Dalle ZES possibili nuove opportunità di sviluppo

ZES TARANTO

di MARIA SILVESTRINI
Gli universitari tarantini si sono resi protagonisti, venerdì 8 giugno, di un incontro formativo e decisamente interessante. In un format domande- risposte, abilmente guidato dal collega Gianmarco Sansolino, hanno scelto di incontrare il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale Sergio Prete, il presidente di Confindustria Vincenzo Cesareo, il presidente provinciale di Confagricoltura Luca Lazzàro e Luigi De Filippis dell’Ordine degli Ingegneri di Taranto per discutere di ZES.

tavolo

Le associazioni Upward e Progetto Taranto Universitaria hanno indicato un tema complesso sotto l’aspetto economico e strutturale che potrebbe coinvolgere in maniera molto positiva il futuro della città, quindi il loro futuro di cittadini e futuri imprenditori di sé stessi. Mettersi in gioco in una strada in salita, per non dover fuggire altrove a cercare sogni e realizzazione. Un impegno civico che ha incontrato il pieno sostegno degli autorevoli relatori invitati che a turno hanno spiegato la complessità e le potenzialità delle Zone Economiche Speciali.
Stiamo parlando di aree del Sud collegate a zone portuali, destinatarie di importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative, che nelle intenzioni del governo dovrebbero consentire lo sviluppo di imprese già insediate o che si insedieranno, attraendo anche investimenti dall’estero. È prevista inoltre l’applicazione, in relazione agli investimenti effettuati nella Zes, di un credito d’imposta proporzionale al costo dei beni acquistati. Una grande opportunità per il Mezzogiorno che diventa una potenziale piattaforma portuale che da Bari a Napoli, da Gioia Tauro a Taranto, può investire sulla intermodalità e sulla logistica portuale integrata ai processi industriali.
Ma a che punto siamo? Mentre Campania e Calabria sono già partite con gli adempimenti previsti, allo stato attuale la ZES tarantina è ancora al palo. Il presidente Prete ha spiegato la complessità di una Zes interregionale, che comprende due regioni: Puglia e Basilicata. Infatti il porto di Taranto si troverà al centro di una zona a forma di arco, che ingloba l’area di Francavilla Fontana ad est e giunge sino a Ferrandina, in provincia di Matera. Ciò a seguito della volontà di inglobare tre importanti infrastrutture da dover rilanciare: Porto di Taranto, Aeroporto di Grottaglie e Centro Intermodale di Ferrandina. Nella prima fase propositiva il ruolo primario è della Regione, che deve inviare al Ministero competente le aree mappate per la ZES di Bari, cui compete la zona adriatica, e per quella di Taranto relative all’area jonica. Nella seconda fase il tutto è gestito da un Comitato di indirizzo di cui l’Autorità portuale è il perno.
Se il driver fondamentale è il Porto, rilevante è anche il ruolo delle imprese che trovano nella Zes una straordinaria opportunità di internazionalizzazione. Vincenzo Cesareo, non si nasconde le difficoltà ma testimonia il nuovo corso dell’imprenditorialità tarantina che si sta avviando su percorsi nuovi per prodotti e processi. “Abbiamo importanti esempi di innovazione tecnologica in molti settori, segnalo il recupero della filiera dell’abbigliamento di Martina Franca, che è stata in grado di sfilare con successo a Pitti Uomo, così come non è da trascurare una filiera dell’acciaio che può innescare un processo virtuoso di economia circolare con l’acciaieria.
sala

L’agricoltura, già molto avanti nel processo di meccanizzazione ed internazionalizzazione, avrebbe certamente una opportunità unica nel sistema intermodale di Aereoporto e Porto, che farebbero da volano all’esportazione dell’ortofrutta. Certo uno sviluppo in tal senso ha bisogno di strutture adeguate, dai silos ai comparti refrigeranti, da tempo si parla di Agromed e di Distripark, senza vedere nulla di concreto. Far passare ulteriore tempo nell’attuazione della Zes e delle strutture retroportuali vuol dire perdere spazi di commercializzazione mentre intorno a noi altri porti si organizzano.
Intervento decisamente critico quello dell’Ing. De Filippis e non solo per lo scarso coinvolgimento degli Ordini professionali in interventi di programmazione urbanistica. “Siamo impreparati – ha detto – e fortemente in ritardo rispetto agli adempimenti previsti. Manca un piano strategico per affrontare gli aspetti innovativi della Zes e manca una concreta mappatura di un’area di centinaia di ettari che attualmente sono solo campi coltivati”.
Un incontro aperto, con interventi interessanti e puntuali per cui occorre dire grazie ai giovani universitari tarantini.

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