La cultura della Misericordia

fedeconf. stampa settimana della fede

di MARIA SILVESTRINI
Al centro della XLVI Settimana della Fede c’è la “Cultura della Misericordia”, non una esegesi biblica, né una esortazione pastorale, ma il racconto di come in concreto la Misericordia di Dio possa essere presente nel vissuto di ogni comunità. La presenza di testimoni che raccontano la propria esperienza di fede e di carità sarà il filo conduttore delle cinque riflessioni che dal mar13 al 17 marzo animeranno la Concattedrale Gran Madre di Dio.
“L’intuizione che agli inizi degli anni ’70 indusse S.E. Mons. Guglielmo Motolese a sottolineare il periodo quaresimale con una catechesi mirata, resta ancora oggi una modalità molto rilevante per ricordare a ciascuno di noi che la fede non è un vuoto sentimento, ma abbraccia anche il sacrificio, il dolore, come testimonianza dell’amore vero”. Mons. Filippo Santoro, nel presentare la Settimana della Fede ha ricordato quanto sia necessario riscoprire nel quotidiano l’importanza di vivere esperienze di misericordia. Queste esperienze sono state il segno caratteristico della vita del cardinale Ernest Simoni, vissuto in prigionia nella sua terra di Albania perché considerato nemico del popolo da parte del regime, che aprirà la Settimana lunedì 13 marzo. Altra testimonianza di vita quella di Mons. Giovanni D’Ercole, vescovo di Ascoli Piceno che vive, vicino alle popolazioni colpite dal terremoto, la dura esperienza di chi ha perso tutto nella catastrofe. Due santi della Misericordia: San Francesco de Geronimo e San Pio da Pietralcina, saranno al centro delle riflessioni di due giornalisti: il gesuita Padre Francesco Occhetta, una delle maggiori firme di Civiltà Cattolica e il dott. Stefano Campanella direttore di TeleRadio Padre Pio. Non manca la voce di un biblista, don Silvio Barbaglia che mercoledì 15 parlerà della necessità di affrontare il tema della misericordia con una mentalità nuova.
Per rispondere a questa proposta del fare, dell’essere operosi nella carità per opporsi efficacemente a quella cultura dello scarto che Papa Francesco ha più volte denunciato, la Chiesa diocesana vuole mettere in campo concretamente quello che può a servizio dei più poveri. “Palazzo Santacroce ormai sta per vedere la sua apertura come centro di accoglienza notturno per i senza fissa dimora. Vi sono adesioni di tanti volontari, giovani e meno giovani hanno dato la loro disponibilità per il servizio in questo luogo – ha detto l’Arcivescovo-. È mio desiderio che questa opera che la diocesi gestirà sia, in un certo qual senso, dal punto di vista simbolico, intesa come segno per la comunità civile: si può salvare veramente qualcuno solo quando lo si ama, altrimenti proliferano solo i buoni propositi e le belle parole. Avere cura dei poveri vuol dire amarli”.
“Nella nostra comunità diocesana questo è un tempo fecondo e meraviglioso per la ricchezza della fede e il legame con la tradizione popolare che in tante forme lascia conoscere le nostre irrinunciabili radici cristiane. Cominciamo la Quaresima con l’entusiasmo di chi sa che il Signore può fare cose grandi per coloro che decidono di seguirlo e la Settimana della Fede sia per tutti, occasione di riflessione e di crescita spirituale”.
Dopo la presentazione dell’Arcivescovo, Mons. Gino Romanazzi, vicario per la Pastorale, ha esposto in maniera dettagliata il programma che dal 13 marzo coinvolgerà tutte le sere, alle ore 19,00, rappresentanze di tutte le comunità parrocchiali e dell’intera Diocesi.

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