L’onorevole Luciano Violante ospite della “Tre giorni di riflessioni”

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Le bombe, i tentati golpe, la guerra psicologica in Italia ovvero gli anni ‘92, che si aprono con l’assassinio di Salvo Lima, passano attraverso il barbaro attentato costato la vita ai giudici Falcone e Borsellino (e agli uomini delle rispettive scorte oltre che al giudice Francesca Morvillo) e hanno il loro epilogo nel ‘93 con l’attentato di via dei Georgofili a Firenze, con quello di Milano, in via Fauro, nel quale Maurizio Costanzo rimane miracolosamente illeso, l’omicidio di Ignazio Salvo, imprenditore legato a Cosa Nostra, per sforare, infine, nel 1994 con la tentata strage vicino lo stadio Olimpico di Roma.
Un periodo, duro, difficile che chiudeva alle sue spalle la porta sulla Prima Repubblica per spalancarne una piu’ grande su quella che sarebbe stata la Seconda Repubblica caratterizzata dall’ascesa di Silvio Berlusconi e dalla polverizzazione dei partiti tradizionali.
Tutto questo è “La strategia dell’inganno”, il libro scritto dalla giornalista Stefania Limiti e presentato nel pomeriggio di venerdì nell’ambito della Tre giorni di riflessioni organizzata dal consigliere regionale Gianni Liviano e dall’associazione “Le città che vogliamo” in collaborazione con “Argomenti 2000” che fa riferimento all’on. Ernesto Preziosi, già presidente nazionale di Azione cattolica. Un appuntamento anticipato dalla lettura del messaggio del ministro alla Giustizia, Andrea Orlando, impossibilitato, per impegni concomitanti, a partecipare alla Tre giorni di riflessioni.
A discutere con Stefania Limiti di quel particolare momento storico l’on. Luciano Violante, già presidente della Camera dei Deputati, e autore, anche lui, di un libro dal titolo “Democrazia senza memoria”. Due libri, quelli presentati venerdì (con Violante hanno dibattuto l’ex presidente del Tribunale di Taranto, il giudice Morelli, e il prof. Grasso, associato di Diritto costituzionale all’Università del Salento), uniti dal filo rosso di una stagione politica difficile, per certi versi drammatica, madre di quell’attualità stringente che fa dell’Italia ancora il paese dei misteri, dei gialli irrisolti.
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“Stragi – ha spiegato Stefania Limiti – che non furono realizzate soltanto ed esclusivamente da Cosa Nostra ma ci fu un doppio livello. A mio avviso – ha aggiunto la giornalista – ci fu un lucido super potere che ha influenzato la dialettica democratica creando un vuoto di potere. L’Italia stava uscendo dalla guerra fredda che aveva comportato un terremoto politico all’interno delle istituzioni sostanzialmente liquidate, sia quelle politiche sia quelle dell’intelligence. Tutto questo ha creato quel vuoto di potere dal quale è nata Forza Italia che nel ‘94, con Berlusconi, vinse le elezioni. Ma tutto questo non si realizzò attraverso un processo naturale ma attraverso una strategia dell’inganno, attraverso una serie di atti intimidatori, terroristici, due tentativi di colpi di stato. Ne sappiamo troppo poco, ci hanno raccontato troppo poco”.
Il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica e una democrazia che non ha piu’ memoria legate tra loro da un sottile filo rosso. “Le democrazie si suicidano quando le idee di libertà e di giustizia attorno alle quali si erano costituite diventano loro estranee”, scrive infatti l’on. Violante nel suo “Democrazia senza memoria”, opera nella quale passa in rassegna tutte le diverse minacce che, a suo avviso, mettono a rischio le democrazie occidentali.
Allora cosa fare per far vivere pienamente la forza della democrazia? Per l’on. Violante la strada è tracciata. “Senza doveri – spiega l’ex presidente della Camera nel suo libro – non esiste il concetto di nazione: i doveri specificano il senso complessivo della cittadinanza, come obbligo politico e come rete di rapporti civici. La continua rivendicazione di diritti senza alcun riferimento ai doveri, inoltre, aumenta l’egoismo sociale e allenta i legami di appartenenza alla comunità civile”.
Ragion per cui, ha aggiunto l’on. Violante, i diritti senza doveri “trasformano i desideri in pretese, sacrificano il merito e finiscono per legittimare gli egoismi individuali. Col promettere diritti senza richiedere l’adempimento di doveri altro non si ottiene che accrescere il rancore sociale, perché si promette quello che non si può mantenere, e, in ambito pubblico, si conferiscono poteri di veto, lasciando campo libero alla demagogia e al populismo”. Insomma, ha poi concluso Violante, “occorrono strumenti nuovi per capire dove stiamo andando”.

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