Il Comune incapace di rispondere alle esigenze del sociale

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di MARIA SILVESTRINI
Carlo Martello, presidente di Confcooperative Taranto, non usa mezzi termini nel sottolineare l’incapacità del Comune di Taranto nel gestire le emergenze del sociale, ed in particolare la questione dell’accoglienza dei migranti in età adolescenziale. Il tema sembra marginale, invece è un segno assai rilevante di una Amministrazione incapace, in otto anni, di creare un quadro di accoglienza adeguata in una città che ospita un Hotspot ed è quindi in prima linea nell’accoglienza dei migranti. Lo sforzo del volontariato e delle cooperative sociali viene annullato dalla incapacità a gestire le relazioni, a snellire le procedure, a definire i rapporti economici, di una amministrazione comunale che non ha mai dato segno di una presenza o di una risposta.
Sono tantissimi i minori non accompagnati che giungono dopo viaggi fortunosi nel Mar Mediterraneo, ragazzi di 16/17 anni, considerati già adulti nei Paesi di origine che qui non hanno un tutore, non conoscono nessuno, e sono facile preda di gente senza scrupoli. L’attenzione verso questi adolescenti, quando le pratiche si allungano oltre un anno diventano uno sforzo inutile. “Quando la pratica viene completata – dice Anna Abbracciavento della cooperativa Airone Junior – l’adolescente ha raggiunto i 18 anni e non ha più bisogno di essere seguito. Noi non ce la sentiamo di licenziare questi ragazzi solo perché hanno raggiunto la maggiore età, cerchiamo di mantenerli fino a quando non trovano un minimo di sistemazione, ma né lo Stato né il Comune ci aiutano”. Il problema economico non è di poco conto. I 45 euro al giorno che il Comune ha imposto alle cooperative non consente la copertura delle spese, lo Stato, attraverso le prefetture dà un rimborso ministeriale ma l’Amministrazione comunale versa solo delle anticipazioni.
A Taranto le cooperative che si occupano di minori seguono circa 500 ragazzi di cui oltre 300 sono migranti. I bisogni sono tanti, occorre dare a ciascuno un supporto psicologico, un orientamento lavorativo, la capacità di apprendere la lingua e le regole della nostra società. Tutto questo è affidato alla professionalità e alla buona volontà delle comunità educative. “Il Comune – lamenta Carlo Martello – non è stato in grado di programmare un flusso ormai ben noto, non vi è stata capacità di recepire i molti bandi emanati al riguardo perdendo risorse finanziarie certamente preziose. Ma anche spostando l’attenzione sull’affido familiare, si rilevano le carenze di una promozione inefficace, che non ha trovato risposte adeguate nella cittadinanza”.
Il duro j’accuse arriva alla fine dell’amministrazione Stefano con l’intento di stimolare una programmazione concreta capace di incardinare un sistema di accoglienza adeguato ad una città come Taranto. I molti rappresentanti delle cooperative presenti all’incontro sembravano più rassegnati che arrabbiati. Chi lavora per gli ultimi lo fa perché crede in una missione, difficilmente si arricchisce. La rabbia, quella esplode quando si accenna ai casi di corruzione nel mondo delle cooperative. “Si mette sempre in evidenza la mela marcia, assai poco si parla delle centinaia di cooperative che lavorano in modo corretto e sono al limite di sussistenza per portare avanti il loro lavoro nelle case famiglia e nelle comunità”. Le Comunità Educative accreditate dalla Regione devono rispettare requisiti logistici, occupazionali e professionali, le cooperative rispettano le linee guida ma pretendono che le amministrazioni a loro volta siano fedeli agli accordi presi. Questo a Taranto purtroppo non accade.

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