Aperitivo d’Autore, il viaggio di Rumiz fa tappa a Massafra

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Il 1° febbraio Aperitivo d’Autore ritorna a Massafra e lo fa nella singolare cornice del Kikau Store, sulla via Appia. Anche stavolta piuttosto ricercata è la location dell’evento, in quanto ospite del format di Volta la carta sarà il giornalista e scrittore Paolo Rumiz, autore di “Appia” (Feltrinelli Editore), il racconto del viaggio a piedi da lui compiuto (“più per dovere civico che per letteratura”) lungo la prima grande via europea, l’Appia appunto, da Roma a Brindisi. L’incontro con l’autore, come sempre, sarà preceduto da un gustoso aperitivo accompagnato dai pregiati vini biologici Amastuola Organic Wines. Si comincerà alle ore 19. Dialogherà con l’autore il giornalista Vincenzo Parabita, ideatore di Aperitivo d’Autore. Per i partecipanti sarà anche l’occasione per visitare il concept store realizzato su due livelli, che non è semplicemente un negozio, bensì un luogo in cui il cliente, seguendo un percorso sensoriale ben definito attraverso un’accurata scelta di luci, colori, musiche, profumi e sapori, vive un’esperienza sensoriale unica e sempre nuova. Partner dell’evento sono le Cantine Amastuola e la libreria AmicoLibro.
Per partecipare all’evento è obbligatorio prenotare chiamando al numero 380.4385348 oppure scrivendo all’indirizzo email aperitivodautore@gmail.com.

L’AUTORE
Paolo Rumiz è un giornalista e scrittore triestino. Inviato speciale del Piccolo di Trieste ed editorialista de la Repubblica. Esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, segue dal 1986 gli eventi dell’area balcanica e danubiana; durante la dissoluzione della Jugoslavia segue in prima linea il conflitto prima in Croazia e successivamente in Bosnia Erzegovina. Nel novembre 2001 è stato inviato a Islamabad e successivamente a Kabul, per documentare l’attacco statunitense all’Afghanistan. ha vinto il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Molti suoi reportage narrano i viaggi compiuti, sia per lavoro che per diletto, attraverso l’Italia e l’Europa.
Ha pubblicato, sempre con Feltrinelli, “La secessione leggera” (2001), “Tre uomini in bicicletta” (con Altan, 2002), “È Oriente” (2003), “La leggenda dei monti naviganti” (2007), “Annibale” (2008), “L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740” (2009), “La cotogna di Istanbul” (2010 e l’audiolibro “Emons-Feltrinelli”, 2011), “Il bene ostinato” (2011), la riedizione di “Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia” (2011), “A piedi” (2012), “Trans Europa Express” (2012), “Morimondo” (2013), “Come cavalli che dormono in piedi” (2014), “Il Ciclope” (2015), “Appia” (con Riccardo Carnovalini; 2016) e, nella collana digitale Zoom, “La Padania” (2011), “Maledetta Cina” (2012), “Il cappottone di Antonio Pitacco” (2013), “Ombre sulla corrente” (2014).

IL LIBRO
Paolo Rumiz ha percorso a piedi, con un manipolo di amici, la prima grande via europea, l’Appia, e ce ne riconsegna l’itinerario perduto, da Roma fino a Brindisi, “più per dovere civile che per letteratura”. Lo ha fatto spesso cavando dal silenzio della Storia segmenti cancellati, ascoltando le voci del passato e destando la fantasia degli increduli incontrati durante il viaggio. E ora ci chiama come un pifferaio magico a seguirlo con le gambe e l’immaginazione lungo la via del nostro giubileo, la nostra Santiago di Compostela, della quale viene restituito l’itinerario dopo un secolare abbandono. Da Orazio ad Antonio Cederna (appassionato difensore dell’Appia dalle speculazioni edilizie), da Spartaco a Federico II, prende corpo una galleria di personaggi memorabili e, mentre si costeggiano agrumeti e mandorleti, si incontrano le tracce di Arabi e Normanni. Intanto le donne vestite di nero, i muretti a secco, la musicalità della lingua anticipano l’ingresso nell’Oriente. Per conquistarsi le meraviglie di un’Italia autentica e segreta è necessario però sobbarcarsi anche del lavoro sporco – svincoli da aggirare, guardrail, sentieri invasi dai canneti, cementificazioni, talvolta montagne intere svendute alle multinazionali dell’acqua e del vento – e affrontare la verità dei luoghi pestando la terra col “piede libero”. “È nei villaggi più remoti,” ha scritto il “New York Times” dell’opera di Paolo Rumiz, “tra i laghi e i boschi, in mezzo alla gente comune, che la vera vita delle nazioni rivela la sua trama di colori”. Al racconto fanno da contrappunto le mappe disegnate da Riccardo Carnovalini, che ha trovato il percorso sulle carte, nelle foto aeree e sul terreno, e che ha descritto l’itinerario nel libro: un contributo prezioso e uno strumento utilissimo – considerata l’assenza di segnaletica – per chi volesse seguire le orme di questa marcia d’avanscoperta.

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