Taranto rende omaggio ad “Alda Merini tarantina”

 

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di SILVANA GIULIANO

Alda Merini tarantina” è il titolo del volume che Silvano Trevisani ha curato e fatto pubblicare dall’editore cosentino Macabor, a dieci anni dalla scomparsa della grande poetessa milanese. Il libro è stato presentato giovedì 30 maggio, nel Salone degli Specchi di Palazzo di città, su iniziativa del Lions club Taranto Host e del Leo club. “In viaggio, con lei, nella Puglia poetica”, questo il sottotitolo, è un’antologia poetica che comprende, oltre a un saggio del curatore sugli anni trascorsi dalla Merini a Taranto, anche poesie e pensieri rivolti alla poetessa da alcuni dei più noti poeti pugliesi viventi. Completano il volume il ricordo di alcuni poeti non più in vita e un’antologia dei poeti viventi che hanno dedicato un testo ad Alda Merini. All’incontro hanno partecipato, Silvano Trevisani, Giovanni Sebastio, presidente del Lions Zona 15, Luciano Ciussi e Danilo Leone, rispettivamente presidente del Lions club Taranto Host e presidente Leo Club Taranto. È ’intervenuto il saggista Giuseppe Pierri, figlio di Michele Pierri secondo marito della Merini, mentre Emanuela Carniti, figlia di Alda, ha inviato un videomessaggio. Ha moderato l’incontro l’attrice Francesca Passantino, che ha declamato diverse poesie, alcune anche in napoletano.

“Con i due presidenti – ha sottolineato Sebastio – abbiamo patrocinato l’iniziativa perché, coinvolgere la cittadinanza, rientra nell’ottica del Lions, inoltre uno degli obiettivi del Club è quello della cultura, cultura legata al territorio per far conoscere personaggi che hanno dato lustro alla città”.

Per Trevisani, questo non è il primo volume dedicato alla Merini perché in “Michele Pierri e Alda Merini cronaca di un amore sconosciuto”, ha trattato degli anni tarantini di Alda Merini, così come nell’introduzione al volume di inediti: “Furibonda cresce la notte” per Manni Editore.
“Con questo nuovo lavoro – ha spiegato Trevisani – voglio allargare l’orizzonte poetico per provocare un incontro tra Alda e la poesia pugliese. Mi sembrava doveroso, dopo che Taranto le ha intitolato una piazza in zona Salinella, dedicarle un libro e camminare nelle strade che ha frequentato in quegli anni. La poetica delle liriche – ha aggiunto – può essere definita esistenziale, nel senso più vitale, perché Alda si interroga sulle problematiche dell’uomo, cominciando dalla sua esperienza di dolore e di sofferenza, intesa come incomprensione di chi per anni scriveva senza essere letta. Invita i lettori ad analizzarsi. Ognuno legga all’interno di se stesso, alla fine esorcizza il dolore che ci da una nuova speranza.
I poeti “da non dimenticare”, sono, per Taranto: Michele Pierri, che di Alda fu secondo marito, Cosimo Fornaro e Giovanna Sicari; per Bari: Biagia Marniti, Luigi Fallacara, Vittore Fiore; per Lecce: Vittorio Bodini, Girolamo Comi, Claudia Ruggeri; per Foggia: Marino Piazzolla e Cristanziano Serricchio. I poeti viventi sono: Lino Angiuli, Carlo Alberto Augier, Marilena Catadini, Vittorino Curci, Dino De Mitri, Daniele Giancane, Giueppe Goffredo, Giacomo Leronni, Anna Santoliquido, Gerardo Trisolino oltre allo stesso Silvano Trevisani. Per i saggi hanno, infine, collaborato: Amedeo Anelli, Ettore Catalano, Mariarosa Cesario, Neria De Giovanni, Marco de Santis, Sergio D’Onghia, Antonio Errico, Paolo Leoncini, Francesca Mariorenzi, Giuseppe Pierri, Michele Vigilante e l’editore Bonifacio Vincenzi.
Il volume, si compone circa di 300 pagine, vuole riferirsi esplicitamente, come suggerisce il titolo, agli anni del rapporto con Taranto, che comprendono il periodo dell’intensa relazione “a distanza” con il medico e poeta Tarantino Michele Pierri, dal 1981 al 1984, e infine agli anni del matrimonio, che va dal 1984 al 1987: in realtà Pierri morì nel gennaio 1988, ma Alda era già rientrata mesi prima a Milano, poiché il marito anziano e malato terminale, era immobilizzato a letto, bisognoso di assistenza costante, e quindi impossibilitato a occuparsi di lei.
“Il mio contributo – ha sottolineato Pierri – consiste in una biografia su mio padre, soprattutto del periodo della sua professione di medico e letterato. Nel 1950 fu la poesia ad accostarlo al Alda, poi la Merini, a causa della sua malattia, uscì dai circuiti letterari. Si rincontrarono dopo il 1978, quando con la legge Basaglia furono chiusi i manicomi. Per quattro anni li unì una profonda amicizia, basata sul comune interesse per la poesia. Sentimenti che si trasformano via via in un amore. I rapporti con noi figli – ha precisato Pierri – dipendevano molto dagli umori del momento, si alternavano momenti di grande affetto, a momenti in cui eravamo visti come ostacoli e diavoli, perché risentiva sempre dei suoi problemi mentali”.
marti

Nel corso della serata è intervenuto l’assessore alla cultura Fabiano Marti: “Sono onorato di essere stato invitato, e contento che si parli di Alda Merini, una di quelle poetesse che sono ormai un patrimonio tarantino. È riuscita a raccontare l’amore, la gentilezza come in pochi hanno saputo fare. Mio padre, grande amico di Michele Pierri, mi ha raccontato che quando i bambini di Crispiano passavano davanti alla casa in cui vivevano, si fermavano incantati dalle note del pianoforte della Merini”.

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