Politica e passione nelle serate di Villa Vetusta

 

liviano

di MARIA SILVESTRINI
Villa Vetusta, contrada Lama, dietro l’ombra dei grandi pini l’orizzonte blu del nostro mare. Questo lo scenario suggestivo in cui da mercoledì 18 a sabato 21, si è svolta la “Quattro giorni d’estate” organizzata dall’associazione “Le città che vogliamo” in collaborazione con Argomenti 2000, Fondazione don Tonino Bello, Fondazione Guglielmo Minervini, parrocchia Regina Pacis. Giunta alla 24ma edizione la convention, fortemente voluta dal consigliere regionale Gianni Liviano, si conferma un appuntamento imperdibile per riflettere, confrontarsi e fare formazione.
Il filo rosso di queste serate sono state la comunità, la convivialità delle differenze, l’idea che si cammina insieme, si accolgono le diversità come ricchezza, si costruisce una speranza di futuro. “Stiamo provando a ragionare sul fatto che tutte le persone, ciascuna con la sua complessità, sono al centro di ogni prospettiva politica – ha detto Liviano. – Abbiamo cominciato col ragionare di sogni e di speranze e ci siamo detti che se i sogni realizzabili sono impossibili, le cose che si possono fare devono essere la prospettiva dell’impegno politico. Senza visione, senza passione, senza ansia di costruire un progetto di futuro per la comunità, la politica è morta”. Quindi molto si è ragionato di politica, come arte del possibile nella temperie del cambiamento, mantenendola sullo sfondo di una riflessione pacata sulla capacità di una comunità di darsi una identità, di costruire relazioni solide, di ricostruirsi intorno ad un baricentro di valori comuni.
paparella, Piccinni

Tanti nomi noti da don Marcello Cozzi, segretario nazionale di Libera, a Giancarlo Piccinni, presidente della Fondazione don Tonino Bello, dagli onorevoli Preziosi e Violante ai sociologi Amendola, Palmisano, Romano, e poi docenti universitari specializzati in progettazione urbana come Rino Montalbano con il suo Laboratorio Taranto, uomini dello sport, giornalisti, scrittori. Serate variegate, dal ritmo intenso, impossibile annoiarsi, chiuse sempre da particolari pièces teatrali, guidate da Gianni Liviano che ne ha tenuto il filo con passione.
liviano e violante

L’onorevole Violante, nella seconda giornata ha spiegato le diverse sfaccettature dell’agire politico. La politica come organizzazione della polis, ma anche come competizione senza regole per l’esercizio del potere. Non c’è politica se non c’è comunità, quando la politica perde il contatto con la comunità che rappresenta, con i valori che in essa si condividono, perde la sua strada. “I partiti socialisti europei sono nati per rappresentare il proletariato, la classe operaia, agli albori del nuovo secolo hanno pensato di poter rappresentare una certa borghesia, oggi non riescono più a ritrovare la comunità di riferimento perché il precariato è mobile, diffuso, instabile”.

Criticità che nella serata successiva sono state riprese con particolare riferimento alla ‘polis’ da Marco Lacarra, Michele Abaticchio, Michele Laforgia, tutti esponenti della sinistra pugliese. Al centro la riflessione su una città capace di creare relazioni al suo interno, di rigenerarsi nel tessuto urbano come luogo di incontro, dove tenere insieme gli aspetti sociali con quelli economici, senza disperdere l’identità culturale che ne è linfa vitale.
La politica è anche consapevolezza di ciò che si può fare e di ciò che non si può raggiungere. Spesso la mancanza di competenza e di formazione lascia libertà alle parole senza ancorarle alla verità dei fatti.

 

carofiglio

Gianrico Carofiglio, riprendendo un suo scritto, ha chiuso la quattro giorni spiegando al numeroso pubblico come fare politica spesso vuol dire entrare “Con i piedi nel Fango”. Occorre fare i conti con le cose come sono davvero, cioè spesso non belle, non pulite. Bisogna entrare nel fango, a volte, per aiutare gli altri a uscirne, ma tenendo sempre lo sguardo verso l’orizzonte delle regole, dei valori, delle buone ragioni.
La quattro giorni d’estate ha lanciato un messaggio: la buona politica si nutre di pensiero critico, per sottrarsi alle manipolazioni, per riaffermare (contro ogni fanatismo) il valore laico ed emozionante della verità. Lavorare in politica è lavorare duramente con un costante sforzo di coerenza, di dignità, di mediazione nobile sulle cose, sui contenuti, per questo occorre che la politica sia anche passione e speranza di futuro. Passione che la platea ha assaporato nella splendida recitazione di Giovanni Guarino che ha portato in scena “I dieci, per non dimenticare” libera rielaborazione di un saggio di Franco Cuomo, che ha concluso in bellezza le serate di Villa Vetusta.

 

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