Il prof. Angelo Tursi, al MarTa, ha concluso il ciclo di conferenze sul paesaggio.

Tursi

di SILVANA GIULIANO

Per i “Mercoledì del MarTa”, nell’ambito dell’accordo di collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Taranto e il Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, si è concluso mercoledì 20 febbraio, il ciclo di conferenze dedicato al tema “Il paesaggio dell’uomo: impatti sulla natura e sul territorio”, che si pone l’obiettivo di analizzare in dettaglio i paesaggi degradati e devastati dalla mano dell’uomo e le possibilità di riqualificazione e valorizzazione attraverso azioni di bonifica e recupero. Presso la Sala multimediale del MarTa, il prof. Angelo Tursi (Dipartimento di biologia, Università degli Studi di Bari) ha tenuto una conferenza dal titolo: “Il sistema ambientale del Mar Piccolo di Taranto: cronistoria di un degrado”.
Il prof. Tursi ha trattato l’argomento iniziando dalla storia geologica che ha conformato lo specchio d’acqua più famoso di Taranto, soffermandosi anche sulle storie descritte in numerosi libri, fra cui “Le delizie tarantine” di Tommaso Nicolò D’Aquino, “Appunti storici del Mar Piccolo di Taranto” di fra A. Primaldo Coco, “Il Mar Piccolo di Taranto” di Pietro Parenzan”, infine “Mar Piccolo” di Michele Pastore, direttore negli ultimi decenni del secolo scorso, dell’istituto Talassografico di Taranto, oggi CNR-IRSA.
“Ho chiamato il mio intervento – ha esordito il prof. Tursi – cronistoria di un degrado anche per sfatare alcuni miti. Il Mar Piccolo è stato il cuore della città di Taranto, e lo è ancora, forse oggi è un po’ malato, i lavori in atto tendono a farlo ritornare produttivo, è questo l’obiettivo dell’Università, dei Centri di ricerca e del Commissario alle bonifiche. Il Mar Piccolo non è stato inquinato solo dalla grande industria, questa ha delle responsabilità dovute prevalentemente alla ricaduta di sostanze tossiche presenti nei fumi, la vera causa che ha determinato il degrado del Mar Piccolo è stata l’incuria della società dovuta ad una perdita di legame culturale, per cui il Mar Piccolo che prima era l’ambiente dove si allevavano le ostriche e le cozze, oggi è inquinato da una serie di rifiuti fra cui: carcasse di auto, batterie, pneumatici, lattine, bottiglie e reti da pesca. Questo legame con l’ambiente marino deve ripartire dalle scuole, coinvolgendo docenti e studenti. Se il Mar Piccolo è in una condizione di degrado, è perché non l’abbiamo sentito come casa nostra, sono però ottimista, il nostro obiettivo infatti è far ritornare il Mar Piccolo come il cuore pulsante della città”.

porpora

Nel mare vivevano murici, da cui si ricavava la porpora, ostriche, cozze, pinne nobilis, da queste si ricavava la seta del mare, il bisso. Con il bisso le suore tarantine realizzarono una mantella e la regalarono alla regina Margherita quando venne in visita a Taranto. Oggi il prezioso indumento è custodito nei caveau della sede romana della Banca d’Italia, insieme ai gioielli dei Savoia.

Pinna nobilis

Il prof. Tursi ha anticipato che con la direttrice vorrebbe realizzare una mostra che riprenda il rosso della porpora ed il bisso, in quella occasione si potrebbe portare a Taranto la preziosa mantella. Il Magnifico Rettore si è fatto parte attiva per richiederla  e farla esporre a Taranto.

La direttrice Eva Degli Innocenti ha così commentato: “un’interessantissima conferenza in cui il prof. ha parlato di biologia marina, ma anche di biodiversità, sulla base della sua esperienza di tecnico. È emerso che questo territorio ha bisogno di senso civico e di appartenenza, ma soprattutto del rispetto del bene comune, perché solo così si riuscirà a debellare il problema dell’inquinamento che in realtà è molto più complesso di quello che sembra. La comunità deve avere un ruolo attivo, altrimenti non riusciremo mai a vincere questa sfida”.
Così scriveva Michele Pastore nel 1993: “Ciò facendo non è neanche pensabile che successivamente il bacino sia riconsegnato a gestione a carattere privatistico incontrollata, ma bensì occorrerà che sia l’impiantistica produttiva sia la nuova imprenditoria restino vincolate ad un più ampio complesso di compartecipazione e di controllo. Un Mar Piccolo restaurato non potrà più essere appannaggio di privati o Enti, avulsi dal contesto socio-economico più generale, né le responsabilità di una sua corretta conduzione demandate a subalterni o subappaltatori. Non si potrà più dar luogo ad un frazionamento economico tra poche cointeressenze quando l’oggetto economico ha tutto il valore di un contesto sociale…”.

 

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