Messaggio di PASQUA 2017

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Il Venerdì santo al culmine dei suggestivi riti che ci hanno condotti con l’Addolorata sino al Calvario abbiamo ascoltato la domanda più drammatica che Gesù ha fatto al Padre: “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato?”. È una preghiera di supplica che raccoglie tutti i perché del genere umano e che nell’immediato non trovano risposta e mettono alla prova la nostra fede. Sembra poi che Gesù sulla croce sia abbandonato non solo dagli uomini, ma anche dal Padre. Nel momento più drammatico però prega e si affida: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Lc 23,46). Nel dolore duro e muto Gesù si è abbandonato al Padre e ci ha aperto il cammino della vita. Noi non lo avremmo fatto; ci saremmo abbandonati al nulla. Lui no; Lui si affida e ci salva. Ci ha detto Papa Francesco: “Se è abissale il mistero del male, infinita è la realtà dell’Amore che lo ha attraversato, giungendo fino al sepolcro e agli inferi, assumendo tutto il nostro dolore per redimerlo, portando luce nelle tenebre, vita nella morte, amore nell’odio”.

La Pasqua cristiana non ci vuol far evadere dal dolore per distrarci dalla violenza dell’Isis o dai venti di guerra che spirano nel mondo, compresa l’ Europa. La Pasqua ci mette di fronte ad un fatto, ad una pietra che è stata ribaltata e a delle persone che hanno incontrato vivo, il Nazareno che era stato ingiustamente crocifisso e questi ha fatto loro toccare le sue piaghe gloriose ed ha cominciato a cambiare il cuore e tutta la vita. La Pasqua è un modo diverso, nuovo di stare nelle circostanze, come il Signore ci è stato: senza arroganza, con compassione e persino con amore ai nemici.

Gesù vivo, primizia dei risorti, non rispondendo alla violenza con la violenza, innesta nel mondo il movimento della risurrezione. I gemiti, le sofferenze, le prove del momento, possono essere illuminati alla luce del testo paolino della Lettera ai Romani:
«Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo. Nella speranza infatti siamo stati salvati» (cfr Rom 8).
Per questo nel giorno di Pasqua chiedo ancora una volta di pregare per tanti fratelli nel mondo che muoiono e sono perseguitati per il semplice fatto di portare il nome di Cristo. E anche per tutte le vittime del terrorismo, della violenza contro le donne, per l’arroganza pei potenti. E per quanti sono smarriti nel vuoto delle droghe, nell’angustia dello sfruttamento, della malattia, della contaminazione dell’ambiente, della disoccupazione e di un lavoro precario.

Nel male, negli inferi il Signore è sceso, si è fatto vicino e ci ha offerto il suo abbraccio.
Mentre giovedì santo confessavo, prima della partenza dell’Addolorata, una signora è venuta ad inginocchiarsi e mi ha detto: “E’ da anni che non mi confesso, anzi non avevo nemmeno intenzione di confessarmi, ma l’ho vista al confessionale e mi sono avvicinata”. Mi ha raccontato un po’ della sua vita e le ho detto che Qualcuno lì la aspettava per darle conforto, come ha fatto Gesù con la samaritana. E poi , sentendosi più a suo agio mi ha detto: “Ma padre lei non mi chiede i peccati? Le sto solo raccontando le mie inquietudini?”. Ed ho risposto: “E se qui ci fosse Gesù cosa farebbe se non ascoltarti e guardarti come nessuno ti ha mai guardata? Nel fondo dell’anima!”. “Padre mi dia la benedizione di Gesù! Grazie per questo incontro”.

Il segno più bello della Resurrezione è che Lui ci accoglie oggi ci perdona e ci abbraccia. Il segno è anche l’unità della gente che gli dice di sì e diventa una cosa sola formando un popolo. Siamo chiamati ad offrire un punto di riferimento sempre più concreto, perché l ‘emozione del momento non passi e la fede si traduca in un cammino concreto di vita nuova, di solidarietà e di speranza.

Che possiamo essere contagiati dalla presenza di Gesù Risorto anche dopo i grandiosi riti della Settimana Santa e così tradurre questa bellezza in vicinanza alla gente venendo incontro alle tante fragilità che troviamo nella nostra città. Lo desideriamo fare particolarmente per i pi poveri e per questo stiamo completando il Centro Notturno per senza tetto vicino al luogo dov’è il nostro patrono San Cataldo.

Non si può dire Buona Pasqua e poi non avere cura dei deboli, occuparsi delle fragilità, dare accoglienza, a cominciare da chi ci è più vicino. E poi lottare per superare le minacce contro la salute, il lavoro e le altre precarietà che abbiamo inflitto alla nostra terra. Dal canto mio, accolgo dalla natura una metafora pasquale pregna di significato, quella dell’ulivo. E’ il simbolo familiare nelle nostre case di Puglia; simbolo biblico della pace, dell’olio di letizia e dello scampato pericolo del diluvio universale.
Quest’immagine evocatrice di speranza e di coraggio, porti con sé l’augurio della Pasqua di Resurrezione. Una Buona Pasqua per tutti.

Filippo Santoro
Arcivescovo di Taranto

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