Laboratorio Taranto: sette studenti nelle viscere di città vecchia

laboratorio taranto

di MARIA SILVESTRINI
Nelle pieghe di una convention lunga ed articolata come è stata la “Quattro giorni d’estate” proposta dal consigliere regionale Gianni Liviano con l’associazione ‘Le città che vogliamo’, i molteplici interventi consentono di analizzare aspetti a volte superati dalla velocità delle notizie. Tante le suggestioni, ma quando parlano dei giovani e parlano di Taranto dobbiamo loro un’attenzione speciale. E’ il caso del talk shaw “Laboratorio Taranto” i cui protagonisti sono stati Rino Montalbano, professore di Progettazione e composizione architettonica urbana del Politecnico di Bari, e il gruppo di studenti che sta elaborando con lui una tesi di laurea sui percorsi narrativi e l’identità della nostra Città Vecchia.
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Un workshop in tal senso era già stato attuato nell’ottobre scorso proprio ad iniziativa del Politecnico e di UniBa con l’intento di aprire un confronto scientifico tra le dottrine dell’arte, dell’architettura e delle scienze sociali nel tentativo di produrre un cortocircuito tra i giovani, il tessuto scientifico multidisciplinare, le amministrazioni pubbliche e le realtà imprenditoriali locali.

il talk shaw

“Questo laboratorio – ci dice il professore – nasce dalla volontà di individuare all’interno della complessità di un tessuto urbano come quello di Taranto, uno dei principali gangli di riattivazione di un processo di rigenerazione, la sua identità primigenia. La città per noi è un organismo e dunque quando va in necrosi una sua parte, di fatto comincia a degenerarsi l’intero sistema. La logica di partenza è stata riscoprire il fulcro da cui tutto è nato”. “In realtà – racconta Francesca, unica tarantina del gruppo, – abbiamo riscoperto dati già consolidati ma li abbiamo guardati con occhi nuovi, da un’altra prospettiva. Abbiamo realizzato che l’isola di Taranto non è un’isola, ma ha ragione di esistere all’interno di una complessa rete di relazioni intessute, nei secoli, con un ambito territoriale ben più vasto”. I giovani studenti spiegano a più voci come la nostra Città vecchia fosse di fatto la fabbrica di quel territorio, il punto in cui tutto convergeva e da cui tutto ripartiva verso altre destinazioni. Il sottosuolo si mostra come una vera città sotto la città, non solamente dei piccoli ipogei, ma cunicoli, spazi, edifici di tre piani, che attraversano da est ad ovest, da sud a nord, l’intera struttura urbana e che di fatto storicamente erano il motore dell’isola. I luoghi delle fabbriche, i luoghi dei depositi, i luoghi dei frantoi, delle trasformazioni conciarie, i luoghi delle darsene da cui partivano le merci.
Il vero problema non è la riscoperta della unicità della nostra storia bensì la mancanza di una comunità coesa che la comprenda e la rielabori in una visione di futuro. Ecco che il Laboratorio Taranto diventa motore di una rigenerazione” perché – sottolinea il professore – questa enorme fabbrica, che si trovava al di sotto della città, deve essere la matrice di una fabbrica delle idee e del pensiero. Abbiamo riportato alla luce quella che chiamiamo identità del luogo o eredità culturale. Nei numerosi sopralluoghi abbiamo operato con i cittadini, all’inizio l’impatto è stato gelido, poi si sono avvicinati, hanno cominciato a chiamarci, consentendoci di scoprire tantissime realtà. I miei studenti si sono sentiti motore di un cambiamento. Questo possono essere oggi i ragazzi, motore per il cambiamento e la rigenerazione di una società che, attraverso loro, torna ad amare e scoprire le proprie radici”.
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Un progetto di futuro deve coinvolgere studiosi, professionisti, tecnici, studenti universitari e studenti delle superiori, nella convinzione che l’interfaccia tra queste figure possa risolvere la profonda separazione che attualmente intercorre, tra produzione di innovazione, capacità di fare impresa, sapere politico e fare sociale. Dalle nostre radici nell’Isola, Laboratorio Taranto ha proposto una fabbrica di idee per produrre la rigenerazione della cultura sociale e costruire collettività urbana.

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