Silvano Trevisani ospite del Centro di Ricerca Arte Contemporanea per il suo ultimo libro “Ombre sulla città perduta”

Ombre sulla città perduta

Nello spazio artistico-culturale Crac-Puglia (Centro di Ricerca Arte Contemporanea – in corso Vittorio Emanuele II, 17), proseguono le iniziative con la programmazione di un nuovo appuntamento che vedrà ospite, lunedì 31 Luglio 2017, alle ore 19.00, il dott. Silvano Trevisani, scrittore e giornalista professionista con il suo romanzo, fresco di stampa: Ombre sulla città perduta (Edizioni Radici future, 2017). TALKinCRAC incontri con gli autori è il secondo appuntamento che vuole delineare, con la partecipazione di noti autori, una serie di esperienze costruttive e di confronto con realtà diverse, nonché di dialogo e scambio di opinioni.

Il romanzo di Silvano Trevisani “Ombre sulla città perduta” è uno spaccato di identità tarantina che ruota attorno alle vicende di Andrea Basile, che sono intinte di mistero, a volte in modo sconcertante. “Geometra di ventinove anni dalle vocazioni culturali represse e dalla scarsa reattività, Andrea ha perso il suo lavoro precario in una ditta del subappalto dell’Arsenale nuovo della Marina militare di Taranto, la stessa mattina in cui la città, per una sconcertante coincidenza, è stata svegliata da un’esplosione che ha ucciso due persone nell’Arsenale vecchio, sul Mar Piccolo. Sullo sfondo la città di Taranto, già provata dai suoi storici problemi: inquinamento e malattie derivanti, disoccupazione industriale, sistematico saccheggio delle vestigia storiche, deterioramento inarrestabile del prezioso centro antico. E non sono i soli problemi che attanagliano la comunità: tra questi l’ingombrante presenza della Marina militare, che da un secolo e mezzo ne decide i destini.” Il romanzo sarà presentato dalla prof.ssa Josè Minervini, critico letterario e docente al Liceo Ginnasio Statale “Aristosseno” di Taranto. Seguirà, a cura di Mario Calzolaro, noto avvocato, fine dicitore, la lettura di alcuni brani scelti dal romanzo. L’occasione sarà propizia, anche, per visitare, nello spazio Crac-Puglia, le mostre in corso: “Lungo il Parco del bidente, progetti e installazione nel Parco Sculture di Santa Sofia”; “Ritorno di Spagnulo a Taranto, opere e immagini dell’artista al lavoro”; “Collezione permanente del progetto d’artista”. Silvano Trevisani, giornalista professionista, è caporedattore del settimanale Nuovo Dialogo e direttore della rivista culturale l’Officina-Laboratorio delle culture e delle storie. Ha collaborato con Repubblica Bari e l’Osservatore Romano, ed è stato responsabile delle pagine culturali del Corriere del giorno di Puglia e Lucania. Ha scritto molti saggi di storia, arte, critica, letteratura, oltre a libri di narrativa e poesia. Suoi Michele Pierri e Alda Merini-Cronaca di un amore sconosciuto, L’altra vita delle parole, Creatività e inclusione, e un saggio per il catalogo De Chirico e la Metafisica del Mediterraneo.

Ombre sulla città perduta

Sinossi

Andrea, geometra di 29 anni, dalle vocazioni culturali represse e dalla scarsa reattività, ha perso la sua occupazione precaria, in una ditta del subappalto dell’Arsenale Nuovo della Marina Militare di Taranto, la stessa mattina in cui la città, per una sconcertante coincidenza, è stata svegliata un’esplosione che ha scoperchiato un capannone nell’Arsenale storico, attivo nel cuore del borgo: un attentato nel quale hanno perso la vita due persone, forse gli stessi attentatori. Andrea, che faceva affidamento su quel lavoro per le promesse di prossima assunzione e per i suoi programmi di vita futura, è particolarmente avvilito per essere stato licenziato senza neppure una spiegazione. La ricerca della reale motivazione è alla base della storia che si sviluppa attorno a due filoni principali, tra loro forse neppure connessi: il tiro che gli ha giocato un tecnico settentrionale, che lo ha mandato a prendere una pratica di lavoro impiantistico nella stanza del comandante M.M. (risultata poi una pratica riservata), e la fortuita vicinanza di Andrea a due persone che si scambiavano informazioni riservate su una non meglio precisata Venere d’oro, della cui conversazione avrebbe potuto percepire qualche passaggio. Il tutto si svolge in una città come Taranto, già provata dai suoi storici problemi: inquinamento e malattie ad esso legate, disoccupazione industriale, sistematico saccheggio delle sue vestigia storiche, sistematico depauperamento del centro storico, che evidentemente non sono i soli problemi che attanagliano la comunità. Nelle sue ricerche, Andrea è aiutato dall’amico Silvano, giornalista professionista che egli stesso aveva indotto a collaborare con giornale locale, la cui collaborazione egli sperimentò con “insuccesso” anni addietro. Di fatto, per il carattere debole e riottoso di Andrea, è proprio Silvano che guida le ricerche per risalire a questioni che si rivelano molto più grandi e delicate del previsto. Un’indagine che tocca l’anima stessa della città. Nel frattempo Andrea, che flirtava da anni con Lilli, procace coordinatrice del centro sociale da entrambi frequentato, si innamora perdutamente di una ragazza indiana, che ha visto sul treno assieme ai due fratelli, con i quali veniva spedita dalla città col foglio di via. La ragazza, Shabana, torna a Taranto, in città vecchia, dove aveva amicizie, e intreccia con Andrea una relazione, che però sembra complicare ancora di più una vicenda tortuosa e intricata. Così, mettendo insieme argomenti di solito poco considerati, come il contrabbando delle opere d’arte, l’inattuato risanamento della Città vecchia e soprattutto l’ingombrante presenza della Marina Militare, che da un secolo e mezzo decide i destini della città, e che non di rado è al centro di scandali per episodi di corruzione, la storia evidenzia ed esamina la complessa situazione esistenziale delle nuove generazioni e degli immigrati, spesso sfruttati in tutti i sensi, in una realtà difficile. La struggente bellezza dei luoghi, la ricchezza del patrimonio culturale sarebbero una base sicura su cui costruire la felicità. Ma i troppi ritardi storici, le inadeguatezze politiche e sociali complicano la vita e offrono terreno fertile a chi vuole pescare nel torbido e favoriscono una forte emigrazione giovanile. Così, nulla è scontato, neppure nelle cause dell’attentato terroristico che ha scosso la città, la mattina del licenziamento di Andrea, e che l’ha messa per un po’ sullo stesso piano delle grandi capitali nordeuropee prese di mira dall’integralismo islamico.

Radici Future è un nuovo marchio nei settori dell’informazione e della cultura. Una factory che produce e diffonde contenuti editoriali che raccontano il mondo che sta cambiando.

La nostra è un’aspirazione al racconto complesso, attraverso le diverse forme di scrittura e di narrazione culturale, nello scenario del cambiamento, del sociale, dell’innovazione tecnologica e sociale.

Produciamo e promuoviamo manufatti culturali a tutto tondo, privilegiando le reti tra autori e la mescolanza dei generi e dei prodotti. Le nostre collane e le nostre produzioni vogliono rispondere alla pluralità con la pluralità. Siamo aperti a tutte le forme di scrittura, dell’editoria e della cultura, perché veniamo da esperienze diverse: dalla narrativa, dalla poesia, dalla saggistica, dalla fotografia, dalla musica, dal giornalismo, dalla tivù, dal web, dall’informatica, alla formazione e progettazione. Un insieme di donne e uomini che credono nella cooperazione, nella forza della partecipazione.

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