I capolavori di Francesco Bruno a Palazzo di Città

le opere di Bruno

di MARIA SILVESTRINI
Sono nella stanza del sindaco da quasi un secolo, nel luogo simbolo della cultura civica della nostra Taranto, e forse per questo nessuno li conosce. “La Battaglia di Palestro” (un altorilievo in pietra lavica ) e la “Pergamena per Victor Hugo” (con decori bellissimi in corallo e cammei) sono le due opere di Francesco Bruno, scultore tarantino, eccelso nella lavorazione delle pietre dure, presentate il 29 maggio nel Salone degli specchi di Palazzo di Città alla presenza della Soprintendente ai Beni archeologici e paesaggistici del Salento arch. Maria Piccarreta. L’evento, organizzato dalla Pro Loco (Lama e Comune di Taranto) e dall’Associazione di Promozione Sociale KerameionOnlus col sostegno del Gruppo Turnone ha riunito un folto pubblico molto interessato a scoprire il contesto storico, artistico e letterario in cui visse ed operò Francesco Bruno.
bonivento, piccareta, licciardello

“Un’occasione per conoscere dei beni significativi per sottolineare l’identità storica dei tarantini – ha detto nel suo intervento la Soprintendente – Una fotografia di un’epoca e di un momento storico profondamente diverso ma che ci appartiene”. E “La battaglia di Palestro” si presenta davvero come una fotografia di un momento cruento e fondamentale del nostro Risorgimento. Nella relazione di grande spessore dell’archeologa Giovanna Bonivento una lettura didattica nuova ed importante che dà il giusto valore al prezioso “cammeo” tarantino. Intanto i tasselli della vita di Francesco Bruno, nato a Taranto nel 1839 e vissuto a Napoli dove espresse il suo genio artistico imparando a lavorare le pietre dure. Allontanarsi da Taranto per proseguire gli studi e per esprimere liberamente il disegno della propria vita è storia di ieri quanto di oggi. Nell’Ottocento la meta principale era Napoli, capitale del regno borbonico e luogo vivace nello sviluppo del pensiero critico e delle arti.
Bruno volle esprimersi come scultore e nella patria del corallo e della lava imparò a lavorare magistralmente pietre durissime. Sulla difficoltà di questa lavorazione ha dato indicazioni il maestro scultore Aldo Pupino che nel suo intervento ha posto l’accento sul materiale e la tecnica. Si tratta di una glittica, dal greco glypto, cioè l’arte di incidere le pietre dure. Un’azione incisoria assimilabile alla illustre tradizione glittica diffusa dall’Oriente alla Grecia per proseguire con l’arte romana, bizantina, medievale, rinascimentale fino all’età moderna in particolare col Neoclassicismo, utilizzando preziosi materiali litici. Nel nostro caso una produzione ad altorilievo nelle ridotte dimensioni di 30 x 22 cm.
Giovanna Bonivento ha spiegato la scena e il suo contesto che innestano quest’opera nel neoclassicismo della seconda metà dell’800. Minuziosa e puntuale la realizzazione dei particolari con un gusto veristico molto accentuato:dalle divise dei diversi corpi militari alle armi che non sono attaccate al fondo ma emergono come strumenti di una guerra necessaria in quanto finalizzata alla libertà. Ne scaturisce un’opera così viva e vera nella sua analitica puntualità esecutiva da farci rivivere emotivamente l’episodio storico raffigurato che l’artista meridionale compiutamente rappresenta aumentando nel passaggio da un piano all’altro lo spessore plastico.
Il contesto del pensiero che Francesco Bruno respirava a Napoli è stato raccontato dal prof. Pierluca Turnone, docente di filosofia presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Oggi il termine cultura è ampliato e spesso ambiguo, la rivoluzione scientifica e tecnologica lo ha in qualche modo parcellizzato, in linea con le riflessioni dell’Illuminismo. La cultura in senso classico aveva invece un significato integrale, cercava un’idea compiuta di significato e consentiva ancoraggi certi a temi valoriali definiti.
Nel corso della presentazione molto spazio è stato dato alla grande musica con le performance del pianista Roberto Imperatrice, che ha incantato il pubblico suonando Listzt e Prokofiev e alla poesia con la declamazione di versi da parte dell’avv. Mario Calzolaro.
“Art in the city 2017: Francesco Bruno e i tesori del Municipio tarantino” è stata una preziosa occasione per recuperare la conoscenza e la memoria di un periodo storico ancora poco esplorato nella nostra città.

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