L’arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, è intervenuto al convegno nazionale della Cisl tenutosi a Roma

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Mercoledì 28 giugno l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, quale presidente delle settimane sociali dei cattolici italiani, è intervenuto al convegno nazionale della Cisl tenutosi a Roma. E’stata l’occasione per ribadire alcuni aspetti anche del suo magistero in questi anni tarantini.
Di seguito l’intervento di S.E.R.

Un caro saluto a tutti; non si può aggiungere nulla dopo quanto ha detto questa mattina Papa Francesco nell’Udienza alla CISL quando ha sottolineato l’urgenza di un “nuovo patto sociale umano, un nuovo patto sociale per il lavoro” ed ha indicato le sfide della profezia e dell’innovazione, ed ha parlato dell’”economia sociale di mercato ” citando San Giovanni Paolo II. Tuttavia presenterò la 48° Settimana Sociale, come Presidente del comitato scientifico organizzatore delle Settimane Sociali ed anche della Commissione Episcopale per i problemi sociali, lavoro, giustizia, pace, custodia del Creato. Desidero però parlarvi a partire dall’esperienza di vescovo di Taranto dove sono arrivato nel 2012, dopo 27 anni di missione in Brasile dove sono andato come missionario Fidei donum. Partiamo da Taranto, città e situazione molto calda per varie ragioni e tra di esse spicca la vendita dell’Ilva e che mi ha visto raccogliere l’invito delle organizzazioni sindacali per un’unità di interventi.
Premessa: la situazione Taranto
I sindacati che desiderano fare con il vescovo un solo fronte comune, un osservatorio popolare dei problemi, costituisce quasi una novità e mi racconta di una maturità e di una comunione di intenti per il benessere dei cittadini che mi fa ben sperare. D’altronde Taranto è tappa storica del pontificato di Paolo VI che la notte di Natale del 1968 venne a sanare una ferita ingiustificata fra Chiesa e lavoratori, ripetendo che il “fondatore” della chiesa nasce, cresce e si forma nella bottega del carpentiere. Quanta strada si è fatta e quanto la Dottrina Sociale della Chiesa promuove un dialogo con il mondo del lavoro e dell’economia perché sia promossa la piena dignità di ogni uomo che mediante il lavoro si realizza e risponde, con l’opera della sua mani, al progetto di Dio e alla sua santificazione.
Come non pensare alla fase attuale dello stabilimento? Dall’inizio del mio ministero tarantino sono sfilate davanti alla città tante situazioni, le più disparate e disperate, sullo sfondo dell’assurdo conflitto salute-lavoro, lì dove il problema del lavoro, di immediata vostra competenza, va ad inanellarsi con la sicurezza (quanti incidenti sul lavoro! Ho negli occhi i funerali celebrati!), e con la perversa opposizione con la salute per via dell’inquinamento.
Sono stato interpellato da molti in questi giorni sulla questione della vendita Ilva e sui conseguenti esuberi. Sono numeri che fanno tremare i polsi se si pensa che dietro ogni operaio c’è poi la sua famiglia, nella stragrande maggioranza si tratta di famiglie monoreddito con degli impegni sull’unica busta paga già presi come il mutuo. Per non pensare a tutti i futuribili travasi dei contratti e alle incertezze previdenziali per la vecchiaia e per quella che dovrebbe essere la meritata pensione. Problemi per i quali da voi ho solo da imparare. Le manifestazioni rassicuranti del Governo ci sono state. Io stesso ho interloquito coi Ministri, ma, voi m’insegnate non siamo di fronte a materie univoche e la preoccupazione rimane tanta.
Quello che il vescovo di una città come Taranto vede e ascolta ogni giorni è costituito dai drammi famigliari di chi non ha lavoro, di chi ha esperienze di malattia e di morte, di chi desidera cielo, terra e mare puliti. Ci siamo sentiti per anni schiacciati dal ricatto occupazionale, dal primato della fabbrica e quindi del profitto sul bene dei suoi operai. Se un vescovo parla in una assemblea che non è proprio sotto il suo pulpito abituale è per dire che il profitto non può essere anteposto all’uomo.
A Taranto abbiamo titolo di pretendere chiarezza fin da ora, abbiamo diritto di pretendere un frutti più copiosi da un’azione governativa, nella quale abbiamo posto la fiducia di una terra con un problema più grande di essa del quale non poteva farsi un carico esclusivo a livello locale ma che doveva necessariamente interpellare le responsabilità nazionali.
Normale quindi che da me vengano in una processione quotidiana soprattutto coloro che non hanno lavoro o che rischiano di perderlo. Poi l’altra processione è fatta toccate dalle varie malattie legate all’inquinamento o che hanno avuto morti in famiglia per questa ragione. E’ il problema della salute che ho potuto costatare direttamente visitando l’Ospedale Nord, Giuseppe Moscati di Taranto nel reparto dei tumori, particolarmente quelli infantili. E qui manca tuttora un polo oncologico.
Nel mio episcopio infatti io ho delle consacrate che fanno l’ordinaria amministrazione e una volta alla settimana poi viene un’impresa di pulizia e la signora che è dell’impresa mi dice spesso: “Don Filippo, eccellenza, vedo che tanta gente viene da lei per chiedere e ve lo devo dire pure io. A casa ho due figli grandi uno di 31 e uno di 28, ma sono senza lavoro, se può fare qualcosa, so che non è suo compito, ma se ci può indicare un cammino, perché stanno entrando in depressione”. Per questa ragione, quando presento la prossima Settimana Sociale di Cagliari, il mio punto di partenza non è costituito dai numeri o dalle teorie economiche, ma dalle facce delle persone e noi vogliamo dare una risposta a queste facce in carne e ossa e a quanti mi scrivono. Ultimamente una signora che ha il marito in carcere perché era violento, e 5 figli di cui uno anche lui in carcere per coinvolgimento nel mondo delle droga, ed ha già un bambino. Mi scrive affinché io lo faccia uscire dal carcere di Turi perché è un bravo ragazzo, è stato messo in mezzo in qualcosa in cui non c’entrava niente…”
Registri comunicativi della Settimana Sociale
Siamo esattamente a 110 anni da quando sono cominciate le settimane Sociali dei cattolici italiani. Ha dato il via nel 1907 Giuseppe Toniolo e poi sono state sempre un momento incisivo nella vita sociale dell’Italia, con personalità di altissimo rilievo; ricordo per citarne solo una Giorgio La Pira che ha dato un contributo notevole sia alla Dottrina Sociale della Chiesa che alla Costituzione.
Anche questa Settimana Sociale vuole proporre qualcosa di utile per il nostro Paese, per le persone, per la gente, per la vita quotidiana approfondendo un tema centrale che tocca la vita di tutti che è il lavoro. Sulle linee di preparazione trovate un discorso continuo, io voglio indicarvi alcuni registri comunicativi ed alcuni punti cruciali della problematica del lavoro.
1. La denuncia. La Settimana di Cagliari sviluppa quattro registri di cui il primo è la denuncia. Innanzitutto del lavoro che non c’è, soprattutto la disoccupazione giovanile che dai 15 ai 25 anni, ai 29 anni al Sud è intorno al 50%, con punte del 60%, e poi anche la disoccupazione degli adulti. Nel mio cassetto ho 200 curricula da piazzare, che sono di giovani e adulti acculturati e che hanno girato per i vari uffici di collocamento e centri per l’impiego e vengono poi dal vescovo. Non saremo noi con la Settimana Sociale a risolvere tutti i problemi del lavoro, e non ci vogliamo sostituire né allo Stato né a nessuno, ma vogliamo, come dice Papa Francesco, aprire dei percorsi.
Nel registro della denuncia, insieme all’assenza del lavoro c’è quello della precarietà del lavoro: il lavoro nero, il caporalato, le agromafie, le ecomafie. Ho presenti i tristissimi momenti quando celebro il funerale per le vittime per es. dell’Ilva e dell’indotto; o la testimonianza del marito della signora Paola Clemente, bracciante che è morta l’anno scorso ad Andria per causa del caporalato.
2. Non vogliamo però fermarci solo alla denuncia o solo al lamento, ma vogliamo proporre buone pratiche e questo è il secondo registro comunicativo per mostrare che c’è da parte di tante persone una creatività in atto anche in situazioni difficili nel Mezzogiorno come nel resto d’Italia. Cito tra i tanti esempi il progetto Policoro e il progetto coordinato dal prof. Becchetti “Cerco lavOro” con un censimento di 300 buone pratiche che promuovono lavoro e ne indicano la ripetibilità in altre situazioni d’Italia. Per porre rimedio alla povertà avanzante anche da noi in Italia. Per venirne fuori è importante conservare il lavoro che c’è e creare lavoro incentivando la nascita di imprese virtuose. Papa Francesco nel discorso all’ILVA di Genova, ha descritto l’imprenditore virtuoso che è il primo che lavora e che ha come obiettivo non l’ottimizzazione del profitto, ma il bene dei suoi dipendenti e quindi il bene dell’impresa in una circolarità solidale con il mondo produttivo. Il papa ha fatto la distinzione tra buon imprenditore e mercenario. Tra reddito e lavoro. Si esce dalla povertà quando l’opzione preferenziale per i poveri si traduce nel creare opportunità di lavoro offrendo incentivi e proposte per superare una situazione ingiusta e drammatica.
3. Il terzo registro comunicativo oltre quello delle buone pratiche è il racconto del lavoro che cambia. La sfida di Cagliari guarda al presente ed al futuro, non al passato. È la sfida soprattutto dell’innovazione, dell’economia 4.0, dell’innovazione tecnologica con tutte le domande che pone. Prima tra tutte quella sul senso del lavoro e quindi sul rapporto lavoratore – macchina. L’innovazione tecnologica farà perdere sicuramente tanti posti di lavoro, ma ne farà nascere altri. In un nuovo rapporto tra capacità ed abilità. E poi il posto della intelligenza umana e della coscienza che guida lo sviluppo di una tecnica a servizio della persona e del bene comune. Anche in questo punto è importante avere presenti le facce delle persone, dei giovani e dei loro bisogni, dai bisogni primari al bisogno di significato, del senso del lavoro che è unito al senso della vita.
In un Convegno promosso a Taranto dalla Arcidiocesi – “Ambiente, Salute, Lavoro. Un cammino possibile per il bene comune”. Atti del convegno del 7 novembre 2013- ho fatto riferimento all’innovazione tecnologica come punto importante per la soluzione del problema dell’inquinamento. A questo convegno ho invitato i sindacati, l’impresa presente attraverso i commissari, la magistratura, l’università presente attraverso il Politecnico di Torino e di Bari-Taranto, e le varie associazioni ambientaliste. A coloro che chiedevano la chiusura dell’Ilva i docenti universitari presentavano quanto è accaduto a Duisburg dove l’innovazione tecnologica ha reso possibili una produzione compatibile con la difesa della salute e dell’ambiente. In realtà al fondo c’è qualcosa di più, c’è la questione del modello di sviluppo che vogliamo: o la massimizzazione del profitto o il profitto a vantaggio della persona del lavoratore, delle famiglie e della società. O un modello di sviluppo che produce scarti o una economia sociale del bene comune dove il centro della questione sociale è costituito dalla persona e dal lavoro.
4. L’ultimo registro della Settimana Sociale è costituito dalle “proposte” che vogliamo presentare sul piano istituzionale al Governo e al Parlamento per aiutare a sciogliere alcuni nodi che ci stanno più a cuore. Non saremo noi a risolvere i vari problemi legati al lavoro va vogliamo indicare prospettive, percorsi e proposte di legge che raccogliamo sul nostro sito: http://www.settimanasociale.it Una di esse potrà essere una maggiore defiscalizzazione particolarmente delle piccole medie imprese. Un’altra proposta potrà essere la promozione di incentivi nella creazione di imprese da parte di giovani e soprattutto nel Sud, visto che l’avvio di una soluzione del problema economico del Mezzogiorno è un bene per tutta l’economia del nostro Paese. Per il Sud sono stati fatti passi aventi con la creazione del Ministero del Mezzogiorno e la realizzazione di vari patti con le regioni, vedi Patto per la Puglia. È però necessaria una strategia specifica per il Sud che sinora è mancata.

Alcune sfide urgenti
Oltre ai quattro registri comunicativi vorrei presentare alcuni sfide che vorremmo affrontare a Cagliari
1. Innanzitutto il rapporto scuola lavoro perché la questione è che prepariamo tante volte i nostri giovani su cose che non potranno mai utilizzare. In certi posti è già in atto come per esempio in Veneto in qualche altra parte del nord del Paese. Occorre rivedere la questione dell’alternanza scuola lavoro perché in molti posti quando la cosa non rientra in un vero progetto e non è ben preparata si riduce ad una gita e fa perdere tempo agli insegnanti che non riescono a completare il programma e non apre reali prospettive ai ragazzi. C’è una legge, un intervento governativo che nella sua realizzazione incontra reali difficoltà che invitano a ripensare tutta la formazione professionale
2. Altro tema che la Settimana di Cagliari toccherà è la questione del lavoro femminile con le sue implicazioni sulla vita familiare. Il dato più evidente è che da qualche anno le ragazze raggiungono livelli di scolarità superiori a quelli dei coetanei maschi, ma nonostante questo i loro salari sono più bassi. Anche la disoccupazione femminile è più alta della media, e, a parità di funzione i salari delle donne sono più bassi di quelli degli uomini. A questo si aggiunge anche la questione della denatalità che è anche legata ad altri fattori, ma per il mondo del lavoro è di grande attualità e urgenza, visto che in Italia il tasso di natalità è tra i più bassi d’Europa. Legato a questo problema c’è una serie di studi e di proposte che parlano del “lavoro di cura” e penso agli studi della filosofa canadese Nedelsky. Lei dice che noi dovremmo arrivare al lavoro part time, cioè ad un tempo lavorativo che prevede un 50% produttivo un altro 50% di cura, che è un’altra forma di lavoro riconosciuto come tale. Il prendersi cura della famiglia, degli ammalati, delle persone disabili, dei propri cari piccoli o anziani. E questo non significa “lavorare tutti, lavorare meno”, ma è tutta un’altra visione della realtà. Se guardiamo al lavoro delle donne attualmente è già così perché, oltre il proprio lavoro, c’è la famiglia, la casa, i figli e questo è un lavoro a tutti gli effetti.
3. A Cagliari toccheremo anche un’altra tematica che è quella del lavoro dei portatori di disabilità che non possiamo ignorare e che è lavoro effettivo e non beneficenza. Siamo chiamati ad evitare ogni discriminazione.
Lo stile della settimana sociale che stiamo sviluppando nel nostro comitato è uno stile partecipativo e solidale, come lo abbiamo vissuto nel Convegno ecclesiale di Firenze nel novembre del 2015. Desideriamo partire da esperienze reali e mettere da parte la “convegnistica”. Certo vogliamo offrire anche un contributo di pensiero, ma soprattutto offrire testimonianze di come è possibile difendere le persone che lavorano e di come si può creare lavoro. Gli ordini professionali ed ora grazie a questo invito della CISL direttamente i sindacati. Ci interessa non solo arrivare ad una Settimana Sociale significativa, ma soprattutto ci interessa il dopo. L’obiettivo non è la settimana sociale ma lo sviluppo posteriore alla settimana sociale.
Conclusione
Vorrei terminare sottolineando un punto centrale di questa Settimana Sociale che è la questione del lavoro degno e del senso del lavoro. Che cos’è il lavoro degno? In un incontro promosso da Papa Francesco con i Movimenti Popolari presenti nel mondo a cui anch’io sono stato chiamato ho incontrato i raccoglitori di cartoni “cartoneros” dell’Argentina e quelli della Colombia; e poi c’erano i senza terra del Brasile e poi c’erano i portatori di risciò dell’India e del Bangladesh e diversi altri poveri della terra tutti molto motivati dal fatto di essere stati convocati dal Papa. Il mio contributo si è concentrato sulla dignità del lavoro. Un sindacalista spagnolo ha chiamato il loro lavoro “economia informale” e sommersa. Al che il capo dei cartoneros ha risposto che la loro economia non è informale, ma popolare. Il fatto di non essere dichiarata dipende dal fatto di proporre una economia alternativa al modello di sviluppo dominante. Un portatore di risciò del Bangladesh ha aggiunto“ se io guadagno 10 dollari alla settimana e ne devo dare 6 al Governo come posso vivere? Perché io ho bisogno di un lavoro degno”. A questo punto sono intervenuto raccontando cos’è per me il lavoro degno e ho detto: “Io sono Vescovo, qual è il lavoro che faccio? Accolgo la gente ascolto i loro problemi tutte le mattine e così si realizza la mia missione ed il mio lavoro è degno”. Poi ho aggiunto che il lavoro deve essere degno perché la nostra persona è “degna”. La persona è immagine e somiglianza di Dio”. E riferendomi al portatore di risciò ho detto il tuo lavoro è degno perché tu porti denaro alla tua famiglia, ma anche per il fatto che realizzi la tua persona che è degna di un salario adeguato e di una vita adeguata. Ci deve essere il giusto salario, ma c’è una dignità nell’opera che fa, nel tuo lavoro che è grande e degno perché “tu sei degno”. Il portatore di risciò si è commosso e mi ha detto: “io non ho mai pensato che fosse degno il mio lavoro. Ora scopro che nel lavoro oltre ad aiutare la mia famiglia, sono degno, che nel lavoro ci sono io!”. La battaglia più grande è nelle condizioni del lavoro e nel senso del lavoro. Non quindi lavoro come pura sopravvivenza o come massimizzare il profitto, ma come occasione ed opportunità per la realizzazione della persona e della vita.
Il santo Padre nell’udienza di questa mattina alla CISL vi ha messi in guardia dal “diventare troppo simile alle istituzioni e ai poteri che invece dovrebbe criticare. Il sindacato, col passare del tempo ha finito per somigliare troppo alla politica, o meglio, ai partiti politici, al loro linguaggio, al loro stile”. E quindi il Papa rilancia per voi la sfida della profezia. Ma da dove la potete attingere l’ispirazione e le forze per questa sfida? Lo potete fare ripigliando la matrice culturale della CISL, le ragioni che l’hanno fatta nascere rivivendole nelle mutate situazioni del nostro oggi. Stando sempre più con la gente nelle periferie, lo ha ricordato anche oggi e alimentandovi della vita della comunità cristiana. Qualcosa che nella nostra società liquida, non si identifica con il mondo o il potere, ma tende a cambiarlo. Andando oltre le ideologie e il dominio di questa economia che uccide ed offrendo una vera speranza al nostro popolo. Posso testimoniare che nella mia Taranto questa vicinanza alla comunità cristiana esiste ed è viva. Il Papa ci invita ad alimentarla e ad offrirla a tutti. Questa è anche la prospettiva in cui noi ci muoviamo per la prossima Settimana Sociale di Cagliari.
Grazie….

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