Solenne festività del Corpus Domini: il discorso di S.E.R. Mons. Filippo Santoro

Fratelli e sorelle

Oggi il nostro popolo rende gloria a Dio qui presente nel corpo e nel sangue del suo Figlio, mirabile dono agli uomini; pane dei figli, pane degli angeli. E’ qui Gesù, è il Signore! Questo sento di esclamare al termine della processione del Corpus Domini. Come Giovanni che nella bruma mattutina sul litorale del lago di Tiberiade scorge la sagoma del Risorto perché ne ha riconosciuto le parole, la voce, i segni, così vi invito ad adorare l’Eucarestia. Viviamo con gli apostoli la gioia e lo stupore di chi rivede il proprio Maestro vivo dopo la passione, vicino dopo il breve distacco, sempre amico anche dopo i nostri peccati, provvidente per la nostra gioia, ristoro alle nostre fatiche.

Ce lo siamo detti lungo tutto il percorso di questa sera, lo abbiamo annunciato a tutti coloro che hanno assiepato i bordi delle strade. Abbiamo detto: questo è il Signore!
Abbiamo camminato pregando e cantando, così Gesù pellegrino accanto a noi viene a scaldarci il cuore, viene a bussare, viene darci coraggio, viene a dare senso. E se ciascuno di noi ha l’ardire di chiedere: “non andare oltre Signore, resta con noi, perché il giorno ormai volge al declino” allora si apriranno i nostri occhi allo spezzare di questo pane, lì dove tutti i sensi taceranno, gli occhi di chi crede lo vedranno e lo riconosceranno: Dominus est! È il Signore!

Il Verbo di Dio fatto uomo per noi è la “Salutaris Hostia”, la vittima di salvezza che spalanca la porta del cielo ed è di noi viandanti il farmaco, il sostegno e il premio; per noi che vogliamo vivere ed essere da Lui salvati. Questo pane è Colui che fu crocifisso. Il suo sangue è proprio quello sgorgato dal suo fianco sulla croce. E qui Lui è glorioso come si è mostrato agli Apostoli dopo la resurrezione, quando ha fatto vedere anche a san Tommaso i segni delle sue ferite ormai gloriose.
Ti adoriamo Signore perché ci dai te stesso nel sacrificio della passione e nella gloria della risurrezione; ti doni ora come pane del nostro cammino. Pane e vino, frutto della terra e del nostro lavoro.

Per questo Signore ti preghiamo: proteggi e custodisci la nostra terra tante volte ferita, umiliata devastata dall’inquinamento, dall’inciviltà, dalla sete del massimo profitto, da un modello di sviluppo che ha messo al centro il dio denaro e non la persona umana, l’ambiente e il bene comune. Ti preghiamo anche per il nostro lavoro: per il lavoro che non c’è, per il lavoro precario, perché cessino e siano curate le ferite perpetrate sul lavoro come il caporalato, il lavoro nero, le agromafie e le ecomafie. Ti preghiamo per i nostri poveri quelli che non hanno nulla e quelli che non riescono ad arrivare a fine mese; per i nostri giovani che non hanno nessuna prospettiva di lavoro e vivono dell’aiuto dei genitori e dei nonni. Ti preghiamo per i poveri che vengono da fuori, per i migranti, per quelli che fuggono dalle guerre, dalla fame, dalla violenza, dalla corruzione, dalla siccità. Ti preghiamo particolarmente per gli ammalati che insieme con i poveri sono la carne di Cristo.
Signore ti sei fatto pane, ti sei fatto vino; aiutaci a trovare strade concrete per rispondere al bisogno del pane quotidiano ed anche del pane della dignità, del rispetto, del pane dell’infinito. Aiutaci a non fuggire dal sacrificio del proprio dovere, del lavoro ben fatto, del rispetto della legalità nelle sua varie manifestazioni. Che nella nostra Città, a cominciare dalla Città vecchia le nostre strade siano pulite, le nostre case siano sicure. Che ci sia una lotta seria contro i mercanti che seminano morte attraverso la droga, la pornografia, l’usura e contro ogni metodo illegale e malavitoso.
Lo tenga presente chi ci governerà a livello comunale, ma anche lo dobbiamo tener presente nelle nostre case, nelle scuole condannando ogni forma di bullismo, nei nostri posti di lavoro e di svago. E’impegno delle autorità ed è una responsabilità di ciascuno di noi.

Nell’Eucarestia di oggi e di sempre c’è la fonte vera del dono di sé; c’è l’invito ad amarci gli uni gli altri. È di oggi e di sempre l’invito di amare i nostri nemici, è di oggi e di sempre l’invito ad annunciare il Vangelo ad ogni creatura.

Chi appartiene all’Eucarestia desidera e pratica la comunione. Questo Pane viene spezzato solo per essere condiviso perché tutti partecipino all’unica mensa.

Aver portato il Pane Santo in mezzo alle nostre strade equivale ad impegnarci nell’unità a partire dalle nostre famiglie, nelle comunità parrocchiali e nella società civile.
Divisi siamo destinati a crollare, la divisione è nemica della costruzione. Le differenze fanno crescere, la divisione lacerante non porta a nulla.
Esorto alla comunione prima di tutto i miei sacerdoti, i diaconi e i religiosi e le religiose e tutti i laici dell’arcidiocesi. Vedete come è bello stare insieme intorno a nostro Signore? La comunione e la concordia deve essere il nostro stile di vita. Gesù ha fatto di noi un solo popolo, una sola famiglia e dobbiamo rimanere uniti a Lui come i tralci alla vite, così che le nostre comunità e le nostre fatiche non siano sterili ma cariche di frutti!
Vorrei tanto che questa unità si riverberasse fiduciosa sulla nostra Taranto che vive passaggi complicati e faticosi, ma che non manca di essere benedetta dal Signore in questi anni di prova. Ma le prove si superano insieme cercando di perseguire il bene comune.

Purtroppo le lacerazioni, la diaspora dei cittadini chiamati al voto, il disimpegno e la delusione non ci aiuteranno ad affrontare le sfide future. Mi rendo conto che l’unità è la strada più difficile, lo sperimentiamo anche in famiglia. L’unità si fa cercando qualcosa di più grande dell’interesse immediato e avendo come riferimento un punto comune. E’ urgente mettere in comune il meglio che abbiamo e che si trova nelle varie componenti della società civile per la rinascita della Città. Occorre tornare ad entusiasmare i giovani e saranno essi i primi a spendersi per ideali più grandi dell’individualismo, del “denaro, della lussuria e del potere”. Per noi qui riuniti l’unità si fa guardando insieme al Signore e seguendolo pieni di commozione nel servizio ai fratelli più bisognosi e nelle scelte della nostra vita quotidiana.

In questo cammino non siamo soli perché il Signore non è appena fonte di un insegnamento morale, ma Lui è la fonte di una vita nuova. Lui è il chicco di grano morto per i nostri peccati nelle viscere della terra e risorto per darci vita. E come non pensare al sacrificio dei chicchi macinati nell’impasto dell’unico pane? La comunione costa sacrificio e impegno e al Signore chiediamo la forza di atti coraggiosi che possano mettere il vero pane in tavola.

Fratelli e sorelle ecco il pane! Dominus est! Ecco quel che il Padre ci dona in risposta alla fame degli uomini, preparato dal fuoco dello Spirito Santo.
Questo Pane è per noi, per tutti, perché mangiandone abbiamo in noi al vita. Riceviamo questa benedizione sentendoci amati da Dio al termine di un altro anno pastorale il Signore ci rinfranchi e ci doni ristoro ed entusiasmo sempre nuovo.
Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e Divinissimo Sacramento.

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