La Provincia di Taranto intitola una sala all’editore Piero Lacaita

Targa

di SILVANA GIULIANO

Venerdì 25 maggio la Provincia di Taranto ha intitolato la sala ex biblioteca Acclavio a Piero Lacaita (Manduria, 29 luglio 1923 – Manduria, 16 maggio 2009), editore in Manduria, espressione del rinnovamento culturale e civile del Mezzogiorno e dell’Italia nella seconda metà del ‘900.
Ha aperto i lavori Carlo Marchese, presidente della Comunità della Cultura. “Questa sera – ricordiamo l’avventura di un uomo che con coraggio restò nel suo paese per costruire una casa editrice importantissima attorno alla quale raccolse uomini illustri e scrittori autorevoli, come Norberto Bobbio, Tommaso Fiore, Gabriele Pepe, Benedetto Croce, l’editore Laterza di Bari e tanti altri intellettuali che si unirono  per costruire una comunità liberale che puntasse all’innovazione per il rilancio della democrazia post-fascista nel nostro Paese”.
Il presidente della Provincia di Taranto, Martino Tamburrano,  ha sottolineato di aver accolto la richiesta di Maria Maddalena Di Maglie e di Salvatore Marzo, rispettivamente d.s del liceo De Sanctis di Manduria e del liceo “Aristosseno” di Taranto, e di Carlo Marchese presidente della Comunità della Cultura, di dedicare la Sala a Lacaita e di apporre una targa in marmo all’ingresso laterale del Palazzo del Governo.
Targa 1

La cerimonia è stata preceduta dalla conferenza dal titolo “Piero Lacaita è l’editore ideale. Il Libro come viaggio: dal paese al mondo”. Relatore il prof. Gaetano Quagliariello, docente universitario e senatore della Repubblica autore di saggi pubblicati da Lacaita e direttore della collana “La classe politica” con studi comparati tra Italia, Francia e Gran Bretagna. Il senatore Quagliariello ha ricordato quando all’età di 24 anni conobbe l’editore che accettò di pubblicare il volume “Studenti e politica: dalla crisi della goliardia prefascista al primo congresso nazionale universitario” frutto della rielaborazione della sua tesi di laurea. Fu questo l’inizio di una lunga collaborazione e di una lunga amicizia. Piero mi ha ripetuto tante volte: “l’editoria non mi ha fatto ricco, ma questo mestiere mi ha consentito di restare a Manduria e, nonostante ciò, di comunicare con il mondo. Un programma di vita, dunque: non staccarsi dalla sua terra con comodità annesse e, al contempo, evaderla; dilatare i confini del mondo antico senza smarrirne l’incontaminata armonia. “Piero Lacaita – ha aggiunto il senatore Quagliariello – giustamente può essere considerato un figlio illustre della terra di Taranto perché rimanendo a Manduria, suo paese d’origine è riuscito a comunicare con il mondo. Le sue edizioni sono un tratto della storia civile del nostro Paese, il suo modo di intendere il lavoro di editore è quanto mai moderno, non si è mai piegato alle grandi logiche della distribuzione non ha mai ricercato quelle egemonie che altri editori hanno potenziato e se fosse vivo oggi al tempo della rete il suo modo di essere editore avrebbe una incredibile attualità perché produceva in un piccolo studio spedendo i libri sulla base della qualità del suo catalogo”. Lacaita fu aperto al pensiero liberale ma anche al pensiero socialista, fu per il Mezzogiorno un punto di incontro tra intellettuali e studiosi che hanno dedicato la loro vita alla crescita dei valori etico-politici. Il suo primo riferimento culturale fu il liberalismo di Piero Gobetti, ma la realtà del Mezzogiorno lo portò ad incontrarsi con coloro che considerò i suoi maestri, in primis Tommaso Fiore che lo convinse a non lasciare Manduria ed a confrontarsi con il meridionalismo di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini e Gabriele Pepe e a mantenere i legami con lo storicismo di Benedetto Croce, conosciuto a Napoli nel 1944. Ebbe anche rapporti con Giovanni Spadolini, negli anni in cui era presidente del Senato. Così dichiarò Giovanni Spadolini: ”Lacaita è in tutti i sensi un piccolo Gobetti meridionale, un Gobetti del profondo Sud. Crede nell’efficacia del messaggio culturale affidato al libro: il libro, come il giornale, sentiti come preghiere laiche, nel senso hegeliano”.

 

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