Discorso dell’Arcivescovo Metropolita di Taranto S.E.R. MONSIGNOR FILIPPO SANTORO nella processione del Patrono San Cataldo

Santoro72

Cari amici,
eccoci nuovamente insieme per onorare il nostro Patrono San Cataldo e soprattutto per vivere l’occasione insieme con lui, che nel Cristo Risorto è presente in mezzo a noi, di riannodare i fili con le ragioni della nostra speranza.
Oggi siamo pellegrini festosi perché non siamo un gregge disperso ma sentiamo l’ebbrezza di sentirci popolo amato da Dio.
Seguiamo il Signore perché siamo vivi, in Lui, nella fede! San Cataldo chiede a ciascuno di noi oggi: perché sei qui? Cosa ti unisce a questa folla? Qual è il vincolo che ti lega? Ecco fratelli e sorelle carissimi, rinnovare il legame di una comune appartenenza, è il primo frutto buono di questa nostra processione. Dobbiamo sentirci legati innanzitutto dalla fede per vincere ogni divisione, litigiosità e discordia e orientarci tutti al bene. Se c’è qualcosa in cui San Cataldo può aiutarci è il riconoscere e il ritrovare un’identità che rimane sfumata nella nostra Taranto e che non dobbiamo solo ricercare nelle pieghe storiche e culturali, ma dobbiamo scoprirla e costruire insieme partendo da quello che più sentiamo nostro e irrinunciabile. Appartenenza e identità non le possediamo geneticamente, ma le acquisiamo nei passaggi faticosi della vita sociale.
Erroneamente i santi vengono indicati come super uomini capaci di miracoli, ma essi sono innanzitutto uomini di fatica, uomini della fatica del credere e dell’annunciare. Essi ascoltano la Parola di Dio, da essa si lasciano ferire, discernono e annunciano Cristo al mondo senza stancarsi né scoraggiarsi. I santi di Gesù offrono al mondo un nuovo umanesimo di carità, di giustizia e di pace.
San Cataldo operò innanzitutto come vescovo evangelizzatore, lì dove Taranto era rimasta senza pastore, fu nuovo moralizzatore contro il paganesimo, benefattore degli ammalati e dei poveri, e con la fatica di chi non vive la fede a parole, ma coi fatti e nella verità, rimise insieme il gregge dei battezzati, disorientati anche da altri venti di dottrina e di eresia. Parlò ad un città in sofferenza ed essa si scoprì un solo popolo perché i tarantini riconobbe l’albero buono dai suoi frutti buoni.
San Cataldo quindi ci conduca all’unità. Dalla diaspora delle grandi sfide tarantine, egli torni ad indicarci il nostro suolo, la nostra terra, quella che Dio ci ha donato e ci insegni a combattere le comuni sfide, fianco a fianco e non l’uno contro l’altro.

San Cataldo si mise a servizio, per amore di Taranto. Servire per amore è l’altro aspetto dei santi che vogliamo cogliere in questa giornata, perché dal servizio disinteressato, ispirato dal Vangelo, avvengono sempre cose meravigliose.
La devozione al nostro Patrono riprese vigore all’inizio del secondo millennio dell’era cristiana. Il suo corpo fu occultato per secoli per paura che lo trafugassero, poi durante i lavori di ricostruzione della basilica, la Provvidenza a suo tempo e modo, restituì, in circostanze prodigiose, le reliquie di san Cataldo e il culto rifiorì. Il sarcofago dall’attuale battistero fu traslato e nel tempo ha trovato collocazione lì dove ancora oggi si trova, nel cappellone, lasciando crescere intorno ad esso il trionfo dell’arte, della fede e della bellezza.
Oggi, dopo quasi 10 secoli impariamo a ritrovare, negli intenti di ricostruire, ciò che ci fa sentire destinatari dell’amore di Dio.
I tempi di Cataldo, i tempi dei nostri padri, non sono stati più semplici dei nostri. Eppure quello che ci hanno lasciato ancora oggi ha eloquenza e valore per questo a san Cataldo chiedo di benedirci con il dono della fiducia!
Nel consegnare la statua al nostro Sindaco ho augurato a Taranto di rinascere dall’alto, in questo periodo crocevia di numerosi cambiamenti civili ed economici. L’alto della verità, della dignità, della solidarietà sia la misura di ogni scelta, di ogni priorità.
Ho augurato a Taranto di rinascere dall’alto, perché forte delle sue radici storiche, culturali e della sua fede trovi il coraggio e la fiducia per guardare avanti, con lungimiranza e abnegazione per i suoi figli, impegnati nei valori autentici di una comunità civile, nel rispetto e nella legalità.
Siamo nei tempi della competizione elettorale e tanti o desiderano il pensiero della Chiesa diocesana sulle prossime amministrative, o alcuni, anche in buona fede, le attribuiscono ipotetiche appartenenze. Preferisco spazzare ogni fraintendimento ribadendo il mio solo suggerimento ai candidati e cioè di far prevalere e di farsi riconoscere per lo spirito di vero servizio per il conseguimento del bene comune e del vero amore per Taranto, un amore intelligente, lungimirante, concreto, realistico e disinteressato che sappia farci appassionare alla nostra città e sia capace di parlare ai cuori giovanili!
Sarebbe sufficiente in primo luogo non permettere la devastazione ambientale del nostro territorio custodendo il creato e la salute della gente; in secondo luogo guardare in faccia la mancanza e la precarietà del lavoro e cominciare a porvi rimedio facendo sviluppare un’economia sociale che valorizzi tutte le risorse del territorio (oltre l’industria, l’agricoltura, pesca, artigianato, commercio, turismo) e non il dominio della finanza; in terzo luogo il recupero della Città vecchia con tutti i suoi problemi; ed infine, ma non certo per importanza, la cultura e l’educazione di qualità dei nostri giovani e ragazzi, recuperando le nostre radici e guardando al futuro.

San Cataldo è l’occasione anche per rafforzare lo spirito collaborativo e di servizio fra le istituzioni. Spero vivamente che la Città Vecchia possa essere presto riqualificata e possa diventare la perla di Taranto, partendo dal recupero sociale dai percorsi auspicati di legalità.
Stiamo arredando Palazzo Santacroce e attrezzando le cucine, e quindi prevediamo per questa estate di aprire il Centro notturno di accoglienza per senza tetto. Idealmente vorrei consegnare il centro a tutta la cittadinanza, perché da lì possiamo ricordarci tutti insieme di prenderci cura delle fasce più deboli, dei meno abbienti. E’ un’opera segno di misericordia nella città del santo dell’accoglienza, ovvero di san Cataldo. Per questa ragione esorterei la prossima amministrazione comunale di avere a cuore il problema della casa.

Sulla facciata del Museo Diocesano è stata collocata in questi giorni un’opera fotografica e grafica molto interessante dal titolo “Venuti dal mare”. Sono i volti di migranti, bambini, mamme, ragazzi che a Taranto hanno ritrovato il sorriso. Di questo dobbiamo essere orgogliosi. In un mondo dove si alzano muri, dove il razzismo più becero viene condiviso irresponsabilmente facendo confusione fra vittime e carnefici, nella Città dei Due Mari, la terra del santo naufrago, tanti naufraghi hanno trovato degli amici. Commuove che alcune mamme migranti abbiano dato alla luce i propri figli proprio qui.

Cari fratelli e sorelle,
è il momento di chiedere a Cataldo, nostro patrono di darci la benedizione del Signore. Il patrono è colui che ci viene affidato da Dio attraverso la Chiesa perché possiamo avere un amico vicino al quale votarci e che si faccia nostro portavoce presso il Signore che ci ama di amore eterno.
Al Santo venuto dal mare chiedo ancora una volta di farci superare l’individualismo, l’indifferenza e il sospetto nei confronti dell’altro; a lui chiedo di guardare ai nostri ragazzi, ai bambini, agli anziani, a lui non chiedo di risolvere i nostri problemi, ma di suscitare nei cuori tarantini vigore, coraggio e verità perché impariamo a trovare le vie giuste per darvi una risposta adeguata. Confidiamo nell’intercessione di San Cataldo nostro amico, perché tutti ci sentiamo responsabili e non deleghiamo ad altri la rinascita e la crescita della nostra terra. San Cataldo vi benedice e vi abbraccia tutti quanti, nessuno escluso.

Adesso vi dono la benedizione e riprendendo il cammino ciascuno si senta destinatario della vocazione all’impegno e all’amore per i fratelli e per la città.

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