Marco Damilano presenta il suo libro “Un atomo di verità Aldo Moro e la fine della politica in Italia”

MARCO DAMILANO

Domenica 27 maggio, presso il salone degli specchi di Palazzo di Città alle ore 1900 Marco Damilano, direttore de L’espresso, presenterà il suo libro “Un atomo di Verita’
Aldo Moro e la fine della politica in Italia”. L’incontro è a cura della libreria Mandesein collaborazione con il club Tre Emme Taranto. Modera  Maristella Massari, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno. Intervengono:
Rinaldo Melucci Sindaco di Taranto
Mons. Emanuele Ferro Dir. Nuovo Dialogo
Antonio Mandese Editore e Libraio

L’evento si tiene  in occasione della celebrazione dei quarant’anni dalla morte di Aldo Moro ed è stato organizzato con il patrocinio morale del Comune di Taranto.

Nel corso della mattina del 28 Maggio l’autore Damilano sarà ospite del Liceo Archita di Taranto, presidieduto dal Prof. Pasquale Castellaneta e del Liceo Moscati di Grottaglie, presieduto dalla Prof.ssa Anna Sturino.

Profilo dell’Autore
Marco Damilano (Roma, 1968), giornalista, è il direttore del settimanale “l’Espresso”. Tra le sue ultime pubblicazioni: Eutanasia di un potere. Storia politica d’Italia da Tangentopoli alla Seconda Repubblica (Laterza, 2012); Chi ha sbagliato più forte. Le vittorie, le cadute, i duelli dall’Ulivo al Pd (Laterza, 2013); La Repubblica del selfie. Dalla meglio gioventù a Matteo Renzi (Rizzoli, 2015); Processo al nuovo (Laterza, 2017). Ha curato Missione incompiuta. Intervista su politica e democrazia di Romano Prodi (Laterza, 2015) e partecipa alla trasmissione “Propaganda Live” su La7. Per Feltrinelli ha pubblicato Un atomo di verità. Il caso Moro e la fine della politica in Italia (2018).
Il libro
Che cosa ha perso l’Italia con la morte di Moro. Perché i fatti tragici del 1978 spiegano il nostro presente. E il nostro futuro. “Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l’anno di mezzo tra il ‘68 e l’89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica – gli ideali e il sangue – e il suo nulla.”
Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano torna su quell’istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della Dc fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l’inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione.
Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni. La ricostruzione della sua strategia e della sua umanità, strappata all’immagine di prigioniero delle Brigate rosse e restituita al ruolo politico di chi aveva capito meglio di tutti l’Italia, “il paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili”, e la debolezza del potere.
Dopo l’assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all’ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: “Io ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa”.
“Datemi un milione di voti e toglietemi un atomo di verità e io sarò perdente.”

Antonio Mandese

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