La Commedia “Le Rane” di Aristofane nella relazione del prof. Piero Totaro

 

Locandina Totaro 19 maggio

di SILVANA GIULIANO

Le Rane, la commedia di Aristofane ambientata nell’Ade, fu messa in scena per la prima volta nel 405 a. C. ad Atene, nel grande teatro di Dionìso situato sulle pendici meridionali dell’Acropoli, in occasione delle Lenee, le feste in onore di Dioniso Leneo che si tenevano nei mesi di gennaio e febbraio. Prossimamente, lo spettacolo sarà rappresentato nel Teatro greco di Siracusa nell’ambito del 53° ciclo di rappresentazioni classiche organizzate dall’INDA (Istituto del dramma antico). Sulla scena, dal 29 giugno, vi saranno Salvatore Ficarra e Valentino Picone, rispettivamente nella parte di Dioniso e del servo Xantia.
Come ogni anno, numerosi soci della delegazione dell’AICC di Taranto “Adolfo Mele” si recheranno a Siracusa per assistere alla rappresentazione. Pertanto la prof. Franca Poretti, presidente dell’associazione, ha ritenuto opportuno invitare il prof. Piero Totaro, ordinario di Letteratura greca e Storia del teatro greco presso l’Università degli studi di Bari, a tenere una relazione su “Le Rane di Aristofane tra letteratura e politica”. L’evento si è svolto lo scorso 19 maggio nell’Aula Magna del Liceo Archita.

Totaro

Le Rane di Aristofane – ha spiegato il prof. Totaro – costituiscono il punto di partenza inevitabile e fondamentale come testo vitale nel dibattito critico culturale di fine V sec, e rappresentano il primo testo di critica letteraria sulla tragedia greca, prima della poetica di Aristotele. Il testo è stato conservato integralmente dalla tradizione medioevale e dai codici che lo hanno trasmesso per intero, perché documentato in 80 codici manoscritti. Le Rane facevano parte, con le commedie Pluto e le Nuvole, della triade bizantina. Inoltre, erano una fonte straordinaria di notizie sui due grandi tragediografi Eschilo e Euripide, i principali protagonisti della triade del secolo d’oro del teatro ateniese”.

La commedia è così chiamata perché sono le Rane che in coro accompagnano Caronte mentre traghetta Dioniso nella palude dello Stige. Essendo morti i tre grandi tragici Eschilo, Sofocle ed Euripide, in Atene la crisi è tale che Dioniso scende nell’Ade per riportarne sulla terra uno affinché possa salvare le sorti letterarie e il teatro della città. Dioniso vi giunge con il servo Xantia, mentre Eschilo ed Euripide si contendono il trono di miglior tragediografo. Si svolge una gara in cui il dio fa da arbitro e pesa sui piatti della bilancia i versi pronunciati dall’uno e dall’altro. La bilancia pende a favore di Eschilo. La commedia è ricca di riferimenti alla difficile situazione politica che Atene viveva e il viaggio di Dioniso, che inizialmente è descritto come un tentativo di salvare la tragedia, alla fine ha lo scopo di salvare la città di Atene.

“Quello che sorprende – ha aggiunto il relatore – è che la vittoria è assegnata non in virtù del migliore modo di comporre tragedia o nell’abilità di essere un buon poeta tragico, ma nella capacità di saper dare un valido consiglio per la salvezza della città in un momento drammatico della polis ateniese, quando Atene era sull’orlo del baratro, a un passo dalla sconfitta definitiva, come avverrà pochi mesi dopo la rappresentazione della commedia. Atene, infatti, nel settembre del 405, subì una pesantissima sconfitta ad Egospotami e nella primavera del 404 si arrese senza condizioni alle truppe di Lisandro che entrarono in città dopo mesi di occupazione, e trovarono una città ridotta ormai alla fame. Un testo comico, ma che a tratti e soprattutto nella parabasi e nel finale è serissimo e che lancia un manifesto politico, fondato su due principi cardine: il primo è la riconciliazione nel corpo civico, dopo i fatti laceranti del colpo di stato oligarchico del 411, dopo le vicende delle Arginuse, con la condanna a morte degli strateghi vincitori della battaglia navale del 406; l’altro è il rinnovo della classe dirigente, ossia mettere da parte i Poneroi, i vecchi politici che hanno gestito la cosa pubblica e affidarsi ai Chrestoi, ossia persone nuove ed oneste”. La commedia si chiude con il ritorno sulla Terra di Eschilo, scortato dal Coro dei Misteri di Eleusi come in una solenne processione: ad illuminare il percorso la luce delle fiaccole, una scena che lo stesso Eschilo aveva descritto nella celebre tragedia “Le Eumenidi”.

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