Taranto e l’industria: un futuro da riscrivere

manifesto

di MARIA SILVESTRINI
Con l’inizio dell’era Arcelor Mittal e i buoni risultati dell’attività di bonifica, si susseguono in città gli incontri che hanno al centro il tema di un nuovo e diverso futuro industriale. Ultimo in ordine di tempo il Forum organizzato dal Rotary Club Taranto Magna Grecia, mercoledì 28 novembre, nel Salone di rappresentanza della Provincia. La tavola rotonda è stata presieduta dalla presidente Anna Miolli ed ha visto la partecipazione delle massime cariche istituzionali, degli ordini professionali e di un folto pubblico.

rotary

Relatori di grande esperienza: Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, Federico Pirro, docente di Storia dell’Industria presso l’Università di Bari, Bruno Notarnicola, direttore del Dipartimento Jonico dell’ateneo barese. Interventi rapidi e precisi per delineare la cornice di un sistema industriale in evoluzione, diffuso in un hinterland che si estende da Martina Franca a Grottaglie, fino a Manduria.
Il comparto industriale sta cambiando, ha spiegato Vincenzo Cesareo. Dal 2012, forse il momento peggiore della crisi, la classe imprenditoriale ha cercato strade nuove attraverso un’analisi attenta dei problemi e l’innovazione nei processi e nel marketing. L’industria 4.0 non è solo digitalizzazione, è cambiamento nei rapporti col mercato, è internazionalizzazione, innovazione dei processi produttivi, rapporto costante con l’Università ed i Centri di ricerca per cogliere nuove opportunità. Un percorso in divenire che ha ricostituito il comparto del fashion a Martina Franca, portandolo come eccellenza al Pitti Uomo di Firenze, che promuove strat up innovative con investimenti consistenti, che si affianca ad Alenia nell’industria dell’aerospazio. Le idee progettuali sono supportate da un Centro di Sviluppo Materiali e dall’apporto dell’Università. La presenza di un player mondiale come Arcelor Mittal sarà certamente un volano ulteriore per le aziende locali che non si pongono più esclusivamente come imprese dell’indotto ma come possibili utilizzatori del ciclo produttivo.
Industria Taranto

Il quadro generale è stato completato dalla lettura del territorio del prof. Federico Pirro. Un’analisi della situazione che ha inserito accanto ai punti nevralgici della siderurgia, aerospazio e portualità, la presenza di un agroalimentare in crescita con prodotti di eccellenza, la ristorazione, il tessile, la biotecnologia, il settore delle nuove tecnologie al servizio delle bonifiche. Ci sono segnali positivi che rischiano di restare asfittici per una carenza di circolante e su questo bisogna lavorare.
L’intervento del prof. Bruno Notarnicola è stato quello più attento nell’esame di una realtà industriale ancora in affanno. Il futuro, ha detto, è in una economia circolare e sostenibile che sappia fare del riutilizzo degli scarti la leva per il cambiamento. In un territorio in cui l’inquinamento e le necessarie bonifiche sono da molti anni al centro del dibattito, non si può non mettere l’accento su una simbiosi urbana che trovi nel nuovo player della siderurgia un partner importante da coinvolgere. Bisogna superare ostacoli fattuali e mentalità superate per attuare una simbiosi industriale che consenta il teleriscaldamento con i vapori dell’industria, che permetta all’impresa di utilizzare i sottoprodotti per nuove attività. Da molti anni ormai a Taranto si discute di economia circolare, termini come Agenda 2030 o BES entrano nelle scuole e nell’approfondimento dell’Accademia, ma restano in circoli chiusi. Eppure il riutilizzo sia nel ciclo dei rifiuti che in quello delle imprese agroalimentari, potrebbe essere un forte elemento di innovazione e di abbattimento degli elementi inquinanti. L’Università è in prima linea cercando di operare una simbiosi intellettuale fra il mondo della ricerca e quello dell’impresa, sviluppando ogni possibile elemento per la crescita dei nostri giovani, stimolandone altresì uno spirito di impresa.
Ai primi interventi è seguito un ricco dibattito guidato dal direttore di Studio 100 Walter Baldacconi che si è posto più come provocatore che come moderatore. Una modalità efficace per coniugare le positive aspirazioni con una realtà ancora in affanno. Certamente Taranto ha tutte le carte per tornare ad essere una grande città industriale del Sud, ma non deve dimenticare che si deve essere industriali ma ecocompatibili, imprenditoriali ma volti ad una diversificazione che valorizzi la bellezza del territorio, la sua storia antica, le sue potenzialità turistiche. Guardare oltre la siderurgia senza chiusure mentali e senza rimpianti, per giocare con Arcelor Mittal un ruolo paritario e non nuovamente subordinato alle scelte della grande industria. Le premesse ci sono tutte, guardare avanti è una priorità, ricordando anche che il porto di Taranto è la porta di un Sud del mondo che cerca vie di politica economica guardando al Nord.

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