La vita e le opere di “Nikos Kazantzakis” nella relazione del prof. Giancarlo Antonucci

Locandina

di SILVANA GIULIANO
Nella sala convegni del padiglione S.S Crocifisso, ex Ospedale vecchio, in via S.S Annunziata, Giancarlo Antonucci, presidente dell’associazione Dopolavoro Filellenico, ha parlato della vita e le opere di Nikos Kazantzakis. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con il comitato di Taranto della Società Dante Alighieri, la delegazione di Taranto dell’Associazione italiana di cultura classica A. Mele, la sezione jonica dell’Alliance Francaise presiedute rispettivamente da Josè Minervini, Francesca Poretti e Teresa Bosco.
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La serata ha avuto il patrocinio morale del Consolato onorario di Grecia per Brindisi, Lecce e Taranto  e dell’associazione internazionali Amici di Nikos Kazantzakis.

Kazantzakis nasce in un villaggio nell’isola di Creta nel 1883, a quel tempo sotto il dominio turco. Nel 1902 si trasferisce ad Atene dove studia legge e, successivamente, nel 1907 a Parigi dove oltre all’attività di scrittore si guadagna da vivere come traduttore. Nel 1957 si reca in Cina e Giappone, ma a causa di un’infezione, contratta a seguito di un vaccino, torna in Europa soggiornando dapprima a Copenaghen, poi a Friburgo dove muore il 26 ottobre nel 1957. Viene sepolto a Heraklion, l’epitaffio sulla lapide così recita: “Non spero nulla, non ho paura di nulla. Sono libero”.
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Una frase che riprende i versi 70-72 del I canto del Purgatorio “Libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta”.

In Italia Kazantzakis è conosciuto soprattutto perché da un suo libro fu tratto il Film Zorba il greco con Anthony Quinn e Irene Papas. Il film riscosse un enorme successo anche per la musica che rese famosa la danza di Zorba, il sirtaki. Inoltre ebbe tre premi Oscar e sette nonination. Esponente tra i maggiori della letteratura greca contemporanea, Kazantzakis è autore di opere teatrali, narrative e poetiche, nonché di traduzioni tra cui la Divina Commedia,  conosceva perfettamente sei lingue, aveva inoltre una capacità lavorativa immensa. Candidato al premio Nobel, lo perse per un solo voto, fu Camus a vincerlo.
“È stato – ha sottolineato Antonucci – un personaggio che ha avuto grandi soddisfazioni, ma controverso per i suoi scritti, per i suoi interessi e per le sue attività, messo in difficoltà anche dalla chiesa perché aveva uno spirito religioso particolare che non coincideva con i dettami sia della chiesa ortodossa sia di quella cattolica che misero all’indice la maggior parte delle sue opere”.

Fra le tante opere di Kazantzakis, Antonucci ha commentato i romanzi “Zorba il greco”, “Cristo di nuovo in croce”, “Il poverello di Dio”, “Colui che deve morire”. Si è soffermato soprattutto sull’Odissea,  più lunga dei poemi omerici messi insieme, un’opera ciclopica  composta da 24 canti e 33.333 versi decaeptasillabi per ricreare l’effetto dell’esametro antico, nel quale il protagonista Ulisse simboleggia l’uomo moderno continuamente alla ricerca di nuove e diverse verità. Quest’opera dovrebbe essere pubblicata, entro la fine dell’anno, in lingua italiana dalla casa editrice Crocetti.

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“Ogni anno – ha commentato José Minervini – organizziamo un incontro con il Dopolavoro Filellenico, per far conoscere e divulgare il valore della civiltà europea che nacque molti secoli fa in Grecia. Kazantzakis ci è caro perché tradusse in greco la Divina Commedia, è stato un genio del Novecento. Temo però non sia molto conosciuto”.
Kazantzakis dedicò la Divina Commedia a un altro scrittore greco, Angelos Sikelianòs, e che definì, riprendendo l’espressione di Dante nel canto del Purgatorio, “il miglior fabbro del parlar materno”. Nel corso della serata l’attore Sergio Tersigni ha recitato alcuni brani tratti dalle opere dell’artista greco.
“Per me – ha concluso il console Antonella Mastropaolo – è stato un grandissimo onore essere a Taranto per onorare l’opera gigantesca che questo autore greco ci ha regalato. Ritengo che sia positivo per noi italiani approfondire i grandi temi trattati da quest’artista”.

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