Un convegno su “Giuseppe Capecelatro tra Mezzogiorno e Europa: diritto, arte, politica di un pastore illuminato”.

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di SILVANA GIULIANO

Mons. Giuseppe Capecelatro fu arcivescovo di Taranto dal 1778 al 1817. Furono anni in cui la città visse un periodo di splendore anche per merito dell’illustre prelato. Chi era Giuseppe Capecelatro, un aristocratico, un antiquario collezionista, un vescovo illuminato, un abile politico, un opportunista della politica, un giurista, un uomo di corte? Sono le diverse domande che gli studiosi, negli ultimi dieci anni, si sono posti dando vita ad un dibattito ed ad una ripresa degli studi sull’Arcivescovo. “Giuseppe Capecelatro tra Mezzogiorno e Europa: diritto, arte, politica di un pastore ‘illuminato’ (1744-1836)” è stato il tema del convegno nazionale svoltosi, martedì 26 settembre, nella sala conferenze dell’ex convento di san Francesco, sede del dipartimento jonico, Università degli studi di Bari Aldo Moro. La giornata è stata promossa dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo II” di Taranto con la collaborazione del Dipartimento ionico dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e con il coordinamento scientifico di don Francesco Castelli, Vittorio De Marco, Francesco Mastroberti e Stefano Vinci.
I lavori sono stati introdotti da don Francesco Castelli e moderati dal prof. Vittorio De Marco. Ricco ed articolato il programma della giornata che ha visto la partecipazione di importanti studiosi provenienti da diversi atenei italiani. Il convegno si è svolto in tre sessioni: nella prima è stato trattato il tema “Politica e diritto nel Regno di Napoli”; nella seconda “Arte e collezionismo”; nella terza “Un Pastore illuminato”. Le conclusioni sono state affidate a mons.  Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei. Di famiglia nobile, Capecelatro era nato a Napoli il 23 settembre 1744, da Tommaso dei duchi di Morrone e da Maddalena Perrelli dei duchi di Montestarace. Studiò a Napoli e fra i suoi insegnanti vi furono l’economista Antonio Genovesi, il giurista Giuseppe Pasquale Cirillo e il canonico Alessio Stefano Mazzocchi.

“Mons Capecelatro – ha dichiarato don Castelli – fu una vera fortuna per la città di Taranto, perché con lui arrivò un patrimonio di idee e di iniziative che diedero una spinta propulsiva alla città. Taranto conobbe alcune personalità europee, l’Arcivescovo, infatti, era al centro di relazioni internazionali e grazie anche alla sua formazione culturale ebbe la possibilità di stabilire contatti che gli consentirono di avere uno sguardo europeo sulla politica, sulla laicizzazione dello stato e sulla vita religiosa”.
“Secondo il prof. De Marco, Capecelatro offrì ad una Taranto, considerata allora provinciale, un orizzonte europeo grazie alle sue conoscenze con intellettuali e politici in Danimarca, in Francia, in Germania e Spagna. Il palazzo arcivescovile e villa Santa Lucia sul mar Piccolo divennero un punto di interesse culturale di altissimo livello”. Scrive Benedetto Croce: “Gli resero visita, frequentarono la sua conversazione, legarono con lui carteggio epistolare sovrani e principi e principesse, scienziati e poeti e artisti di due generazioni, da quella degli ultimi decenni dell’ancien régime a quella del primo romanticismo: da Caterina II, Leopoldo di Toscana, Gustavo III di Svezia, Amalia di Weimar, e Goethe e Herder e Münter e Swinburne e Kotzebue, fino alla Staël, a lady Morgan, a Sismondi, Ballanche, Allessandro di Humboldt, Casimir de la Vigne, Walter Scott, Lamartine, re Luigi di Baviera”.
Capecelatro tornò spesso a Napoli sia per ragioni personali sia per ragioni legate agli affari della diocesi; dopo le rivolte del 1799 continuò a governare attraverso i vicari generali fino al 1817, anno in cui lasciò la guida della Diocesi.
Inviò, infatti, a Pio VII formale rinunzia alla carica conservando però il titolo di “ancien archevêque de Tarente”.
“Il prof. Stefano Vinci si è occupato degli anni giovanili e della formazione giuridica, sottolineando che dopo la laurea a Napoli si era trasferito a Roma dove conseguì il dottorato in utroque iure (nell’uno e nell’altro diritto: diritto canonico e civile) ottenendo poi l’incarico di avvocato concistoriale, questo gli permise di avere una formazione giuridica che lo accompagnò per tutta la vita. A Taranto fondò la biblioteca che conteneva molti scritti di carattere giuridico, biblioteca che donò poi alla città”. Sotto il governo di Gioacchino Murat, Capecelatro fu anche ministro degli interni, com’è emerso dalla relazione del prof. Mastroberti. Era un momento fondamentale della storia del Mezzogiorno perché bisognava far transitare il Regno dall’antico al nuovo regime, applicando le leggi riformiste fatte da Giuseppe Bonaparte. Mons. Capecelatro, oltre a distinguersi sul piano culturale e religioso per i suoi numerosi scritti, fu anche un collezionista di dipinti e reperti archeologici.

Paoletti

“La raccolta – come ha spiegato il prof. Maurizio Paoletti – fu acquistata in blocco e a caro prezzo, dal principe ereditario di Danimarca Cristiano Federico durante una sua visita a Napoli. La collezione fu valutata 20.000 ducati dall’archeologo Andrea de Jorio e dal restauratore e collezionista Raffaele Gargiulio. Mons. Capecelatro chiese che gli venisse corrisposta, per tutta la vita, una rendita mensile di 150 ducati. La collezione è esposta nel Museo Nazionale di Copenhagen ed è composta da 450 pezzi archeologici, fra cui un’ara proveniente da Taranto, rinvenuta verso il 1771 di fronte alla chiesa di S. Agostino in città vecchia, 180 vasi a figure nere e rosse, un numero imprecisato di vasi di gnatia, 63 vasi a vernice nera, circa 100 bronzetti, 5 sculture in marmo, 10 ritratti e infine oggetti vari e piccola oreficeria”.

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