Consegna del simulacro al Sindaco di Taranto Rinaldo Melucci: l’allocuzione di S.E.R. mons. Filippo Santoro

 

Un cordiale saluto a voi tutti carissimi fedeli,
Saluto S. Ecc. il Prefetto Antonella Bellomo, il nostro Sindaco Rinaldo Melucci, il Presidente della Provincia Giovanni Gugliotti, l’Ammiraglio Salvatore Vitiello e tutte le autorità civili e militari così come il Capitolo Metropolitano della nostra antica cattedrale.

Saluto la folta rappresentanza della comunità parrocchiale di San Cataldo di Pattano, provincia di Salerno, che qui rappresentano la rete delle Terre Cataldiane. Auguro alla vostra comunità di vivere una bella festa del nostro comune patrono il prossimo 10 maggio, in comunione con tutti coloro che nel mondo venerano ed invocano San Cataldo vescovo di Taranto.

La Parola di Dio è lampada alla nostra fede, alla nostra vita. La pagina degli Atti degli Apostoli or ora proclamata, è la vibrante testimonianza, cuore del nostro credo, del mistero della Risurrezione di Gesù, perno fondante e vivificante della nostra adesione a Cristo, verità e senso di tutta la nostra esistenza. L’autore degli Atti sottolinea in una frase sola il completo abbandono del Figlio che si fida fino a ad essere lasciato nell’abisso della morte e la forza non ostacolabile del Padre. In quel «ma Dio lo ha risuscitato» sembra di vedere la mano del Padre che ritrascina a sé, alla vita senza tramonto il Figlio amato. «La promessa fatta ai padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù». In Gesù la promessa si compie, l’attesa si realizza. La forza di San Cataldo, Pastore e missionario in queste nostre terre dipende dal fatto che egli annunzia il compimento della promessa. Egli non ci ha offerto una sola predicazione morale: «siate buoni, comportatevi bene», egli annunzia il compimento della Salvezza che è la fonte della nostra dignità e che rende possibile una moralità nuova nel rapporto buono con Dio, con gli altri e con la natura. La forza sorgente di Dio che sveglia Gesù è la forza che fa vivere la Chiesa nei sacramenti, la vittoria inesorabile di Cristo sul peccato e sulla morte, la sua discesa agli inferi e sua ascesa al cielo sono la condizione per la quale noi possiamo incontrare Cristo vivo e vero, sempre con noi, Cristo che ora è a noi contemporaneo, non un personaggio del passato, ma la persona di Dio che ci viene incontro qui, ora, per sempre.
La risurrezione di Cristo brilla nella vita dei santi che non hanno perseguito la strada della santità solo perché hanno sentito il fascino delle parole del Signore o perché hanno aderito ai principi cristiani ma soprattutto perché hanno fondato la loro esistenza, sulla Vita Eterna, su Gesù stesso che è Resurrezione e Vita.
Cataldo perse evangelicamente la sua vita qui a Taranto sapendo che l’avrebbe ritrovata per sempre in Dio.

La lettura prosegue con «e noi vi annunciamo». Sì, questo è il motivo fondamentale della prima processione per mare, usciamo con il nostro patrono per annunciare che Cristo è Risorto, che Cristo è vivo ed è noi con Lui. Tutto quello che nella Chiesa si celebra parte da quell’annuncio di vita. Anche nei momenti più bui il risorto è con noi. Anzi proprio nel buio più fondo e sigillato del sepolcro penetra la mano del Padre per dare corso alla creazione nuova. Questa è la nostra fede!

Si ripete quest’anno il centenario rito de “u pregge” quello che in italiano insufficiente possiamo tradurre “il prestigio”, quello di dare al sindaco e quindi alla cittadinanza il tesoro della santità di San Cataldo, patrono di questa città e dell’arcidiocesi.

La prima cosa che mi sta a cuore in questo gesto è la garanzia che affidandovi “le cose sante” voi abbiate certezza che questa Chiesa locale vuole pregare per questa città, una preghiera che parte dalla consapevolezza di appartenere a questo angolo di Puglia, evangelizzato secondo la tradizione da San Pietro e da San Marco. Preghiamo per questa città di mare pronta ad accogliere i flutti che ivi si infrangono, alle volte con violenza, ma che non possono travolgerla, perché aldilà di quel poco che le nostre miopi analisi attuali possono accreditare a questa città, Taranto è stata grande da scavare canali e gettare ponti così come ad incastonarsi fra i due mari.

Caro sindaco Le “dono” per questi tre giorni San Cataldo, perché abbiamo bisogno tutti dello sguardo innamorato del santo vescovo di Taranto. Innamorato di un amore dimentico della sua terra d’origine, pronto a dare la vita, con la lungimiranza di chi non considera il proprio tornaconto perché ha conservato già da questa vita i suoi tesori in cielo.
È una preghiera la nostra che si affida sicuramente a Dio ma che non si abbandona alla fatalità, che invece chiede mani e cuori responsabili per costruire una comunità.
Migliaia di tarantini, Sindaco, saranno in questi nostri giorni di festa, fianco a fianco, così come lo sono stati durante la Settimana Santa, mi chiedo se cristianamente gli uni siano convinti della necessità di portare i pesi degli altri, se ognuno di essi non si senta invece un’isola in mezzo a tante isole, se non sentano vibrare la necessità e l’urgenza di costruire legami di unità e comunione. La preghiera che non mi stanco di rivolgere quotidianamente a Dio è quella di sentirci un unico popolo. E questo deve significare riconoscere il Signore nel nostro prossimo, riconoscersi in una comunità tesa al raggiungimento del bene comune.

E la nostra, quella tarantina, stenta ancora a superare i distinguo che portano alla frammentazione degli obiettivi, più incline a dividersi su giudizi vari che a unirsi in percorsi comuni: preghiamo e lavoriamo insieme per ricostruire la nostra comunità, tutti, cittadini, amministratori, imprenditori, comunità ecclesiale.

Lo scorso anno le presentai in questa occasione il centro notturno per senza fissa dimora “San Cataldo vescovo” e le annunciai la riapertura del santuario della Madonna della Salute.

Ebbene, il santuario di Monteoliveto è ritornato a essere quel luogo di devozione che tanti tarantini ricordavano e che legavano ai “tempi belli” della città vecchia, tempi che desideriamo tutti tornino convinti come siamo che la città non possa essere rifondata se non partendo dalle sue fondamenta che affondano nei vicoli dell’Isola e dai cittadini che la abitano.

L’ecologia integrale tanto cara a papa Francesco ci parla di questo, della valorizzazione dell’uomo in un ambiente sano, che gli garantisca uno sviluppo armonico del corpo e dell’anima, a questo dobbiamo tendere mettendo insieme tutte le nostre migliori energie.
Da questo dobbiamo ripartire sostenuti dalla presenza viva del Signore e dalla protezione del nostro Patrono.
San Cataldo ha tanto viaggiato, troviamo le sue tracce dal Medio Oriente all’Europa del Nord, ma ha scelto di fermarsi a Taranto, di svolgere qui la sua missione di vescovo, chissà quali sono state le motivazioni che lo hanno portato a fare questa scelta! Si sarà sicuramente messo nelle mani del Signore, lo avrà pregato perché gli desse un segno, lo sostenesse.

Anche io e lei, come San Cataldo, oggi ci affidiamo al Signore, non è facile il compito che spetta a ognuno di noi, seppur diverso. L’intera comunità, guidata e per mezzo di San Cataldo, chieda al Signore di ritrovarsi coesa e forte tanto da poter far valere le sue giuste ragioni che ci parlano di un ambiente sano, di un’offerta sanitaria adeguata, di lavoro degno e di una città ben amministrata, di una città vecchia al centro delle sue attenzioni
Chiediamo altresì di essere noi tutti parte attiva di un processo di cambiamento che non può essere demandato a terzi ma che deve vederci tutti protagonisti.

Quella che le affido non è una statua, è il simulacro sacro del nostro Santo Patrono che ha attraversato i secoli e altrettanti ne attraverserà; che ha conosciuto anni fastosi e bui: confortato dalla fede ho la concreta speranza che, sotto lo sguardo di San Cataldo e con il contributo di ognuno, il nostro cammino sarà per un presente e per un futuro migliore.

Buona festa di San Cataldo a tutti!

+ Filippo Santoro
Arcivescovo

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