Celebrata anche a Taranto la Giornata Europea della Cultura Ebraica

Storytellng

di SILVANA GIULIANO
Domenica 14 ottobre si è svolta la Giornata Europea della Cultura Ebraica, che viene celebrata da 19 anni e per la quale l’Ucei, l’Unione delle Comunità ebraiche in Italia, organizza eventi e incontri su tutto il territorio nazionale. Il tema di quest’anno è stato “Storytelling. Le storie siamo noi”, un modo per mettere in connessione l’ambito del racconto e quello dell’identità. Anche Taranto ha voluto celebrare la giornata e l’ha fatto nel MarTa perché nella città sono state rinvenute 20 stele ebraiche di cui 4 esposte nella sala Medioevale, due monolingue e due bilingue (una in greco – ebraico e l’altra in latino – ebraico). Accanto alle stele ebraiche anche una cristiana in lingua greca.
La manifestazione è stata organizzata dal MarTa, dall’Associazione Italia-Israele di Bari Alexander Wiesel, dal Comitato Qualità della Vita e dall’AICC delegazione di Taranto “Adolfo Mele”.
Eugenia Graubardt, vice presidente dell’Associazione Italia-Israele di Bari ha sottolineato che l’associazione ha lo scopo di contribuire a far conoscere lo Stato ebraico. Secondo il calendario lunisolare siamo nell’anno 5779 e questa giornata, celebrata in 28 nazioni, 86 località tra città e centri minori, di cui ben 5 in Puglia (Bari, Lecce, Manduria, Sannicandro, Taranto) attraverso una narrazione dell’ebraismo rispondente al vero, vuole essere un invito a scoprire tradizioni, cultura e luoghi ebraici in Italia.

Graubardt

“L’ebraismo europeo – ha spiegato la direttrice Eva Degl’Innocenti – ha radici in Puglia, lo testimoniano le epigrafi ritrovate in varie località fra cui Bari, Otranto, Oria e Taranto. Quelle di Taranto sono state rinvenute nell’area di Montedoro in prossimità della Chiesa del Carmine e del Palazzo degli Uffici. Nessuna iscrizione è datata e l’attribuzione temporale IV – X sec. è stata fatta con criteri interni. Queste testimonianze sono state ritrovate dal 1884 al 1891 e documentate negli scritti di Luigi Viola, ma prive del contesto archeologico. A Taranto erano presenti 300 famiglie ebraiche che vivevano all’interno dell’Acropoli ed erano dedite alle attività commerciali fondamentalmente legate alla tessitura, alla produzione della porpora e del bisso. Il cimitero, secondo la tradizione era collocato extra moenia. Durante alcuni lavori eseguiti nel Palazzo degli Uffici, furono trovate 5 tombe, la prima nel 2004, le altre nel 2006 riferibili ad un sepolcreto ebraico e databili tra il V e il VI, prive di lapidi ma contenenti ancora le ossa dei defunti”.

La dott.ssa Maria Pia Scaltrito ha trattato il tema “Storie nascoste di un epitaffio ebraico. Pagine mediterranee da una terra-mondo”.
Nella relazione si è soffermata su tre famose personalità della cultura ebraica: Silano, Donnolo e Anatoli. Il primo fu uno dei capiscuola della poesia ebraica italiana, autore di numerosi componimenti liturgici e poetici, testimonianza dell’alto livello culturale raggiunto dalla comunità ebraica di Venosa. Al tempo di Silano molti viaggiatori provenienti dall’Iran, dall’Iraq e da Gerusalemme attraversarono il Mediterraneo e giunsero in Puglia dove c’erano scuole famose e una grande concentrazione di intellettuali.
Se Silano ha fatto conoscere la poesia ebraica, Donnolo fu medico, filosofo, astronomo e divenne uno dei maggiori scienziati dell’Italia meridionale.
Scrisse un libro sulle misture, frutto della conoscenza delle piante e della sua esperienza farmacologica in cui sono raccolti un centinaio di medicamenti che chiama Seplasia, dall’omonima piazza dell’antica Capua, famosa per il mercato d’unguenti e profumi. I suoi testi scritti nel 970, riportano le prime parole in volgare pugliese, a dieci anni di distanza dal Placito Capuano del 960, considerato il primo documento ufficiale della lingua volgare.
Anatoli è noto soprattutto per la sua attività di traduttore e di divulgatore del sapere filosofico presso la corte dell’imperatore Federico II”.
Le epigrafi esposte sono state tradotte e commentate per la parte in ebraico dal dott. Giovanni Di Lena dell’Associazione Italia-Israele mentre per quella in latino e greco dalla prof.ssa Franca Poretti presidente della delegazione tarantina dell’AICC, associazione con la quale il MarTa ha sottoscritto un protocollo d’intesa.

Foto Steli

A Taranto sarà istituito il Giardino dei Giusti, come anticipato dalla prof. ssa Anna Maria La Neve del CQV. Sarà dedicato all’ungherese Géza Kertész allenatore del Taranto dal 1936 al 1938. Allo scoppio della II guerra mondiale rientrò in patria dove salvò donne, uomini e bambini ebrei e perciò fu fucilato dai tedeschi. Gli è stato riconosciuto il titolo di Martire della Patria Ungherese, ed il suo nome è stato accostato a Oskar Schindler.
E’ importante e necessario ancora oggi conoscere la cultura ebraica ha commentato il prof. Guido Regina presidente dell’Associazione Italia-Israele di Bari. “Il bello della cultura ebraica è che coinvolge la conoscenza di qualsiasi genere, inoltre si snoda attraverso i secoli sviluppando continuamente nuovi temi. La maggiore cultura persino in campo religioso, accettata in Israele e in campo internazionale, è nata a Trani con i talmudisti rabbini e poi i loro pensieri hanno continuato a viaggiare fino a raggiungere la Germania, la Polonia e la Russia. Senza la conoscenza della cultura ebraica non si può comprendere cosa oggi voglia lo Stato di Israele, una buona conoscenza della cultura ebraica è indispensabile persino nel mondo moderno”

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