La lunga battaglia del Paisiello per continuare ad esistere

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di MARIA SILVESTRINI
“La storia del Paisiello ha inizio circa novant’anni orsono, precisamente nel lontano 1927, in quel di Taranto, quando uno sparuto gruppetto di giovani musicisti mette su, al n° 40 di via Margherita, una scuola musicale privata, composta solo da due classi (violino e pianoforte)”. Così si legge nella Home page dell’Istituto musicale tarantino, che in brevi righe ne narra la vita tormentata. Nel 1929, la scuola (nel frattempo denominata Liceo Musicale “Giovanni Paisiello”) diviene “Provinciale” e va avanti con le proprie forze fino al 1° Gennaio 1945, anno nel quale l’Amministrazione Provinciale di Taranto ne assume la gestione diretta. Contemporaneamente si apre il fronte della richiesta alla Direzione competente del pareggiamento. Solo nel luglio del 1959, il Ministro della P.I. Giuseppe Medici comunica all’On. Raffaele Leone che la Commissione Ministeriale ha espresso parere favorevole. Il Liceo Musicale potrà funzionare come Istituto Musicale Pareggiato e nel gennaio 1960 la pratica si sblocca e il 9 febbraio si ottiene la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
“Giusto il tempo di riprendere il fiato e gli indomiti docenti tarantini cominciano una nuova battaglia: quella per la statizzazione. Sono trascorsi più di cinquant’anni e ancora la stanno aspettando. Ma questa è un’altra storia…”
Taranto è ‘città musicale’. Lo dimostrano i tanti giovani che ogni anno si iscrivono al Paisiello ma anche alle numerose accademie e Scuole musicali, lo dimostra la vivacità delle composizioni scritte da tarantini che spaziano dalla musica sacra a quella popolare. Taranto ha diritto ad un Conservatorio che superi la costante emergenza strutturale ed entri a pieno titolo nel sistema MIUR. Il ministro Fedeli ha una sua proposta esposta nell’ambito della VII Commissione del Senato per salvare 18 Istituti musicali italiani ma… mancano le risorse. Argomento antico, finora superato nel caso del Paisiello, con misure tampone che non bastano più.
Insolito ritrovare due validi pianisti come Dante Roberto e Paolo Peluso nella veste di sindacalisti, così è stato in una inconsueta conferenza stampa indetta davanti alla sede dell’Istituto nel Convento San Michele, giovedì 4 maggio dalla CGIL tarantina con la presenza della segretaria del settore Angela Dragone. Una richiesta d’aiuto alla città che suona come un presidio in difesa estrema di una istituzione formativa che rischia di perdersi con il suo patrimonio di esperienze, storia e cultura. “Rivendichiamo il ruolo di difensori non solo di questo luogo di lavoro – dice Paolo Peluso – ma anche di questo luogo che da sempre rappresenta l’unica vera realtà universitaria tarantina indipendente e autonoma e in grado di richiamare studenti da molte parti della Puglia e addirittura dall’estero. Una eccellenza che va difesa al di là dei numeri degli occupati”. “Un problema non più procrastinabile – aggiunge Dante Roberto – che il confronto con gli Enti locali, a partire dalla Provincia, non riesce a risolvere. Crediamo che Taranto e il Paisiello meritino risposte adeguate proprio mentre si discute di un nuovo modello di sviluppo per la città che passa obbligatoriamente dall’offerta formativa ma anche dai presidi di buone prassi nella città vecchia che si immagina rigenerata e viva.”.
Come nel ’29, nel ’60, e via via in tanti anni, la passione dei docenti del Paisiello sfida le lentezze della burocrazia ed il silenzio delle autorità competenti. Ogni tanto un richiamo alla città, perché non perda l’occasione di dare voce ad una gemma preziosa del territorio, intanto proseguono le matinèe al MARTA’ e l’attività didattica, la presenza nelle serate in onore di San Cataldo, ed i concerti sul territorio. La musica è vita e bellezza ma in bilico tra chiusura e statizzazione il Paisiello resta nell’incognita sfera della precarietà.

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