“Una mostra ed il suo catalogo nella storiografia di Aldo Moro”

tavolo 1

di MARIA SILVESTRINI

1916/2016: nell’anno del centenario dalla nascita di Aldo Moro, a Taranto si sono susseguiti incontri di altissimo livello per mettere in evidenza le diverse sfaccettature del profilo del grande statista. Merito va dato al Comitato per le celebrazioni che ha riunito in comunità di intenti Istituzioni ed associazioni (MIBAC Archivio di Stato, Comune, Provincia, Università, Liceo Archita, Convento di San Pasquale, Centro di cultura Lazzati, UCAI, Società di Storia Patria, Biblioteca Arcivescovile, ISSR Guardini, Azione Cattolica) per rendere onore all’illustre concittadino che trascorse nella nostra città gli anni della giovinezza e quindi il momento più importante della sua formazione. Un lavoro complesso sviluppato con tenacia da tante volontà positive ben orchestrate dalla personalità dell’on. Domenico Maria Amalfitano che di Moro fu amico e grande estimatore.

foto catalogo

Martedì 7 novembre nella Sala Basilica dell’Università in Via Duomo, un ulteriore momento di sintesi è stato offerto dall’appuntamento “Una mostra ed il suo catalogo nella storiografia di Aldo Moro”. I pannelli della mostra hanno fatto da sfondo alla presentazione del catalogo che si presenta come uno splendido volume, sapientemente illustrato con foto d’epoca, capace di narrare con linguaggio piano la vita di Aldo Moro a Taranto fra il 1923 ed il 1933, dieci anni in cui la città cambiò volto. Maestro di cerimonia della serata il dott. Michele Durante già direttore dell’Archivio di Stato che insieme alle dottoresse Lucia D’Ippolito e Maria Alfonzetti e al prof. Vittorio De Marco hanno seguito come Comitato Scientifico la compilazione del catalogo stampato a Taranto da MIDAPI grazie al contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ospite d’onore il Prefetto di Taranto S.E. Donato Giovanni Cafagna . “Parlare di Moro è cosa assai difficile, ma il catalogo, raccogliendo fogli ed annotazioni importanti del suo ‘privato’, ci consegna l’immagine di un uomo di potere di grande pudore e grandissima sensibilità – ha sottolineato nell’intervento di apertura – capace di costruire dialogo fra parti diversissime. Un uomo del Mezzogiorno che si è speso per la sua terra cercando di promuovere sviluppo e lavoro”.

La dott.a Alfonzetti ha spiegato le difficoltà di una ricerca che ha preso l’avvio dalla bibliografia e si è sviluppata negli Archivi del Convento di San Pasquale, del Liceo Archita, della Biblioteca arcivescovile, dell’Archivio di Stato di Taranto, e poi si è allargata a macchia d’olio fra i fogli gelosamente conservati da amici e parenti con un ricco corredo fotografico. Una mole di documenti a cui il catalogo dà il giusto spazio offrendo un ulteriore contributo alla contestualizzazione storica del suo pensiero, arricchendo con aneddoti e momenti privati la sua complessa personalità.

moro

“La storiografia di Aldo Moro è estremamente complicata dalla sua tragica fine che, in qualche modo ha acceso un unico faro disperdendo la totalità e la complessità della sua azione di uomo politico e di studioso” ha detto il prof. Paolo Acanfora che da anni è impegnato nella ricerca storica sulla figura dello statista. Negli anni che seguirono la sua morte gli studi furono spesso falsati da opinioni politiche e solo dal 2008 la sua figura emerge per la specifica capacità di mediazione che contraddistinse la sua azione. Cè una leadership morotea che affonda le sue radici nella vicinanza a personaggi come Dossetti ed Einaudi. Il Moro postbellico, il segretario della DC, l’intellettuale, l’uomo che si caratterizzò per quella “strategia dell’attenzione” nei confronti delle dinamiche sociali che coinvolgevano le masse, emerge per quella capacità federativa che ha passi lenti e sguardo lungimirante.

cimaglia

L’incontro ha avuto un momento di particolare pathos quando l’attore Massimo Cimaglia, che sta girando l’Italia con un’opera teatrale scritta da Salvatore Tomai “Aldo Moro da Taranto a Roma. Una vita per la democrazia compiuta”, ha letto la sua ultima lettera all’adorata moglie Norina.

Ma l’attenzione di Taranto nei confronti di Aldo Moro si concretizzerà anche con una stele, monumento tangibile la cui collocazione è prevista all’ingresso della città dalla via di San Giorgio. L’architetto Pasquale Tomai ha spiegato il progetto che prevede una lastra di ferro e cristallo su un basamento di pietra leccese. Nella decorazione troveranno posto i nomi dei cinque uomini della scorta vittime dell’agguato di via Fani. All’interno la scritta “Taranto città a me cara, che porto sempre nel cuore, …” che lo statista pronunziò il 19 novembre del 1964 a Palazzo di Città, dopo aver inaugurato lo stabilimento siderurgico. “Una frase, ha detto l’assessore Franco Sebastio, che dovrebbe essere scolpita nel cuore di tutti i tarantini, come segno vero di appartenenza e di attenzione a questa splendida nostra città”.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...