenditoriale: le nostre start up sono solo 18 contro le 111 di Bari e le 56 di Lecce, segno che per i nostri giovani fare impresa è ancora un tabù. Bisogna formarli all’idea che una impresa sostenibile economicamente, socialmente e nel rispetto dell’ambiente è una concreta possibilità di futuro personale e pubblico. Cambiare verso vuol dire riconoscere che ambiente e lavoro sono due facce inscindibili della stessa medaglia e metterle insieme vuol dire pensare allo sviluppo con categorie qualitative e non quantitative. Per questo il focus sul BES (indicatore del Benessere equo sostenibile) assume rilevanza in quanto strumento economico di programmazione a livello locale capace di definire gli obiettivi qualificanti del nostro vivere civile. La statistica come luogo per la diffusione di una cultura economica pensata per il benessere della collettività piuttosto che come sommatoria della ricchezza individuale. Questo il punto di partenza di un cambiamento strutturale che ha nella formazione, dei cittadini come delle imprese, il momento più qualificante.

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