“La cura” terreno comune per un’etica pubblica

fra francesco Zecca e Massimiliano Salfi

di MARIA SILVESTRINI
Il bene e il male, la virtù, il coraggio, la pietà, intorno a queste parole ruota il significato della parola “etica”. Una vera e propria ricerca filosofica che da Socrate fino ai giorni nostri si è arricchita di sfaccettature diverse ma si è anche confusa con una babele di linguaggi tanto da non definire più una linea di condotta morale. Da questo punto iniziale ha preso l’avvio la conversazione di don Roberto Massaro, docente di Teologia Morale presso la Facoltà Teologica Pugliese, che giovedì 18 maggio abbiamo potuto apprezzare nella Biblioteca di Camera di Commercio. Con lui il dott. Massimiliano Salfi, responsabile di ISAAC PRO, una cooperativa di giovani che ha fatto del tema della ‘cura’ un lavoro ed una missione. L’incontro, è all’interno del percorso di formazione al Bene Comune che il Centro di cultura Lazzati porta avanti da anni e che si è arricchito via via della presenza di partner di rilievo come il Centro Francescano per la cura del creato e la Camera di Commercio di Taranto.
Dopo la lunga stagione in cui si è ritenuto che la riflessione filosofica di tipo etico dovesse limitarsi all’analisi del linguaggio morale, l’ultimo trentennio del 20º sec. ha visto una svolta radicale verso concezioni di tipo normativo, che intendono cioè affermare la natura prescrittiva e oggettiva delle richieste della morale. Il nucleo comune di questo orientamento sta nel concepire l’etica come una teoria che risponde a questioni pubbliche, legate alla tematica della giustizia o dell’accettabilità delle istituzioni politiche da un punto di vista morale. Su quale terreno sia possibile ottenere un’etica pubblica condivisa si è soffermato Roberto Massaro trovando nel tema della “cura” il punto di sintesi.
Prendersi cura dell’altro dalla parabola del Buon Samaritano fino al rapporto ancora attualissimo fra Scienza e Carità è l’elemento che consente di ripartire dall’unico centro possibile: l’uomo. L’uomo essere unico e irripetibile non può promuovere sé stesso, le sue capacità, le sue virtù, se non in relazione con gli altri ed in questa relazione di scambio, solidarietà, riscopre quella ‘vita felice’ che già Aristotele indicava come l’unica possibile. La relazionalità quindi come elemento necessario per riprendere e rifondare valori comuni. Un’etica privata non può autenticamente svilupparsi se non all’interno di una più vasta e condivisa etica pubblica che ritrovi proprio sul tema della cura, che oggi va declinata nella sfera medica e scientifica come in quella economica e culturale, le fondamenta di valori forti e condivisi.
L’intervento di Massimiliano Salfi è entrato nella concretezza del valore dell’altro. “Siamo sicuri – ha detto – che conosciamo il significato di ‘prossimo’? Chi è il nostro ‘prossimo’? Chiunque? Anche il disabile, l’immigrato, il detenuto, il tossico? Troppi sono i distinguo quando l’Altro a cui facciamo riferimento sono diversi da noi. La Legge è uguale per tutti ma nella realtà troppe sono le categorie di diversi che ci costruiamo, la ghettizzazione è diventato un elemento condiviso. Alla base l’incapacità di conoscere e riconoscere le capacità infinite dell’Altro. Noi vogliamo una comunità in cui i legami tra le persone si fondano sulla dimensione della reciprocità nella convinzione che questo generi benessere per la persona e per la collettività”.

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Nella esperienza di ISAAC_PRO Massimiliano con altri operatori incontrano giovani e adulti con disabilità intellettive. Persone che seguite con pazienza imparano ad essere autosufficienti, a cucinare, a stirare, a prendersi cura degli altri come qualunque cittadino nella società. Attualmente gli ospiti della cooperativa sono impegnati a raccogliere, sistemare e rigenerare indumenti per gli immigrati che giungono al nostro hot spot, su ciascuno un’etichetta, il segno di un sorriso che loro inviano a chi è venuto da lontano e non sa ancora dove poggiare il capo.

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“Riconoscere che il prendersi cura è una forma alta di responsabilità è il messaggio che dovrebbe animare le scelte di ciascuno” ha concluso Fra Francesco Zecca che ha moderato il dibattito.

 

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