“Quant’è forte u’ preside” affresco semiserio della Taranto degli anni del boom  

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di MARIA SILVESTRINI

“U’ preside” in questione è Adolfo Viglione che la sua carriera scolastica l’ha vissuta in questa funzione per venticinque lunghi anni ed ora vive la pensione come un dono da dividere fra i suoi nipoti, gli amici di sempre, e la capacità di donare a chiunque lo avvicini un sorriso premuroso ed attento. Direi che buon sangue non mente se cogliamo, fra le briciole di memoria, il ricordo di un alunno del vecchio genitore. “Suo padre, preside, è stato mio professore di diritto al Pitagora. Ma suo padre non insegnava solo diritto, suo padre insegnava bontà”.

Pubblico

Questa volta, nella sala gremita dell’Istituto Maria Immacolata, il preside Viglione sembrava quasi colto di sorpresa dalla ressa di amici riunitisi apposta per la presentazione del suo primo e, forse, unico libro. A parlarne il professor Piero Massafra, editore della casa editrice Scorpione che lo ha pubblicato, ed il dott. Antonio Morelli anch’egli pensionato doc, ma del settore Magistratura.

tavolo libro

In prima fila un altro pensionato d’eccezione, l’arcivescovo emerito di Taranto mons. Benigno Luigi Papa che di Adolfo è amico carissimo e da molti anni.

Proprio mons. Papa ha racchiuso in sintesi brevissima i meriti di questo testo ricco di memorie. “Adolfo dimostra che si può vivere la pensione in maniera attiva e piena – ha detto. Il suo scritto indica la capacità inedita di un professore di matematica di disegnare un affresco degli anni più importanti della sua vita con la capacità di sintesi di un giornalista. Ma forse poteva essere anche un regista tanto ci appaiono vivaci e colorati gli aneddoti che ci propone. Infine vorrei consigliare di non leggere questo libro tutto di un fiato, ma in pillole. Pillole che sono specchio della nostra città fra gli anni ’60 ed ’80, una città in crescita e positiva. Pillole lievi che servono a riprendere fiato e speranza”.

papa

Nelle parole di Antonio Morelli la vera chiave di lettura di un libro che racchiude memorie ma racconta in maniera ironica la vita. “perché Adolfo è sempre stato un rabdomante della comicità. L’ha cercata e trovata nelle piccole cose di ogni giorno rendendole leggere come piume e sfrondandole dalla banalità del quotidiano. La scuola, la famiglia, il basket… sono soffuse di una ironia silenziosa, la storia si intreccia con aneddoti scanzonati vissuti “in giacca e cravatta” come richiede il decoro di una cultura umana ormai desueta. “Non si può godere a pieno questo libro se non si possiede quel DNA tutto tarantino che caratterizzò negli anni ’60 una classe di giovani che si preparavano alla vita fra le mura del liceo ‘Archita’ del preside Massafra e l’istituto ‘Pitagora’ del preside ‘Sghembari’.I primi a migrare nelle Università più blasonate del Centro e Nord Italia, alcuni per fermarsi, altri per tornare. Piero Massafra sottolinea così la diversità del libro di Viglione dai tanti, molti, libri di memorie che affollano gli archivi cittadini.

“Quant’è forte u’ preside” è il segno lasciato da un seminatore di amicizia e di affetto.

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