Superiamo la monocultura dell’acciaio: lo dice Rosalba De Giorgi

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Riceviamo e pubblichiamo un intervento di Rosalba de Giorgi, candidata alla Camera dei Deputati per il Movimento 5 stelle, Collegio Uninominale Puglia 10.

Sono anni che in ogni campagna elettorale fra le tante questioni dibattute ce n’è soprattutto una che la fa da padrona: quella che riguarda l’ILVA.
Giocoforza, quando si tratta di chiamare al voto i cittadini di Taranto e provincia il destino dello stabilimento diventa il vero ago della bilancia. Troppo rilevanti il diritto alla salute ed al lavoro per non poterne discutere. Troppo rilevanti questi due diritti per privilegiare uno a discapito dell’altro. Troppo rilevanti gli interessi economici ed ambientali per poterli trascurare. Sì, è vero… troppo rilevanti per non promettere soluzioni che accontentino chi, da un lato, vuole la chiusura del colosso siderurgico senza se e senza ma e chi, dall’altro, desidera salvaguardare le migliaia di posti di lavoro che quell’azienda a tutt’oggi garantisce. In ballo ci sono i voti di quei cittadini che ancora non hanno ben chiaro che cosa la politica vuole farne di quell’industria. Quei cittadini che attendono da chi aspira a governare il Paese proposte che siano non solo credibili e precise, ma che diano una certezza riguardo al futuro di una città e del suo territorio.
In questi giorni, noi del MoVimento 5 Stelle, abbiamo ribadito con decisione la nostra posizione in merito alla “questione ILVA”. Ciò che sosteniamo è estremamente chiaro: procedere alla chiusura delle fonti inquinanti, alla riconversione delle aree industriali così come è stato fatto all’estero, dopodiché dare il via alla formazione e all’impiego del personale attualmente in forza allo stabilimento siderurgico per le opere di bonifica. Operazioni per le quali servirà un miliardo di euro e che consentiranno di salvaguardare non solo l’ambiente, ma anche l’occupazione. Il nostro programma è questo. Eppure, ancora oggi c’è chi sostiene che noi siamo solo per la chiusura dello stabilimento senza far alcun cenno a cosa proponiamo per garantire il reddito delle migliaia di famiglie che dipendono dall’ILVA. Ma non solo. La recente visita a Taranto del candidato premier Luigi Di Maio è stata utilizzata per strumentalizzare le sue frasi in ordine ai progetti che il MoVimento ha per il siderurgico. E’ bastato che Di Maio parlasse di “riconversione”, di “rigenerazione” delle aree industriali senza citare il termine “chiusura” per far credere che il MoVimento avesse fatto marcia indietro.
E’ stato necessario un comunicato ufficiale per chiarire il senso delle affermazione del nostro candidato premier, ma a quanto pare nemmeno quello è bastato. Pazienza! Ad ogni modo questi fraintendimenti creano problemi solo a chi vuole sollevare sterili polemiche, non certo a noi del MoVimento 5 Stelle.
La realtà è che bisogna avere il coraggio di andare oltre la cosiddetta “monocultura dell’acciaio” prima che sia troppo tardi. E’ sotto gli occhi di tutti che la globalizzazione ha portato ad un eccesso della capacità produttiva di questa lega ottenendo un solo risultato: favorire la Cina e quei Paesi emergenti attualmente in grado di offrire prodotti a prezzi di gran lunga più competitivi anche grazie ad un costo del lavoro bassissimo. Dal canto suo, ArcelorMittal (il gruppo che, come è noto a tutti, è in procinto di acquisire l’ILVA) ha proposto un piano di investimenti pari a 1,25 miliardi di euro da realizzarsi nell’arco di un periodo compreso fra il 2018 ed il 2024. Un piano che punta al rifacimento degli altoforni, all’ammodernamento degli impianti e al recupero di efficienza operativa. Il tutto nella speranza sia di colmare un divario qualitativo paurosamente dilatatosi in questi ultimi anni, sia di recuperare quote di mercato in settori strategici per l’utilizzo dell’acciaio. Ovviamente, si tratta di operazioni che dovranno andare di pari passo con tutti quei processi migliorativi che andranno ad interessare la sicurezza e la salute dei lavoratori e degli abitanti di Taranto e dei Comuni a ridosso dello stabilimento.
Non tocca a noi prevedere se il progetto di ArcelorMittal andrà in porto, ma spetta a noi proporre delle alternative. E queste, come già accennato, sono rappresentate dalla bonifica delle aree industriali (ripetiamo, senza la perdita di alcun posto di lavoro), un passaggio ineludibile per poi garantire la realizzazione di un’industria ionica delle vacanze. Sì, perché dovrà essere il turismo a cancellare i veleni dell’ILVA. Dovrà essere il turismo (favorito da una rete di trasporti che nulla avrà a che fare con quella attuale, lacunosa ed inefficiente) a rappresentare la principale strategia per garantire uno sviluppo economico duraturo e credibile in riva allo Jonio. Non si tratterà di pensare solo ad industrie manifatturiere, si dovrà dare impulso anche a quelle caratterizzate dalla ricerca e dallo sfruttamento del clima, delle bellezze naturali, dell’enorme patrimonio artistico e culturale. Si dovrà puntare su una nuova economia del “dopo acciaio” basata sull’innovazione dei prodotti e dei servizi e sul miglioramento della loro qualità. Tutto questo richiederà la formazione di personale qualificato e quindi nuove opportunità di occupazione.
E’ in tal modo che il MoVimento 5 Stelle punta a creare lavori realmente utili, lavori che servano effettivamente allo Stato ponendo così fine a quella logica assistenzialista risultata sino oggi capace di provocare soltanto danni.

 

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