La memoria dei vinti. Biblioforum degli studenti dell’Aristosseno

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di GABRIELLA RESSA

Gli studenti della 4° I, indirizzo classico del liceo Aristosseno di Taranto, hanno presentato nel biblioforum svoltosi nell’aula magna della stessa scuola il libro “La memoria dei vinti”. Il Dirigente scolastico Salvatore Marzo ha salutato i presenti.
Francesca Aretano, Giovanni Riccardi e Valeria Vecchi, in presenza dell’autrice del libro, la giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Maristella Massari e dell’editore Antonio Mandese, hanno delineato le peculiarità del libro che celebra alcuni soldati del nostro territorio, raccontandone la loro storia. L’idea del biblioforum è della docente Josè Minervini, che ha creduto fortemente nei suoi studenti, ottenendo un bel risultato.

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I protagonisti delle 10 storie, raccolte dalla Massari nel corso di un lungo periodo di tempo e pubblicate in una rubrica della Gazzetta, sono stati plasmati e segnati ma non piegati dalla guerra. Uomini vivi per fortuna o per scelta di Dio, a seconda della interpretazione di ognuno dei fatti della vita. Che ce l’hanno fatta, senza mai dimenticare ciò che hanno provato: la prigionia, gli stenti, le umiliazioni, la fame, la paura. Vincenzo Antonucci, Michele Caggiano, Giovanni Cervellera, Ercole Palermo, Attilio Funiciello, Francesco Zizzeri, Alfredo De Stefano, Nicola Ruscigno, Palmino Mazza, Salvatore Massaro, Zelio Gomierato, Leonardo Miceli Le loro storie sono semplicemente straordinarie, perché raccontano della salvezza da morte “certa” e straordinariamente ordinarie, perché sono comuni a tutti i soldati, a tutti quei giovani che in nome della patria hanno affrontato tutto, anche la morte. Maristella Massari parla nel libro di resilienza, cioè di quella capacità che hanno alcuni metalli di piegarsi ma di non rompersi. Questi giovani uomini furono accerchiati e avviluppati dalla ferocia della guerra, ma riuscirono a sopravvivere. Dieci storie eroiche di sopravvivenza, ma tutti i dieci intervistati avrebbero di gran lunga preferito una vita tranquilla. Le loro piccole storie raccontano la grande storia. E chi legge entra in empatia con il dipanarsi della storia. Giovani che soffrivano e gioivano, che combattevano per i loro ideali ma che si ritrovarono ad affrontare qualcosa di molto più grande. Cosa ci resta oggi di quegli eventi? La memoria di tanti ragazzi mandati a morire per costruire un Paese migliore. Chi fu sfiorato dalla mano della morte, per il resto della sua esistenza, fu attratto in maniera ipnotica dalla vita. Non perse mai la voglia di imparare, la curiosità di scoprire, l’ambizione di fare. Il libro non è costruito solo sulle fonti storiche, ma sulle testimonianze, sui ricordi, sulla memoria dei protagonisti. Non solo i ricordi degli orrori, delle privazioni, degli stenti (tutti si sono profondamente emozionati nel raccontare la loro storia, molti non hanno frenato le lacrime); ma la voglia di vivere, la lotta per la sopravvivenza, e la gioia per la vita. Ognuno ha un posto nella storia, che non è fatta solo dai grandi personaggi, ma da tante, preziose, umili persone. Forti. Straordinariamente forti. Resilienti.

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