L’EVENTO, il grande mistero in scena. La prima nazionale a Taranto

di GABRIELLA RESSA

L’amore è l’assoluto protagonista de l’Evento, opera di Italo Alighiero Chiusano, rappresentato dal Tarentum con un’altra delle sue produzioni culturali, rappresentato in prima nazionale sabato 8 e replicato domenica 9 aprile 2017. Lo spettacolo, inserito nel Mysterium Festival, vuole indagare nel mistero dell’uomo, o meglio nella percezione del mistero della passione di Cristo che sente ogni uomo. Come è stato vissuto un evento storico come la crocifissione, morte e risurrezione di Cristo da persone comuni? E come questo evento ha modificato il percorso delle loro storie grazie ad un amore incondizionato che diventa mistero? Amor vincit omnia. Otto personaggi diversi tra loro per religione, cultura, classe sociale vivono inscena l’evento attraverso il racconto di quadri separati, indipendenti l’uno dall’altro eppure concatenati, nei quali si percepisce, si respira, si rende proprio l’attimo della metamorfosi, quel momento nel quale l’uomo comprende che Cristo, quell’uomo buono che ha detto di essere il figlio di Dio, e’ morto ed è risuscitato per la salvezza del mondo.
Sul palcoscenico, diretti da Alfredo Traversa, gli attori danno grande prova di sé. Persone in ricerca, che si interrogano sul significato della morte e sul valore della vita.
Un Evento accaduto duemila anni fa. La popolazione che non ebbe mai contatti con l’Uomo sulla croce, fu raggiunta nelle loro case dal clamore, che raccontava il mistero di quell’inspiegabile tragico evento che si stava consumando in Palestina. Una storia, quella di Cristo crocifisso, dal forte valore contemporaneo, “incomprensibile e segreta” per tutti. L’opera è stata rappresentata in Italia grazie allo studio di Leo Lestingi e viene restituita alla comunità teatrale grazie alla cura del regista Alfredo Traversa. “Per me e gli attori coinvolti questa opera rappresenta la possibilità di vedere le cose in altro modo, con un linguaggio diretto, semplice. Una messa in scena che ci chiede di intervenire e di guardarci dentro”.
E così i personaggi in scena vivono direttamente o indirettamente la passione di Cristo e, nel corso della rappresentazione, ne diventano testimoni. E la donna cieca, interpretata da una bravissima Tiziana Risolo, si abbandona totalmente in Cristo. Tornerà a vedere, si è compiuto il miracolo. Ma ogni volta che ci abbandoniamo in Cristo si compie il miracolo dentro di noi, nella nostra anima. Non sempre le nostre richieste vengono esaudite, ma la fede ci rende certamente più forti e sereni. La fede cambia la persone, e le avvicina, senza confini politici o religiosi.
Bravo Alfredo Traversa alla regia, nell’aver saputo proporre il testo complicato di Chiusano. Anche dopo la rappresentazione sono molte le questioni su cui riflettere, perché, dopo aver visto e sentito, deve far spazio nella propria anima e cercare il senso di quel mistero che non è la morte, ma l’amore e che ci guida da 2000 anni. Validi tutti gli attori, Massimo Cimaglia, e Tiziana Risolo su tutti, Leo Lestingi (grande presenza scenica) Giuseppe Colucci, Deborah De Tommaso, Lino Basile e Fabrizio Desideri . Luci e scenografia di Ciro Lupo e Gabriella Borsci . Direttore di scena Rinaldo Melucci .

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