La Banca di Taranto ha inaugurato la nuova sede con il convegno “La Moneta nella storia di Taranto”

nuova sede

di SILVANA GIULIANO
La Banca di TarantoBanca di Credito Cooperativo, ha una nuova sede in Via Berardi 27-29, che oltre a avere la funzione propria degli istituti bancari avrà anche una funzione culturale perché alcune sale saranno messe a disposizione della città per mostre e conferenze. Sabato 23 marzo, dopo la cerimonia di inaugurazione, si è svolto il Convegno “La Moneta nella storia di Taranto” fortemente voluto dal presidente Lelio Miro. Sono intervenuti: il prof. Aldo Siciliano, dell’Università del Salento e Presidente I.S.A.M.G. Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia , il dott. Giuseppe Libero Mangieri e l’avv. Francesco Gatto, presidente del Circolo Filatelico e Numismatico “La Persefone Gaia” di Taranto.
Siciliano

Il prof. Aldo Siciliano ha tenuto una relazione su “Taranto e la moneta nell’antichità”.
“La moneta era collegata e legata alla divinità, in particolare era un attributo di Giunone perché a Roma l’officina monetaria era accanto al santuario della dea. Moneta ossia ammonitrice con riferimento all’assalto da parte dei Galli nel 390 a. C, quando durante l’assedio di Brenno le oche, sacre a Giunone, starnazzando avvisarono i Romani, che poterono quindi difendersi.
La moneta – ha aggiunto – nasce come documento ufficiale da parte di un’autorità che si vuole presentare ai propri cittadini. In origine non era utilizzata come mezzo di scambio internazionale, ma per pagare i tributi, i lavoratori e anche i mercenari. Molte monete purtroppo, pur essendo state coniate a Taranto non sono esposte nel MarTa, ma nei musei di tutto il mondo, perché oggetto di commercio illegale. Il collezionismo induce a volte a venderle piuttosto che consegnarle alla Soprintendenza. Molti non hanno ancora compreso la gravità della vendita, infatti la moneta è un documento della nostra storia e non va decontestualizzata.”
Nella Puglia esistevano molte officine monetarie, Taranto però iniziò a coniare moneta solo intorno al 500 a. C. La monetazione della città è rappresentata da una ricca produzione in argento e in oro. Alla fase più antica appartengono le monete coniate con la tecnica incusa, raffiguranti un giovinetto, Apollo Giacinto.

Apollo

Nel 473 la città subì una sconfitta, fu costretta quindi a coniare monete in oro per pagare i mercenari, che le preferivano perché potevano circolare liberamente su tutti i mercati. Nel frattempo, alla serie monetale dell’ecista (fondatore), si affiancano quelle dei cavalieri associate al giovane su delfino, che, con innumerevoli varianti iconografiche, caratterizzeranno tutta la successiva produzione di stateri tarantini, sino alla fine del III secolo.
Delfino

Una relazione affascinante per l’approfondimento sia storico sia scientifico quella del prof. Siciliano che ha così concluso: cerchiamo tutti insieme di ridare a Taranto quel ruolo che la storia le ha assegnato.
Il dott. Giuseppe Libero Mangieri, coautore del Libro “Pastore e Mecenate Giuseppe Capecelatro e la Scienza della Moneta” edito da Mandese, ha illustrato la figura e l’operato dell’illustre prelato, arcivescovo di Taranto dal 1778 al 1817. Mons. Capecelatro, oltre a distinguersi sul piano culturale e religioso per i suoi numerosi scritti, fu anche un collezionista di dipinti, reperti archeologici e monete. La raccolta fu acquistata in blocco e a caro prezzo, dal principe ereditario di Danimarca Cristiano Federico durante una sua visita a Napoli ed è esposta nel Museo Nazionale di Copenaghen.

Al termine del convegno è stata inaugurata la mostra “La lira repubblicana, banconote e monete”. Questa mostra è dedicata a mio padre Giuseppe Gatto, commerciante venuto a Taranto da un piccolo centro della Calabria e non è più andato via, amava questa città tanto quanto il suo paese nativo Montegiordano. Ha esordito così l’avv. Francesco Gatto curatore della mostra. “Con questa mostra – ha aggiunto – poniamo una prima pietra per la costruzione di un progetto più ampio: creare a Taranto un museo della moneta che ha inizio con la lira repubblicana, continua con la moneta di Vittorio Emanuele III e i suoi predecessori, senza trascurare quella degli stati preunitari, per concludersi con la moneta del Regno delle due Sicilie”. Ogni numismatico sceglie il proprio ambito con motivazioni estetiche, affettive, economiche e storiche. Attraverso le monete si possono conoscere le persone, i popoli, le religioni, i miti e la storia. Le monete, inoltre, possono essere collezionate in vari modi: per tipo, per anno o per periodo storico studiate anche a scopi scientifici e sociali ed è proprio questo l’ambito in cui si muove questa collezione in mostra nella nuova sede della Banca di Taranto.

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