Una rete di eventi per i cinquant’anni della Concattedrale

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di MARIA SILVESTRINI
Perché una nuova Cattedrale? Nel 1962 la domanda aveva una sua logica, a cinquant’anni dalla sua inaugurazione la lungimiranza dell’arcivescovo Motolese, che la immaginò e la volle in una zona della città, allora remota, rivela una grande visione di comunità. La Concattedrale Gran Madre di Dio fu un’opera meditata ed amata, da mons. Motolese che in quella sua opera volle essere sepolto e ricordato, e da Giò Ponti il grande architetto milanese che la progettò e la seguì in tutte le diverse fasi della sua storia. “Due Uomini – scriverà il prof. Vittorio De Marco – appassionati entrambi di arte e di architettura, il cui rapporto fu di una intensa amicizia che un continuo carteggio seppe sempre mantenere viva”
Inaugurata l’8 dicembre del 1970, è ormai giunta ai suoi 50 anni. L’occasione è apparsa opportuna all’Arcidiocesi di Taranto, alla Soprintendenza archeologica di Brindisi Lecce e Taranto, ed al Politecnico di Bari, Dipartimento di Architettura ed ingegneria civile, per firmare un accordo di largo respiro finalizzato a realizzare una serie di attività volte a “valorizzare un monumento che ha saputo coniugare il passaggio dall’architettura della tradizione a quella della modernità. Ideata e pensata come un faro pulsante della città in divenire ha fatto del cemento armato un elemento capace di grazia e levità” – ha detto la Soprintendente Maria Piccarreta.
tavolo sorridente

Invero la genesi della convenzione è nel lavoro di tesi che cinque laureandi del Corso di laurea magistrale in Ingegneria edile ed Architettura hanno svolto negli ultimi tre anni. Teresa Cipulli, Marco Aprea, Sacha Raffa, Cataldo D’Introno, e Luca Lentini hanno consultato una montagna di documenti sparsi in numerosi archivi, hanno studiato l’impostazione iniziale e le numerose modifiche apportate, hanno riportato alla luce un lavoro complesso e appassionato. Il prof. Rocco responsabile del Dipartimento ha sottolineato il lavoro dei giovani che a luglio avranno la soddisfazione di discutere la prestigiosa tesi di laurea che sarà poi oggetto di pubblicazione.
Nelle manifestazioni previste, la pubblicazione dell’epistolario fra mons. Motolese e Gio Ponti, un seminario di studi sulle novità che la Concattedrale ha portato nel panorama dell’architettura religiosa del ‘900, una mostra sull’autore. “Tutto Ponti. Gio’ Ponti Archi-Designer” è attualmente esposta a Parigi e vi sono contatti interessanti – ha precisato don Francesco Simone, direttore del Museo Diocesano – per averla nel prossimo anno a Taranto.
Ma è stato mons. Filippo Santoro, prima di siglare l’accordo, a mettere in evidenza l’importanza di questa collaborazione. “Il gusto del lavorare insieme, di mettere in rete prospettive diverse per riscoprire un bene che è innanzitutto di questa comunità, è un valore in sé in un momento storico attraversato da feroci personalismi. Aggiungo che qui a Taranto, il recupero della bellezza come fonte ispiratrice della rinascita è una questione fondamentale. Infine vogliamo far riscoprire la nostra Concattedrale per il motivo intrinseco per cui qui la volle il mio predecessore: essere il centro di una fede bimillenaria, il luogo dove vivere il rapporto con Dio e ritrovare la capacità di essere comunità”.
l'accordo

La Concattedrale è espressione della Fede incarnata nel suo tempo, moderno, in divenire, aperto alla speranza, cui dà voce la grande vela che ne è l’espressione più alta, una linea in cui sembrano impigliarsi le nuvole mentre la materia si slancia verso il cielo.

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