Lo storico Franco Cardini a Taranto presenta il suo libro su papa Francesco

FRANCO CARDINI locandina

di MARIA SILVESTRINI
La presentazione dell’ultimo libro di Franco Cardini, storico e saggista di fama internazionale, ha richiamato, giovedì 15 nella Chiesa di “San Pasquale” al Borgo, un pubblico numerosissimo. “Un uomo di nome Francesco” racconta la breve storia del pontificato rivoluzionario di papa Bergoglio in rapporto con la storia del poverello di Assisi. L’incontro è iniziato con una breve presentazione di Fra Francesco Zecca, padre guardiano del convento, ed il benvenuto del prof. Stefano Vinci a nome del Magnifico Rettore Uricchio, poi Franco Cardini ha tenuto una straordinaria lezione di storia moderna.
Cardini con il parroco fra Antonio e Stefano Vinci

L’analisi geopolitica dell’attuale situazione mondiale ha occupato gran parte del suo discorso. Al centro i cambiamenti demografici, economici e politici che sono potenzialmente dei vulcani in fase di esplosione. In questa fase l’Occidente, che vinse la battaglia per la gestione del mondo allora conosciuto nel XVI sec., è in netto ritardo nel comprendere i mutamenti in atto, invecchia sensibilmente, e procede consentendo il primato di un sistema economico finanziario di straordinaria sperequazione. Questo papa, arrivato dalla ‘fine del mondo’ ha fatto un consuntivo in termini cristiani di tutto questo e ne ha dedotto la necessità di una svolta essenziale. Una Quaresima che porta alla Pasqua vista come un’Apocalisse non lontana.
Papa Francesco è un papa apocalittico- dice Cardini – non so se sia dotato di un particolare spirito profetico, ma questa è la sua visione”. In una società mondiale profondamente agnostica e scettica Papa Francesco trova soluzione nella regola francescana. Nonostante Bergoglio sia un gesuita, la sua scelta del nome Francesco dice quanto, alla base della spiritualità gesuita, ci sia il francescanesimo. Il paragone fra i due Franceschi quindi s’impone, anche alla luce della recente Laudato si’, l’enciclica che più di tutto si richiama al fraticello d’Assisi. Se entrambi hanno scelto la carità e la povertà, il primo, vivendo in una società dura, crudele, ingiusta e tuttavia cristiana, proponeva la sua vita di adesione al Cristo povero e nudo come una delle possibili fra tante, mentre Francesco-Bergoglio, che vive in una società non più cristiana, propone la via della povertà e della carità come l’unica percorribile per chi intenda testimoniare la propria fede. In questo risiede il nucleo della sua lotta quotidiana contro la «cultura dell’indifferenza» e la «cultura dello scarto», espressioni della modernità occidentale, in cui trionfano individualismo e logiche dell’economia.
Papa Bergoglio, sin dal primo giorno ha dato il segno del cambiamento. La rinunzia alla mozzetta rossa, ultimo residuo del potere imperiale, la sua forte sottolineatura dell’essere Vescovo di Roma, non sono solo segnali ecumenici ma piuttosto indicazione della povertà totale. La sua visione del povero modifica il senso in cui esso è inteso in tutte le grandi civiltà tradizionali. Non è un fatto economico, è un fatto di dignità, un fatto di tutela giuridica. Il vero povero è quello che non sa e non può essere autosufficiente a sé stesso. Una donna, un bambino, un vecchio, un invalido, sono poveri perché non possono autotutelarsi. Il fatto dell’avere o non avere ricchezze è molto relativo. Anche San Francesco quando regalò tutto ciò che aveva ai poveri, lo fece per sottolineare con quel gesto non la distanza fra chi ha, fra chi può e può donare, ed è potente, ma la comune povertà di tutti gli uomini davanti a Dio.
Ma Francesco d’Assisi viveva in una società cristiana e poteva scegliere fra una infinita gamma di poter essere cristiani. Scelse una sua strada senza imporla a nessuno, predicava la povertà per sé ma senza imporla agli altri. Papa Bergoglio sa che oggi anche i battezzati non sono più cristiani sul serio ed allora si richiama una pagina apocalittica del Vangelo. Oggi l’IO ha preso il posto di DIO ed i cristiani nella tensione fra l’essere e l’avere, fra il bene ed il male, rischiano di essere travolti. Allora Francesco ci rimanda a quello che ci chiederà il Signore nel giorno del Giudizio. Non se abbiamo letto San Tommaso, se abbiamo lauree in teologia, se siamo andati a Messa ogni domenica. Piuttosto chiederà perché quando era povero e non l’abbiamo vestito, affamato e non l’abbiamo nutrito, perché era un immigrato e l’abbiamo cacciato. Con il suo stile diretto il papa ha aperto un processo rivoluzionario per tornare alla lettera del Vangelo, non occupa spazi Bergoglio, apre linee di conversione per la Chiesa e nuovi paradigmi per la società tutta.

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