L’arcidiocesi di Taranto ha tre nuovi sacerdoti

Questa sera nella concattedrale Gran Madre di Dio, l’arcivescovo metropolita di Taranto monsignor Filippo Santoro, ha ordinato tre nuovi giovani preti: Angelo, Marino e Michele

Il racconto della chiamata
Angelo Baldassarre
Angelo Baldassarre, 27 anni, proviene dalla parrocchia Spirito Santo, frequentata assieme ai genitori (Antonio, dipendente Arsenale, e Filomena, casalinga (volontari alla mensa dei poveri della San Pio X) e ai fratelli Stefano e Marianna. Durante la giovinezza si è interrogato sul senso della vita, cercando una serenità che non riusciva a trovare. “A 15 anni – dice – ho iniziato a pensare se, attraverso l’inquietudine, il Signore mi stesse chiamando al sacerdozio: mi sentivo fragile e indegno, ma se Dio me lo chiedeva, dovevo accettare. Però ho preso del tempo per verificare la vocazione”. Diplomatosi come perito chimico, nel 2008 egli è stato assunto all’Ilva come tecnico di laboratorio, intraprendendo contemporaneamente un discernimento vocazionale. “Il lavoro mi ha forgiato caratterialmente – racconta – e l’esperienza vocazionale mi ha fatto comprendere meglio il mio mondo interiore. Mi sono iscritto ad Azione Cattolica, partecipando ad attività teatrali. Ho pensato anche di fidanzarmi, ma non era la mia chiamata. Sentivo infatti nel cuore un profondo desiderio di dedicare la mia vita al Signore e a quanti soffrono”. Avuta certezza della vocazione, Angelo ha lasciato il lavoro per entrare nel seminario di Molfetta. “Stavo seguendo il cuore – dice – e perciò era la scelta più naturale, perché pienamente libera, serena e incondizionata. Volevo rispondere alla universale vocazione all’amore che ha la sua origine in Dio. In quegli anni di formazione ho guadagnato ciò di cui ogni uomo ha bisogno: la pienezza del cuore. Voglio perciòi8y continuare a vivere immerso nel Suo amore e se con la mia vita e con il mio ministero riuscirò a portare un po’ di luce nella vita anche di una sola persona, la mia esistenza avrà avuto un senso”. Attualmente Angelo Baldassarre opera alla Regina Pacis, a Lama. “Dopo gli anni dell’ambiente quasi ovattato del seminario – racconta – è stato bello impegnarmi appieno nell’attività pastorale, soprattutto nell’ambito giovanile, in cui sto profondendo tutte le mie forze e l’entusiasmo dei primi tempi della chiamata. Sto assaporando la gioia del mio cammino vocazionale, che ha la sua naturale conclusione con l’ordinazione sacerdotale”. A Lama, Angelo Baldassarre si è sentito subito ben accolto in quella realtà impegnativa, costituita da gente buona che, dopo la partenza di don Luigi Pellegrino per il Guatemala, attendeva da tempo il prete giovane; importante e preziosa in questo periodo è stata guida del parroco don Mimino Damasi che ha aiutato il giovane a confrontarsi meglio con la comunità e a prepararsi meglio a questo passo decisivo.

Marino D’Amore
La storia vocazionale di Marino D’Amore, 27enne proveniente dalla parrocchia Nostra Signora di Fatima, è maturata in un complesso di avvenimenti di vario genere che gli hanno fatto nascere il desiderio di donarsi completamente agli altri per portare tutti a Cristo, in un’autenticità di vita che solo Lui permette. Ultimo di quattro figli, Marino ha avuto l’esempio dei genitori Isabella e Francesco, catechisti e ministri della comunione in parrocchia, dove ha frequentato l’Azione cattolica. Un’ulteriore occasione per innamorarsi di Dio è stato, all’istituto musicale Paisiello, lo studio del canto lirico che è divenuto il suo canale principale di preghiera. Le esperienze sentimentali giovanili gli hanno fatto comprendere la possibilità di un amore totale al Signore e al prossimo. Fondamentale è stata la testimonianza vocazionale di don Francesco Maranò: “Vedevo in lui – dice – una felicità e una pienezza che m’interrogavano e mi spingevano a cercare meglio dentro di me, fino a quel “sì” che ha dato pace alla mia anima”. Quindi, l’ingresso al seminario di Molfetta. “I primi anni – racconta –hanno permesso una riappropriazione di me stesso e del mio vissuto, facendomi comprendere come il Signore volesse innestarsi nella mia vita per compiere il suo progetto d’amore”. Poi, l’esperienza del dolore: “È stata dura vedere mio padre soffrire per il tumore, di cui è morto tre anni fa; anche mia madre ha lottato contro lo stesso male. In questo ho visto però trionfare la luce della Pasqua di Cristo, che rinnova la speranza di vita eterna e non permette di abbatterci”. Attualmente Marino studia per la licenza in Sacra Scrittura al Pontificio Istituto biblico di Roma e collabora nella parrocchia SS. Annunziata nella Capitale, una bella e numerosa comunità densa di gruppi e movimenti, dove le sei messe domenicali sono molto frequentate e i preti sono sempre disponibili per incontri e confessioni. Marino ha espletato il diaconato celebrando i battesimi e guidando il cammino di preparazione di genitori e padrini; è anche assistente ecclesiastico degli scout e nel periodo pasquale benedice le case. “Il servizio ai fratelli, soprattutto malati, anziani e quanti vivono in solitudine, mi arricchisce e fa maturare il mio senso di responsabilità – dice – Sento di dover rispondere con tutto me stesso all’affetto della comunità e del presbiterio (ben 4 sacerdoti), alla premura dell’arcivescovo che chiede spesso mie notizie: ciò rafforza sempre più la mia vocazione sacerdotale e mi rende felice”

Michele Maggio
La vocazione del 29enne Michele Maggio, attualmente vicario parrocchiale alla Madonna di Fatima in Talsano, nasce quasi in sordina nella sua parrocchia, quella dei Santi Patroni d’Italia, in San Giorgio Jonico, frequentata assieme al papà (Francesco, maresciallo della Marina in pensione) e alla mamma (Maria, casalinga e catechista). Inizialmente fa parte dei ministranti e successivamente del gruppo del post cresima. In concomitanza con gli ultimi due anni al liceo Quinto Ennio, Michele inizia un cammino di discernimento vocazionale con l’allora vicario parrocchiale don Santo Guarino. I colloqui proseguono anche quando frequenta all’università il primo anno di Giurisprudenza e contemporaneamente opera come volontario al doposcuola Caritas e alla Croce Verde di Faggiano. Entra poi in Marina con la ferma di un anno, imbarcato su nave Artigliere. Superati i test per la rafferma di 4 anni, il giovane avverte chiaramente la chiamata al sacerdozio, grazie anche alla guida e alla preghiera di don Pierino Galeone, fondatore dei Servi della Sofferenza. Così, dopo i colloqui con l’arcivescovo monsignor Papa e il responsabile della pastorale vocazionale, don Giovanni Chiloiro, Michele entra al seminario maggiore di Molfetta, con i genitori che accolgono con grande gioia questa novità di vita. Negli anni di formazione egli matura sotto il profilo personale e delle relazioni, condividendo con i compagni il suo vissuto di fede e arricchendo di nuovi contenuti e stimoli la vocazione e il rapporto con Dio. Nell’ottobre dello scorso egli è inviato alla parrocchia Beato Nunzio Sulprizio, dove il parroco don Giuseppe Carrieri e il vicario  don Davide Colella lo aiutano con l’esempio ad entrare meglio nello spirito del ministero presbiterale, facendogli inoltre vivere una preziosa esperienza di fraternità sacerdotale. Michele si sente ben accolto, quasi in famiglia, in parrocchia, dove gli viene affidata la guida dei giovani e del clan degli scout Agesci. Il periodo alla Beato Nunzio gli consente di mettere fuori le sue qualità, specialmente la capacità di ascolto che gli permette di entrare in punta di piedi nella vita più intima delle persone che, cercando consolazione e vedendo in lui una persona degna di fiducia, gli dischiudono lo scrigno delle loro esistenze. “Con ciascuno di loro – dice – mi faccio compagno di strada in cammino verso Gesù, offrendomi così l’opportunità di testimoniare il grande dono ottenuto dal Signore che è la vocazione al sacerdozio”.

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