Palazzo degli Uffici: il progetto di Davide Leogrande

Palazzo

di SILVANA GIULIANO
Nell’ambito dei Mercoledì del MarTa, presso la sala “Incontri” del Museo, si è svolta una interessante conversazione dal titolo “Il Palazzo degli Uffici di Taranto: progettazione d’interni per una scuola abbandonata”.
L’evento è stato promosso dall’AICC (delegazione di Taranto Adolfo Mele), dal Liceo Archita, dall’associazione culturale “Aldo Moro” e da Eva Degl’Innocenti, direttrice del MarTa che ha introdotto e coordinato l’incontro. Sono intervenuti l’arch. Massimo Prontera, presidente dell’Ordine degli Architetti Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori della Provincia di Taranto, il dott. Davide Leogrande e i rappresentanti delle Associazioni coinvolte.
“ Il MarTa – ha dichiarato Degl’Innocenti – ha fortemente voluto questo incontro per presentare il progetto di Davide Leogrande sulla riqualificazione del Palazzo degli Uffici, un progetto molto interessante perché recupera l’identità del palazzo e la sua centralità come simbolo della città umbertina nella città in un luogo fra il ginnasio e il museion, ma soprattutto per il suo valore educativo e formativo, brillantemente prospettato dal progetto di Leogrande. Il mio è un appello all’Amministrazione comunale perché colga questi spunti di riflessione e soprattutto non distrugga il Palazzo con progetti non consoni alla sua origine e che prima di essere un progetto tecnico deve essere un valido progetto culturale”.

Marta

Il presidente Prontera ha introdotto il tema della riqualificazione del Palazzo degli Uffici di Taranto: “Il Palazzo è stato per decenni il simbolo della città e l’elemento ordinatore di quello che è stato il primo piano urbanistico della città di fine ‘800. Un edificio che nel tempo ha perso i suoi connotati ed è stato poi completamente abbandonato, attualmente non si conoscono né il suo futuro utilizzo né il rapporto con la città. Il lavoro di Leogrande si presenta in un ottica di riqualificazione complessiva della Città e del Borgo in particolare. I locali raccontano di un edificio in gran parte abbandonato o in corso di un restauro che è stato interrotto con lavori che sembrerebbero molto lontani dall’essere ultimati. C’è necessità – ha dichiarato Prontera – di riprendere quanto prima i lavori di messa in sicurezza delle parti più esposte agli agenti atmosferici come i tetti e gli ambienti sottoposti a criticità. Bisogna ripartire da un’idea forte che non può che passare nuovamente attraverso una polifunzionalità dell’edificio, come è sempre stato, che metta insieme la cultura e la formazione, senza escludere altre funzionalità, ma sempre nell’ambito della cultura che è il vero nucleo fondante del Palazzo. Il lavoro di Leogrande si presenta in un ottica di riqualificazione complessiva della Città e del Borgo in particolare”.
L’edificio si erge dove anticamente sorgeva l’agorà. Nel 1787 Ferdinando IV di Borbone delibera la costruzione di un orfanotrofio, su esempio del Real albergo dei poveri di Napoli. Alla fine del ‘700 i lavori furono interrotti per mancanza di fondi. Bisognerà attendere il 1872 perché riprendano i lavori e sia terminato il primo piano e il 1896 l’intero edificio. La facciata principale insiste su Piazza Archita di fronte al Ponte girevole. Ancora oggi spicca il maestoso portone perché non coperto dalle impalcature. Nel secolo scorso ha ospitato accanto ad alcune attività commerciali la Corte d’appello, il Tribunale, l’Ufficio leva, gli uffici della Polizia municipale, la biblioteca, l’ISAMG (Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia) e vari istituti scolastici, l’Andronico, il Battaglini, la Capuana, il Nitti e il liceo Archita, famoso per essere stato frequentato da personalità illustri, tra le quali lo statista Aldo Moro, l’archeologo Enzo Lippolis, lo scrittore Giancarlo De Cataldo e il procuratore Armando Spataro. Nel 2002 iniziarono i lavori di restauro, quasi subito interrotti e nel 2013 la sede dell’Archita fu definitivamente trasferita.
Il dott. Davide Leogrande ha approfondito l’argomento sulla base della sua tesi di laurea in Architettura presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza. “Ho visitato l’edificio grazie ad un permesso del Comune e sono rimasto colpito dalla sua vastità e dalle tante aule che non avevo mai visto da studente. Il mio progetto prevede aule scolastiche, palestre, laboratori di fisica, chimica e informatica, praticamente una riproposta delle vecchie funzioni, ma rinnovate secondo le più moderne tecniche impiantistiche e architettoniche. E’ possibile anche inserire attività commerciali legate alla storia culturale e gastronomica della città”.

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