Moro e Taranto: un lungo lavoro di ricerca per la mostra documentaria

Tavolo

di Maria Silvestrini
La mostra storico-documentaria che fino al prossimo 19 maggio è visibile nella Biblioteca comunale del Castello aragonese, è frutto di un poderoso lavoro di ricerca e di analisi voluto dal Comitato cittadino per il centenario della nascita di Aldo Moro che raccoglie ben 12 istituzioni. Sabato 6 maggio, nel Salone degli specchi, di Palazzo di Città la genesi della mostra è stata presentata alla presenza del Prefetto dott. Cafagna e delle massime autorità cittadine. Il presidente del Comitato Fra Francesco Zecca ha ricordato come il processo di collaborazione istauratosi sta producendo non solo un lavoro prezioso sulla figura di Moro, ma anche una straordinaria sintonia su tanti temi inerenti il bene comune.
Il quadro storico è stato delineato dal prof. Vittorio De Marco. Taranto dagli inizi del ‘900 fino agli anni ’70 ha vissuto una serie di cambiamenti sociali ed economici che hanno provocato una vera svolta antropologica, per questo accendere un focus sul ventennio fra le due grandi guerre è un contributo al recupero della memoria e della nostra storia. Se dalla visione generale di una città in fermento passiamo allo specifico vissuto del giovane Moro fra via Mignogna, sua prima abitazione, e Via Di Palma, se entriamo nelle pieghe di una vita scolastica fatta di intenso studio e riflessione costante, ci accorgiamo quanto sia stata costruttiva e importante per Aldo Moro quella parte di vita vissuta nella nostra città. La ricostruzione delle amicizie, degli studi, dell’attenzione posta ai temi di carattere sociale e religioso all’interno del Circolo di Azione Cattolica “San Francesco d’Assisi” a San Pasquale è stata fatta in collaborazione con l’èquipe dell’Archivio di Stato guidata dal direttore dott.ssa Lucia D’Ippolito. Proprio la D’Ippolito ha tracciato il “dietro le quinte” del lungo lavoro di raccolta dei dati e di classificazione. Archivi privati dei suoi amici di scuola come Mario Bruno Fornaciari e Giovanni Acquaviva, commilitoni come Nicola Lazzaro, ma anche documenti ritrovati presso il Liceo Archita, l’archivio di Azione Cattolica, gli Istituti comprensivi XXV Luglio e Renato Moro, l’Archivio diocesano, l’Istituto Luce di Cinecittà, l’Archivio Flamigni di Roma. Un lavoro reso possibile dalla disponibilità di professionisti della materia come Michele Durante e Maria Alfonzetti che sarà illustrato anche in un catalogo di prossima pubblicazione.

pannelli in mostra
“La mostra – ha detto Michele Di Sivo, della Divisione generale degli Archivi storici d’Italia, profondo conoscitore della storia di Aldo Moro – illumina un periodo storico della vita dello statista pugliese finora rimasto nell’ombra. La sua vita infatti è stata quasi soffocata dal clamore suscitato dalla sua morte”. Di Sivo, che da oltre dieci anni lavora sulla documentazione relativa all’assassinio di Moro, ha sottolineato la rilevanza di quest’opera di recupero della memoria all’interno di una visione nazionale sulla vita dell’uomo politico.
Nella mostra non solo gli anni della giovinezza, ma anche le visite istituzionali che Moro compì quando da Presidente del Consiglio venne ad inaugurare il grande stabilimento Italsider nel 1964, e poi la Shell nel 1967, quando era Ministro degli Esteri.
Le conclusioni sono state tratte dal Prefetto dott. Donato Cafagna, che ha portato il suo ricordo di studente e di pugliese. Poi il taglio del nastro alla Biblioteca comunale, per questa mostra storico-documentaria che nel mese di giugno sarà trasferita a Roma nella Galleria Alberto Sordi, ad un passo da Montecitorio.

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