All’Auditorium Tarentum il convegno su “Giorgio La Pira Sindaco Santo”

LA PIRA

Mettere al centro la persona con i suoi bisogni per dare concretezza all’azione di governo della città. È quello che riuscì a fare Giorgio La Pira, che amministrò Firenze dal 1951 al 1956, dal 1956 al 1957 e dal 1960 al 1964, mettendo in pratica nella sua opera quotidiana i principi della Dottrina sociale della Chiesa.
Se n’è parlato lunedì sera all’Auditorium Tarentum, nel corso del convegno dedicato alla figura umana e politica del sindaco santo. All’incontro, moderato dal dottor Antonio Morelli, hanno preso parte gli onorevoli Maurizio Lupi ed Ernesto Preziosi.
L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione culturale Auditorium Teatro Tarentum e dall’associazione Dialogo per il Bene Comune, costituita da circa un centinaio di giovani che hanno terminato la Scuola di formazione all’impegno sociale, nata per intuizione dell’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Attraverso questo percorso i principi ed i valori della Dottrina sociale della Chiesa sono messi a disposizione di chiunque voglia servire la comunità tarantina. Si punta così ad offrire un modello, un paradigma cui ispirarsi a tutti coloro che vogliano impegnarsi nella vita pubblica.
L’onorevole Preziosi ha evidenziato i due principali nuclei tematici del pensiero e dell’azione di La Pira: «Conoscere la sua storia ci insegna che per amministrare bisogna conoscere la città e, quindi, le persone che la abitano. Quando, all’inizio degli anni Cinquanta, cominciò a fare il sindaco La Pira si dimise da parlamentare, assumendosi la priorità di dare risposte ai bisogni della povera gente, dal lavoro alla casa. Nello stesso tempo, però, collegandosi alla storia rinascimentale della città, aprì le porte di Firenze al mondo, ospitando incontri di carattere internazionale e coinvolgendo gli stessi cittadini».
Preziosi ha evidenziato che la figura di La Pira è significativa ancora oggi, sia per i credenti sia per i non credenti: «Il suo pensiero, che ha una profonda ispirazione cristiana, potrebbe toccare anche chi non è credente ma che è animato dalla stessa passione per la persona umana. Lui stesso si convertì verso i vent’anni».
L’onorevoli Lupi si è soffermato, invece, sulla modernità del pensiero e dell’opera del sindaco santo: «Non guardiamo a lui con nostalgia, ma come ad un testimone che ci mostra concretamente come sia possibile fare politica, mettendo al centro il bene comune e la persona umana. È una figura di grande attualità, visto che il periodo storico in cui governò era drammatico quanto quello di oggi, soprattutto dal punto di vista della povertà. Seppe rispondere ai bisogni degli ultimi, vivendo il presente con lo sguardo teso al futuro».

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