Zamagni a Taranto spiega la Strategia Nazionale di Sviluppo sostenibile

zamagni

di MARIA SILVESTRINI
Sabato 3 febbraio, nella Sala Resta della Cittadella delle imprese, protagonista di un convegno molto partecipato, il prof. Stefano Zamagni, illustre cattedratico bolognese a cui si deve la teoria dell’economia civile. Al centro la Strategia Nazionale per lo Sviluppo sostenibile approvata nell’ottobre scorso dal Consiglio dei Ministri ed inserita nella Legge di Bilancio. La rilevanza del documento, frutto di un lungo processo di consultazione e di lavoro condiviso con le amministrazioni centrali, le Regioni, la società civile, il mondo della ricerca e della conoscenza è ancora sconosciuto ai più, “eppure – ha detto il professore – esso intende offrire un quadro di riferimento comune al Paese su una visione di sviluppo orientata alla sostenibilità”.
Sono intervenuti il giornalista Donato Speroni responsabile della redazione ASvIS, in video conferenza da Milano, il prof. Vito Albino prorettore del Politecnico di Bari, ed il prof. Domenico Maria Amalfitano, presidente del Centro di cultura Lazzati che insieme alla Camera di Commercio ha organizzato l’evento. I saluti ed il benvenuto della Camera sono stati portati dal vicepresidente Cesareo che ha parlato di Taranto come di una città laboratorio, capace di ridisegnare il suo futuro anche attraverso la costruzione di una economia circolare.
cesareo

A spiegare i passaggi che hanno condotto alla Strategia nazionale è stato Donato Speroni. “La Strategia – ha detto – fa proprio il messaggio e i contenuti dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, adottata nel 2015 alle Nazioni Unite e rappresenta il primo passo per declinare e calibrare i 17 goals della stessa nell’ambito della programmazione economica, sociale e ambientale”. A questa approvazione seguirà una seconda fase, coordinata dalla Presidenza del Consiglio, per la definizione e quantificazione degli obiettivi, l’individuazione di metodi condivisi per il loro monitoraggio e per la valutazione del contributo delle politiche attuali e future al loro raggiungimento.
Il prof. Zamagni ha strutturato la sua lezione sulla parola Partnership. Parola dal significato sfuggente intorno alla quale il sistema di una economia circolare si blocca. Per raggiungere uno sviluppo integrale è necessario infatti collegare tre soggetti che finora hanno lavorato in maniera separata: gli Enti pubblici, la Business community e le organizzazioni della società civile. Il problema della Governance diventa quindi il primo vero problema di uno sviluppo che raggiunga quella pluralità di obiettivi che la Strategia nazionale disegna con le parole Persone, Pianeta, Prosperità, Pace, Partnership. Tecnicamente è necessaria un’azione comune che si differenzia sia dall’azione pubblica che da quelle individuali. Un’azione cui non basta un coordinamento tecnologico, del tipo mansionario, ma occorre un coordinamento strategico in cui ogni attore conosce il sistema motivazionale dell’altro. Si comprende come sia complessa una simile governance se non si parte da un’autentica rivoluzione culturale in cui la partecipazione al bene comune sia un sentimento condiviso.
“Il problema della governance diventa sempre più complesso quando si passa dal sistema generale a quello particolare – ha detto il prof. Albino. Obiettivi ed azioni concrete si scontrano con diverse visioni politiche e di contesto. Trovare un denominatore comune è frutto di un lungo paziente lavoro e l’educazione diventa la variabile fondamentale per far leva sul sistema”.
Sul territorio jonico, questo paziente lavoro di proposta e di costruzione di rapporti interpersonali è portato avanti con costante lungimiranza dal presidente del Centro di cultura Domenico Amalfitano che auspica un processo condiviso, che deve diventare desiderabile e quindi generativo. Il percorso iniziato continua con il laboratorio del BES che il Governo ha già accolto al tavolo del CIS e che vedrà protagonisti Enrico Giovannini dell’ ASvIS e Tiziano Treu del CNEL, continua con il Festival della sostenibilità a fine maggio e con l’impegno sul territorio.
Questa nostra città può essere protagonista di una nuova economia circolare solo imparando a mettere insieme i saperi, gli uomini e le istituzioni, ci vuole tempo ed una visione di lungo periodo.

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