Presentato dal Propeller club di Taranto il testo di Alfonso Mignone “La Riforma Portuale di Federico II”

Libro

di SILVANA GIULIANO
Nel 1239 Federico II di Svevia, re di Sicilia, di Germania e imperatore del Sacro romano impero, varò una riforma portuale attraverso la quale defiscalizzava le attività commerciali dei porti. Oltre che ad ampliare quelli esistenti ne fece costruire di nuovi per agevolare il commercio dei prodotti legati al territorio. Una riforma che ci induce a riflettere e a paragonare l’Ordinatio novorum portuum per regnum ad extrahenda victualia del 1239 alle ZES di cui tanto si parla oggi a Taranto. Su questo argomento è stato recentemente pubblicato il volume “La riforma Portuale di Federico II” di Alfonso Mignone, avvocato marittimista con la passione per la storia e Presidente del Propeller Club di Salerno.
COPERTINA La_riforma_portuale_di_Federico_II

Il volume è stato presentato a Taranto, venerdì 26 gennaio, presso il Ristorante “Il Nautilus”, sede del Propeller Port of Taras.
Oltre all’autore, sono intervenuti: Gianluca Lovreglio della Società di Storia Patria per la Puglia, Lino de Guido, presidente APS “Le belle Città”, Sergio Prete, presidente dell’ AdSP Mar Ionio (Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio).
I lavori sono stati moderati da Michele Conte, presidente del Propeller Club Port of Taras. Il prof. Lovreglio ha tracciato la vita e l’operato di Federico. Al sovrano si deve il Liber Augustalis, il nuovo codice di leggi considerato il più grande monumento legislativo laico del medioevo. La raccolta di leggi è conosciuta anche con il nome di Costituzioni melfitane perché promulgate nella città lucana di Melfi nel 1231. “L’appellativo Puer Apulia – ha spiegato Lovreglio – fu coniato in Germania dai cronisti di corte di Ottone IV di Brunswick per disprezzo; con il termine Apulia si faceva riferimento a quell’area dell’Italia meridionale che comprendeva territori che oggi sono della Basilicata, del Molise, della Puglia, parte della Campania e della Calabria”.
Il Sovrano protesse e promosse le attività industriali, l’agricoltura e il commercio, creò la nuova moneta l’augustale d’oro, fondò l’Università di Napoli e favorì lo studio medico di Salerno. Conosceva il latino, il greco, il francese, l’arabo e il tedesco, protesse e favorì l’arte, fece costruire regge e castelli fra i quali Castel del Monte con la sua mole ottagonale.
Federico II di Svevia ebbe anche un ruolo fondamentale nella definizione della governance dei porti del Mezzogiorno; ne aveva intuito il ruolo strategico sia per il traffico dei passeggeri sia per quello commerciale. Con l’incremento delle attività portuali si poteva sostenere e incrementare il lavoro e aumentare la produzione di prodotti agricoli. Per raggiungere questo risultato, occorreva che le vie di collegamento terrestri e marittime fossero coordinate e mantenute sotto il controllo dello Stato. Bisognava però sradicare la prassi consolidata dai mercanti di considerare il Regno di Sicilia come uno stato libero da imposte dove non esistevano regole per il commercio. Con gli editti di Capua del 1220 proclamò una pace generale e promise che avrebbe garantito la protezione dei sudditi. Capua fu la prima città del Regno ad accoglierlo, per questo fece erigere, all’ingresso della città, l’Arco di trionfo. Cancellò inoltre le imposizioni sul transito e sui traffici instaurate dopo la morte dei genitori Enrico VI e Costanza d’Altavilla e i privilegi concessi nei decenni precedenti a vantaggio di signori, chiese e comunità. L’intera economia era così sottoposta al controllo dello Stato, che deteneva il monopolio dei principali prodotti come il frumento e il sale.

“All’epoca Normanna – ha precisato l’autore – i porti erano strumento di consenso, a Federico va il merito di averli statalizzati e quindi aver reso il porto utile alla comunità tutta e quindi all’erario. Il Sovrano comprese che l’economia del mare era importante e quindi coniugò economia curtense ed economia del mare”. Tale passaggio fu accompagnato dalla ristrutturazione degli scali esistenti e dalla costruzione o dall’ampliamento di nuovi porti.
Il 5 ottobre del 1239 venne emanata l’Ordinatio novorum portuum per regnum ad extrahenda victualia, con oggetto la specializzazione di undici porti e la nomina di maestri portolani e custodes portuum e notarii. I Maestri oltre alla custodia dei porti avevano l’incarico di dirigere l’attività doganale, coadiuvati da Custodi e Notai che controllavano e registravano il flusso delle merci. Il testo legislativo federiciano, come si legge nel libro di Mignone, istituiva 11 nuove autorità portuali: due in Sicilia (Trapani e Augusta), quattro sul Tirreno (Torre del Garigliano, Pozzuoli, Vietri e Vibo); uno sullo Jonio (Crotone), quattro sull’Adriatico (Pescara, Rivoli, Torre a Mare e San Cataldo di Bari). I porti pugliesi in particolare gli permettevano di raggiungere facilmente l’Italia settentrionale e il resto del Regno.
Federico II aveva intuito come l’economia del mare potesse essere fonte di sviluppo, grazie a questa politica le città costiere cominciarono ad ospitare stranieri che le scelsero come sedi per i loro commerci.

Come ha precisato Michele Conte lo sviluppo dei nostri territori passa attraverso la logistica. L’idea di Federico di costituire quelle che oggi vengono chiamate Zes potesse costituire un momento di rilancio per lo sviluppo economico per Taranto come hanno già fatto a Napoli, purtroppo da noi non si è ancora giunti ad una conclusione, ci auguriamo che l’idea di Federico ad ottocento anni di distanza si possa realizzare concretamente.

Federico II, ancora oggi, continua ad affascinarci e a stupirci per la sua lungimirante modernità. Lo ha ribadito anche Sergio Prete “Sicuramente Federico II ha avuto una visione anticipata dei tempi moderni. Il porto di Taranto per avere una sua rilevanza deve essere collegato a dei sistemi produttivi e logistici, che all’epoca di Federico veniva individuata nelle masserie e nei prodotti della terra. Oggi abbiamo diverse tipologie di merci, ma rimane la necessità che un porto sia vicino ai sistemi di produzione o di stoccaggio.

Come ha anticipato Lino de Guido, presidente APS “Le belle Città”, il mare e i porti saranno protagonisti della prima edizione della Fiera del libro del mare che si terrà nel Castello Aragonese di Taranto dal 3 al 5 maggio.

One thought on “Presentato dal Propeller club di Taranto il testo di Alfonso Mignone “La Riforma Portuale di Federico II”

  1. Complimenti carissima cugina, veramente un pezzo molto interessante. Fammi sempre sapere delle Tue attivita’. E’ un modo per sentirsi più vicini. Un bacio a tutti.

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