“Capodogli e delfini dei nostri mari” Criticità e strategie di protezione Il Workshop della Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli

mellea

di SILVANA GIULIANO

Nata nel 1989, con il patrocinio della MMI, la Fondazione Marittima Ammiraglio Michelagnoli Onlus opera per promuovere la cultura del mare e favorire la conoscenza globale del mondo marittimo. Nel 2008 ha avviato, con la Facoltà di veterinaria dell’Università di Bari, il progetto Jonian Cetaceans Project con la finalità di raccogliere informazioni dettagliate sulla presenza di cetacei nel Golfo di Taranto.
Alla luce di questo progetto, e considerata la presenza dei delfini nel Golfo di Taranto, ha organizzato un Workshop su “Capodogli e delfini dei nostri mari” Criticità e strategie di protezione. Il convegno organizzato dall’amm. Fabio Ricciardelli si è svolto, venerdì 30 settembre, nella sala del Circolo Ufficiali della Marina Militare. Ha introdotto i lavori il direttore generale della fondazione Salvatore Mellea.
Tutti i cetacei sono protetti dal diritto internazionale. Questo argomento è stato trattato dal prof. Tullio Scovazzi, Ordinario di diritto internazionale nel dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Milano Bicocca.
Il relatore oltre all’aspetto giuridico ha illustrato il Santuario Pegasos, nel mar Ligure. Un triangolo marino ricco di vita, compreso tra la Liguria, la Corsica e la Francia, un’area popolata intensamente da Capodogli, balenottere comuni, delfini, grampi e globicefali.
L’ambiente marino, però, deve essere salvaguardato anche dal massiccio inquinamento della plastica. Su questa problematica si è soffermata l’avv. Sara Marchetta.
“L’ecosistema marino – ha precisato la relatrice – va tutelato e preservato per consegnarlo in buono stato alle generazioni future. Occorre per questo introdurre nel nostro ordinamento nuove norme, modificare quelle esistenti, rendere le stesse effettive, agevolandone il rispetto da parte della popolazione, ma anche vigilando adeguatamente sulla loro applicazione”.
È necessario che la plastica sia sostituita con altri materiali interamente biodegradabili nel mare, riciclabili e compostabili. Bisognerebbe, inoltre, creare dei meccanismi virtuosi tali da disincentivare l’abbandono in mare del materiale plastico. Purtroppo nel mare e sulle spiagge è facile trovare strumenti di lavoro come reti da pesca, cassette di polistirolo, retine per cozze ect, abbandonati volutamente o perduti dagli operatori del settore. Sarebbe opportuno che una legge ne vietasse l’uso nella filiera della pesca, della mitilicoltura e dell’acquicoltura. Al Workshop è intervenuto anche il biologo Carmelo Fanizza presidente della Jonian Dolphin Conservation, l’associazione  che da anni,  attraverso il turismo, finanzia le attività di ricerca. I cetacei hanno la caratteristica di sfruttare il suono come strumento di comunicazione, di caccia, di orientamento e di indagine dell’ambiente, pertanto devono essere protetti anche dai rumori. In acqua il suono si propaga 5 volte più velocemente che in aria, e questo consente ai cetacei di comunicare su grandi distanze, ma un aumento di soli 6 dB di rumore non solo dimezza la distanza alla quale possono comunicare fra loro, ma può determinare stress e alterazione delle rotte fino all’abbandono di alcune aree. “Poiché al traffico navale – ha spiegato il prof. Gaetano Licitra – si uniscono l’antropizzazione, l’alterazione delle coste, gli impianti offshore, la ricerca e l’estrazione petrolifera e di gas, è necessario definire nuove norme che garantiscano la sopravvivenza dei cetacei.

A conclusione del Workshop, l’amm. Fabio Caffio ha presentato la Carta di Taranto redatta dalla Fondazione. Nel documento si afferma l’opportunità di realizzare nel Golfo di Taranto un osservatorio marino subacqueo che si integri con gli osservatori marini subacquei dello Ionio e di costituire una rete di monitoraggio per la protezione dei cetacei attraverso la promozione dello sviluppo scientifico e tecnologico nel territorio. La Fondazione si impegna, inoltre, a divulgare in ambito regionale la Carta, nello spirito dell’Accordo ACCOBAMS, tra gli operatori marittimi, enti territoriali ed associazioni interessate, perché si adoperino a diffonderne ed applicarne il contenuto, nonché a trasmetterla alle autorità ministeriali competenti ed al Segretariato di ACCOBAMS.

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